Cecenia

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Pace apparente in Cecenia, da venti anni alla ricerca dell’indipendenza dalla Russia.

Il presidente ceceno Ramzan Kadyrov, filo russo è osteggiato dalla popolazione. Ha comunque confermato che soldati ceceni sono stati inviati in Siria in un battaglione di polizia militare dispiegato dalla Russia per mettere in sicurezza Aleppo.

Ma nel Paese l’estremismo islamico non è certo sopito dalla decisione del luogotenente di Putin. Le forze della polizia federale irachena hanno infatti catturato a Mosul dei militanti provenienti dalla Cecenia che combattevano nelle fila del cosiddetto Stato islamico.

Nel mese di gennaio 2017 il clan ceceno Yamadayev è stato accusato di aver cercato di preparare un piano per uccidere, Ramzan Kadyrov. Il clan ha il nome dell’ex comandante ceceno Sulim Yamadayev, ucciso a Dubai nel marzo del 2009.

Per cosa si combatte

Parte dell’impero russo dal 1783, anche se con periodiche ribellioni (Imamato del Caucaso), Cecenia ed Inguscezia furono inglobate nella Repubblica Autonoma Socialista Sovietica Ceceno-Inguscia alla nascita dell’Unione Sovietica. Durante la Seconda guerra mondiale, i ceceni insorsero contro i russi sperando di approfittare dell’impegno dell’esercito sovietico su altri fronti per ottenere l’indipendenza, ma una volta che l’Armata Rossa ebbe ricacciato le truppe nemiche, Stalin ordinò una durissima punizione, accusando i ceceni di aver collaborato con i nazisti (non ci sono però prove storicamente valide a sostegno dell’accusa). Il 23 febbraio 1944 con l’Operazione Lentil in una sola notte mezzo milione di cittadini ceceni vennero deportati dal Governo centrale sovietico nella Repubblica sovietica del Kazakhstan. Qui i ceceni vennero isolati e le famiglie disperse nel tentativo di “decaucasizzare” i ribelli. Fu loro concesso di ritornare alla loro Regione d’origine solo nel 1957.

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica in Cecenia nacque un movimento indipendentista che entrò in conflitto con la Russia, non disposta a riconoscere la secessione della Cecenia. Tra i motivi dell’opposizione russa vi sono anche la produzione petrolifera locale e soprattutto il passaggio sul territorio ceceno di oleodotti e gasdotti. Džokhar Dudaev, il Presidente nazionalista della Repubblica cecena, dichiarò l’indipendenza della nazione dalla Russia nel 1991. Nella sua campagna elettorale presidenziale del 1990 Boris Eltsin aveva promesso di riconoscere le richieste di autonomia amministrativa e fiscale dei governi federati, spesso disegnati su base etnica in epoca sovietica e il 31 marzo 1992 la Duma (presieduta da Ruslan Khasbulatov, un ceceno) approvò una legge in tal senso, in base alla quale Eltsin e Khasbulatov firmarono il Trattato della Federazione (Russa), che definiva la divisione dei poteri fra i due livelli di Governo, con 86 degli 88 territori interessati. Il Tatarstan firmò nella primavera del 1994, mentre nel caso della Cecenia, che rifiutava di ritirare la dichiarazione di indipendenza, nessuna delle due parti tentò seriamente di trattare.

Nel 1994 il Presidente russo Boris Eltsin inviò 40mila soldati nella Repubblica per impedirne la secessione dando avvio alla prima guerra cecena. Le truppe russe, mal equipaggiate e poco motivate, subirono sconfitte anche notevoli ad opera dei ribelli ceceni. I russi riuscirono a prendere il controllo di Groznyj, la capitale, solo nel febbraio del 1995, e a uccidere Dudaev il 21 aprile 1996 lanciando intenzionalmente un missile sul luogo in cui si trovava con una operazione gestita dalla intelligence militare centrale.

A fine agosto 1996 Eltsin si accordò con i leader ceceni per un cessate il fuoco a Chasavjurt, in Daghestan, che portò nel 1997 alla firma di un trattato di pace. Alla fine della prima guerra russo-cecena (1991-96) venne eletto come primo Presidente della Cecenia Aslan Maskhadov, il comandante delle forze ribelli che firmò con il generale Aleksandr Lebed la tregua con le forze armate russe. Tuttavia una grave crisi economica, le continue azioni terroristiche di Shamil Basayev e la perdurante presenza di signori della guerra, che in varie zone sostituivano completamente l’autorità governativa, ridimensionarono fortemente la figura del comandante Maskhadov.

Il conflitto tornò a divampare nel 1999, dando inizio alla seconda guerra cecena. Nell’agosto 1999, Shamil Basayev decideva di allargare lo spettro del conflitto al vicino Daghestan. Le truppe russe invasero la Cecenia nell’ottobre 1999, radendo al suolo la capitale Groznyj. La maggior parte della Cecenia è attualmente sotto il controllo dei militari federali russi. La causa indipendentista Cecena ha perso l’interesse presso i media, soprattutto a partire dal 2007, anno al quale risale l’ultimo atto rivendicato dal movimento indipendentista.

Quadro generale

Parte dell’impero russo dal 1783, anche se con periodiche ribellioni (Imamato del Caucaso), Cecenia ed Inguscezia furono inglobate nella Repubblica Autonoma Socialista Sovietica Ceceno-Inguscia alla nascita dell’Unione Sovietica. Durante la Seconda guerra mondiale, i ceceni insorsero contro i russi sperando di approfittare dell’impegno dell’esercito sovietico su altri fronti per ottenere l’indipendenza, ma una volta che l’Armata Rossa ebbe ricacciato le truppe nemiche, Stalin ordinò una durissima punizione, accusando i ceceni di aver collaborato con i nazisti (non ci sono però prove storicamente valide a sostegno dell’accusa). Il 23 febbraio 1944 con l’Operazione Lentil in una sola notte mezzo milione di cittadini ceceni vennero deportati dal Governo centrale sovietico nella Repubblica sovietica del Kazakhstan. Qui i ceceni vennero isolati e le famiglie disperse nel tentativo di “decaucasizzare” i ribelli. Fu loro concesso di ritornare alla loro Regione d’origine solo nel 1957.

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica in Cecenia nacque un movimento indipendentista che entrò in conflitto con la Russia, non disposta a riconoscere la secessione della Cecenia. Tra i motivi dell’opposizione russa vi sono anche la produzione petrolifera locale e soprattutto il passaggio sul territorio ceceno di oleodotti e gasdotti. Džokhar Dudaev, il Presidente nazionalista della Repubblica cecena, dichiarò l’indipendenza della nazione dalla Russia nel 1991. Nella sua campagna elettorale presidenziale del 1990 Boris Eltsin aveva promesso di riconoscere le richieste di autonomia amministrativa e fiscale dei governi federati, spesso disegnati su base etnica in epoca sovietica e il 31 marzo 1992 la Duma (presieduta da Ruslan Khasbulatov, un ceceno) approvò una legge in tal senso, in base alla quale Eltsin e Khasbulatov firmarono il Trattato della Federazione (Russa), che definiva la divisione dei poteri fra i due livelli di Governo, con 86 degli 88 territori interessati. Il Tatarstan firmò nella primavera del 1994, mentre nel caso della Cecenia, che rifiutava di ritirare la dichiarazione di indipendenza, nessuna delle due parti tentò seriamente di trattare.

Nel 1994 il Presidente russo Boris Eltsin inviò 40mila soldati nella Repubblica per impedirne la secessione dando avvio alla prima guerra cecena. Le truppe russe, mal equipaggiate e poco motivate, subirono sconfitte anche notevoli ad opera dei ribelli ceceni. I russi riuscirono a prendere il controllo di Groznyj, la capitale, solo nel febbraio del 1995, e a uccidere Dudaev il 21 aprile 1996 lanciando intenzionalmente un missile sul luogo in cui si trovava con una operazione gestita dalla intelligence militare centrale.

A fine agosto 1996 Eltsin si accordò con i leader ceceni per un cessate il fuoco a Chasavjurt, in Daghestan, che portò nel 1997 alla firma di un trattato di pace. Alla fine della prima guerra russo-cecena (1991-96) venne eletto come primo Presidente della Cecenia Aslan Maskhadov, il comandante delle forze ribelli che firmò con il generale Aleksandr Lebed la tregua con le forze armate russe. Tuttavia una grave crisi economica, le continue azioni terroristiche di Shamil Basayev e la perdurante presenza di signori della guerra, che in varie zone sostituivano completamente l’autorità governativa, ridimensionarono fortemente la figura del comandante Maskhadov.

Il conflitto tornò a divampare nel 1999, dando inizio alla seconda guerra cecena. Nell’agosto 1999, Shamil Basayev decideva di allargare lo spettro del conflitto al vicino Daghestan. Le truppe russe invasero la Cecenia nell’ottobre 1999, radendo al suolo la capitale Groznyj. La maggior parte della Cecenia è attualmente sotto il controllo dei militari federali russi. La causa indipendentista Cecena ha perso l’interesse presso i media, soprattutto a partire dal 2007, anno al quale risale l’ultimo atto rivendicato dal movimento indipendentista.