Camerun

Boko Haram da un lato, la ribellione degli anglofoni dall’altro. Il Camerun si trova da tempo a dover fronteggiare due gravi crisi: la prima nell’estremo Nord del Paese, dove il gruppo terrorista, affiliato al Califfato dell’Isis (nato e cresciuto nello Stato nigeriano del Borno) ha sconfinato, creato basi e reclutato adepti nella Regione più Settentrionale del Camerun. Dal 2014 le forze armate camerunensi hanno lanciato reiterate offensive contro i miliziani del gruppo estremista islamico e nel corso del 2017 e 2018 hanno operato in modo sempre più coordinato i militari dei quattro Paesi affacciati sul bacino del Lago Ciad – lo stesso Camerun, Nigeria, Niger e Ciad – in operazioni a tenaglia che hanno ottenuto discreti successi contro il gruppo armato. La guerra a Boko Haram ha però gravemente peggiorato le condizioni di vita della popolazione: l’azzeramento dei commerci transfrontalieri con la Nigeria ha aggravato la crisi alimentare, anche per l’ingente presenza di profughi: oltre 340mila fra sfollati interni e rifugiati nigeriani. La lotta contro i miliziani islamisti, peraltro, ha portato a pesanti eccessi da parte delle forze armate del Camerun: esecuzioni sommarie, detenzioni arbitrarie, gravi violazioni dei diritti umani che hanno colpito in modo indiscriminato anche la popolazione civile. Il secondo fronte che sta creando crescenti preoccupazioni al Presidente Paul Biya (al potere da 35 anni) è quello della rivolta degli anglofoni del Paese, che rappresenta il 20% della popolazione del Camerun e occupa in prevalenza la Regione Sudoccidentale al confine con la Nigeria. Le storiche tensioni degli anglofoni con il Governo centrale sono diventate conflitto aperto nell’autunno del 2016, dopo che aveva tentato di imporre il francese nella Regione anglofona. Da allora è stata una escalation, che ha portato il movimento di protesta a proclamare il 1° ottobre 2017 l’indipendenza della Regione sotto il nome di Ambazonia. Da allora si ripetono violente azioni repressive dell’esercito e arresti dei leader del movimento. Il Presidente Biya ha cercato di abbassare la tensione con provvedimenti di decentramento dei poteri, ma per ora gli scontri continuano e si stanno moltiplicando i gruppi armati dell’anglofonia che rivendicano la secessione.