Come sempre sono gli altri a pagare gli errori

 

di Raffaele Crocco

Diciamo così: non è  bella, quella legge. Ora, non è che una legge deve essere bella o brutta a seconda del l’indice di gradimento individuale o del posizionamento politico, sia chiaro. Una legge dovrebbe essere bella o brutta semplicemente perché giusta, o almeno il più giusta possibile. Oppure perché segue dei principi che riteniamo non negoziabili, magari quelli che vengono direttamente dalla nostra Costituzione o dalla Dichiarazione Universale dei diritti alla persona. Bene, se prendiamo per buono questo metro, la legge varata dal ministro Minniti per l’accoglienza dei profughi in Italia non è bella. Dice, la legge, che chi arriva da oggi in poi non potrà ricorrere in appello. Se si vedrà rifiutata la richiesta verrà cacciato. In qualche modo – ma quale modo? – dovrà tornarsene nel Paese da cui è venuto.  No, potrebbe ricorrere in Cassazione: ma sapete quanto costa una causa in Cassazione? Troppo, per quasi chiunque. Tutto questo accade in un Paese in cui – lo dicono le statistiche – il 60 per cento di chi chiede asilo viene respinto. Minniti lo sa e, infatti, spiega che non sono i rifugiati ad essere troppi in Italia, no: sono le domande. È la burocrazia il problema e quindi si interviene, segando le richieste. I tempi di attesa per i richiedenti sono eterni. Impiegano fino a 12 mesi – dallo sbarco – per avere i documenti utili per fare la richiesta di asilo. A quell punto ne passano altrettanti per avere una risposta dalla commissione incaricata. In Bulgaria, pensate, i tempi complessivi sono fra i sei e gli otto mesi, poi il richiedente sa con esattezza il proprio destino. Da noi no, passano due anni. Perché? Perché ci sono troppe domande? No. Il problema, che Minniti non ammette e nessuno racconta, è che gli uffici che dovrebbero lavorare su questo tema si sono svuotati nel tempo per cause naturali, manca personale. Le questure – sono loro al centro di tutto – hanno visto invecchiare i propri dipendenti. Li hanno visti andare in pensione, senza sostituzioni, perché in nome della spending review non ci sono state assunzioni. Tutto ciò che riguarda i rifugiati in Italia – non dimentichiamolo – è competenza dei prefetti, che usano le questure. Non sono gli uffici comunali o regionali, non sono le associazioni, quelle competenti. Questi enti o queste organizzazioni lavorano su delega e basta. Le questure sono il centro.  La polizia è il cuore. E la polizia italiana è già sfiancata da  mille incarichi e non ha agenti, non ne ha più. Morale,  tutto si ingolfa. Provate a Trento ad andare a fare un passaporto: ci vogliono settimane. E non è certo per la cattiva volontà di chi lavora. Le inefficienze create dalla Stato vengono coperte con leggi che creano maggiori ingiustizie e questo davvero è incredibile. Il problema dei tempi per evadere le richieste di chi arriva è un problema tecnico, non può diventare politico. Si risolve assumendo personale, mettendo gente a lavorare là dove serve. Lo si risolve – e questo sì è politico – scegliendo come spendere i soldi pubblici. Un Paese che decide di comperare 90 aerei da combattimento F35 spendendo 13 miliardi di euro, deve essere consapevole che ognuno di quegli aerei rappresenta qualche migliaio di posti di lavoro pubblici utili in meno. Deve saperlo e deve farlo sapere ai propri cittadini. Un governo che decide di mantenere da anni una forza armata di 7/8mila uomini all’estero sa che spende miliardi di euro per mantenerla  e sa che quei miliardi non potranno essere usati per rendere più efficiente il proprio apparato pubblico. Sono scelte, sono sempre scelte. Minniti cerca soluzione a un problema artificialmente creato negli anni . E come sempre, fa pagare il prezzo della soluzione a chi è più debole. L’ingiustizia continua, a prescindere dall’etichetta che si dà chi governa. Davvero, diciamo così: non è una bella legge, questa legge.

 

foto tratta da http://www.interno.gov.it/it/notizie/allaccoglienza-dei-richiedenti-asilo-provincia-modena

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