Algeria

Sembra ormai una democrazia imbalsamata, quella algerina. Le ultime elezioni legislative (non presidenziali, previste nel 2019) hanno confermato la maggioranza relativa al Fronte di Liberazione Nazionale (Fln), il partito del Presidente Abdelaziz Bouteflika, col 35% dei voti (in forte flessione), seguito dal Raggruppamento Nazionale Democratico (Rnd) col 22% (con consensi quasi raddoppiati). I partiti islamisti, invece, non hanno ottenuto crescite significative. Fln e Rnd, quindi, restano saldamente in sella, con la maggioranza assoluta dei seggi. Ma la vera novità di quest’ultima tornata elettorale è stata la cifra record del “partito dell’astensione”: 15milioni di aventi diritto su 23 non si sono recati alle urne (il 64% del totale), a cui vanno aggiunte 1,7milioni di schede bianche e nulle. Una disaffezione e una rassegnata protesta quanto meno preoccupante. Nonostante la consistente perdita di voti, tuttavia, l’Fln non sembra in grado di reagire con un ricambio politico: ad aprile 2018 i vertici del partito hanno chiesto all’ultraottantenne Bouteflika di accettare la candidatura per il 2019 al quinto mandato presidenziale, nonostante le precarie condizioni di salute in cui si trova dopo l’ictus che lo ha colpito nel 2013. A livello economico il Paese non vive un bel momento. Il prezzo basso del petrolio – da cui l’Algeria dipende in maniera vitale – sta creando non pochi problemi, e il rischio è di una ulteriore crescita del malcontento popolare. L’altro grande problema è costituito dalla minaccia di infiltrazioni terroristiche, soprattutto per la presenza di gruppi che possono sfruttare vuoti istituzionali, l’assenza di leadership forti e contrasti tra le varie milizie. Nonostante gli sforzi del Governo per contrastare il terrorismo, la situazione rimane molto precaria. Pericoli arrivano anche da gruppi armati di ribelli e terroristi che operano ai confini Meridionali del Paese. Ancora nei primi mesi del 2018, l’Algeria ha rinforzato le sue difese con migliaia di soldati ai confini con la Tunisia e la Libia, proprio per prevenire incursioni jihadiste. Difese che, comunque, sono insufficienti, dati gli oltre seimila chilometri di frontiera da proteggere.