Algeria

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Prosegue l’era di Bouteflika. Rieletto per la quarta volta nel 2014, il presidente, nonostante le precarie condizioni di salute, continua a governare l’Algeria. Sulla situazione politica gravano ancora i gruppi di opposizione, che durante le elezioni lamentarono brogli.
Nel settembre del 2016 doveva essere presentato in un festival un documentario sulle presidenziali del 2014 che sottolineava l’astensionismo dei giovani algerini delusi dalla politica e lo sconforto per la rielezione di Abdelaziz Bouteflika, ma la proiezione è stata cancellata.
Sulla libertà di espressione e di stampa pesa anche la sorte di Mohamed Tamalt, giornalista morto dopo sei mesi di sciopero della fame. Il reporter britannico algerino era stato arrestato per aver pubblicato articoli critici nei confronti del presidente. Reporter senza frontiere ha chiesto l’apertura di un’inchiesta sulla sua morte.
A livello economico l’Algeria è poi bloccata. A fine 2016 è stata approvata una dura manovra finanziaria all’insegna dell’austerità. Intanto nel Paese il terrorismo resta una minaccia, soprattutto per la presenza di gruppi che si sono legati al cosiddetto Stato islamico che possono sfruttare vuoti istituzionali, l’assenza di leadership forti e contrasti tra le varie milizie. Tra questi il gruppo Jund al Khilafah, Soldati del Califfato, responsabile nel settembre 2015 del rapimento e dell’uccisione del cittadino francese Herve Gourdel, un turista appassionato di montagna.
Nonostante gli sforzi del governo per contrastare il terrorismo, la situazione rimane molto precaria, in particolare nelle zone di confine. Pericoli arrivano anche da gruppi armati di ribelli e terroristi che operano nel Sahel e ai confini meridionali del Paese.
In alcune aree rimane lampante il rischio che le tensioni sociali possano essere sfruttate da cellule dell’autoproclamatosi Stato islamico, in particolare nel capoluogo Boumerdes, considerato dall’intelligence algerina uno dei principali centri strategici del cosiddetto Stato islamico nel Paese. In questo contesto, nel febbraio del 2016 sono stati effettuati 32 arresti di presunti affiliati all’organizzazione jihadista.
Preoccupazioni ci sono infine per il gruppo appartenente alla Wyalat al Jazair “Provincia di Algeria”, gruppo affiliato all’autoproclamatosi Stato islamico, anche se nel corso del 2016 ha subito duri colpi.

Per cosa si combatte

I militanti del gruppo al-Qaeda per il Maghreb islamico mirano ad unire le forze jihadiste della regione nordafricana per combattere contro l’Europa e la presenza occidentale nei Paesi del Maghreb. L’obiettivo sembra in gran parte fallito per mancanza di fondi, di uomini e anche per l’azione repressiva condotta dall’esercito algerino.

Quadro generale

L’Algeria vive un momento relativamente tranquillo. I gruppi terroristi armati che si ricollegano ad al-Qaeda (al-Qaeda per il Maghreb islamico) hanno compiuto azioni meno sanguinose rispetto agli anni precedenti e la loro attività si è concentrata soprattutto nella zona Meridionale del Paese. Resta instabile, in parte, anche la situazione della Cabilia, la Regione montuosa che si estende da Algeri vero l’Est lungo la costa mediterranea.
Il terrorismo che minaccia oggi l’Algeria non ha la forza, i numeri e la pericolosità di quello che ha sconvolto il Paese nel corso degli anni Novanta. La data chiave è il 1991, quando il movimento politico Fis (Fronte islamico di Salvezza) vince il primo turno delle elezioni politiche generali. Di fronte alla minaccia islamista a gennaio i militari interrompono il processo elettorale, il Fis viene dichiarato fuori legge e comincia uno scontro sempre più sanguinoso tra i gruppi terroristi di ispirazione islamica radicale e l’esercito algerino. L’organizzazione terroristica dominante è il Gia (Gruppo Islamico Armato), in seguito affiancato dal Gspc (Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento). In Algeria il terrorismo islamico raramente ha preso di mira gli stranieri. Le vittime sono state soprattutto cittadini algerini. Nel decennio di sangue sono stati colpiti intellettuali, scrittori, giornalisti, esponenti della vivace società civile che caratterizza l’ex colonia francese. Numerosi anche gli attacchi contro poliziotti e militari. A migliaia i caduti fra la popolazione civile, sia nei centri urbani che nei villaggi. Tra gli stranieri sono stati colpiti esponenti della chiesa cattolica, da sempre minoritaria ma costantemente a fianco della popolazione musulmana nei momenti difficili del Paese. Vanno ricordate le uccisioni del vescovo di Orano Pierre Claverie e dei sette monaci trappisti del monastero di Tibherine. Si calcola che in totale le vittime del terrorismo in un decennio siano state circa 100mila. Una via di uscita dal tunnel del terrorismo è stata cercata a partire dal 1999, quando è stato eletto alla presidenza della Repubblica Abdelaziz Bouteflika. Bouteflika ha voluto impegnarsi per la riconciliazione e ha offerto una amnistia ai combattenti islamici in cambio del loro disarmo. Questo processo di riconciliazione è andato avanti con difficoltà e anche ambiguità. Alcuni gruppi hanno continuato le loro attività terroristiche, ma lentamente la vita degli algerini è tornata a essere più tranquilla, soprattutto nei principali centri urbani. Anche se negli ultimi anni c’è stata una ripresa delle azioni terroristiche anche ad Algeri, per opera dei militanti di al-Qaeda per il Maghreb islamico attentati del dicembre 2007 e dell’agosto 2008.
L’Algeria non ha quindi raggiunto una condizione di completa stabilità e sicurezza. A questa condizione si aggiunge un quadro politico assolutamente immobile. Arrivato alla presidenza nel 1999 Bouteflika, rieletto nell’aprile del 2009 (è il terzo mandato consecutivo), ora conta di restare al potere fino al 2014. Quando divenne Presidente, Bouteflika alimentò molte speranze. Promise di ristabilire la pace, la riforma della pubblica amministrazione, della scuola e della giustizia. Assicurò di voler garantire il prestigio della nazione. Ma i progressi sperati non ci sono stati. O sono stati molto timidi, ben al di sotto delle attese. Come ha scritto il quotidiano indipendente El Watan, Boueflika non ha cose nuove da dire e presenta da un decennio lo stesso programma. Restano perciò irrisolti molti problemi come la corruzione, l’inflazione, la disoccupazione e la crisi degli alloggi, che colpisce soprattutto i giovani. Sulla scena politica non si affacciano uomini nuovi e resta dominante una casta di politici, militari e burocrati che gli algerini definiscono genericamente Le Pouvoir (Il potere).
Di fronte a questa immobilità l’Algeria non collassa solo perché galleggia su un mare di petrolio. Grazie alle riserve di idrocarburi l’Algeria negli ultimi anni ha potuto arricchire le sue riserve valutarie (145miliardi di dollari) sfruttando gli aumenti del prezzo del greggio (ma con un calo sensibile nel corso del 2009). Tuttavia questa ricchezza non si è riversata sulla popolazione e la forte dipendenza dalle risorse petrolifere non ha favorito una diversificazione dell’economia. Gli introiti incassati dall’export di gas e petrolio vengono in gran parte utilizzati per l’importazione di alimentari, medicinali e materiali per l’edilizia.