Cipro

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Sembrava fossero arrivati gli anni buoni: nulla da fare. La pace fra greci e turchi, a Cipro, resta una chimera. La riunificazione dell’isola sembrava sul punto di realizzarsi nel 2017, dopo mesi di colloqui e trattive in Svizzera, a Crans-Montana.

La conferenza avrebbe dovuto concludersi con successo. Il Presidente Nicos Anastasiades della Repubblica di Cipro e il Presidente Mustafa Akinci, della autoproclamata repubblica Turca, erano molto vicini a un accordo e sembrava che le due comunità dell’isola fossero entrambe disposte a votare a favore. Il referendum popolare viene considerato indispensabile per la ratifica di qualunque accordo.

L’idea era di andare verso una Repubblica federale, riconosciuta dalle parti e dalla comunità internazionale. Invece tutto è fallito a pochi metri dal traguardo.

Ad affossare le speranze – dopo quattro anni di lavoro e negoziati – è stata la Turchia, dicono gli osservatori. Al largo della costa cipriota sono stati trovati giacimenti di gas naturale, valutati in circa 50miliardi di dollari.

Le riserve non potranno essere sfruttate sino a quando non ci sarà un accordo. La Turchia qualche mira su quel gas ce l’ha. In più Erdoğan – il Presidente turco – ha bisogno di tenere alto il proprio consenso in Patria, mantenendo viva la mobilitazione dei propri sostenitori, infiammando l’opinione pubblica con cause nazionalistiche. Cipro, da questo punto di vista, è perfetta. Così la Turchia si è rifiutata di rinunciare al suo diritto d’intervenire sull’isola ai sensi dell’accordo del 1960 e di ritirare i 35mila soldati che mantiene di stanza nella Repubblica Turca di Cipro Nord. Per questo l’accordo è naufragato.

Un gioco pericoloso. Di fatto, dal 1964 la pace è garantita dalla presenza della Unficyp, la forza Caschi Blu delle Nazioni Unite.

Nel 2018 il segretario dell’Onu, Antonio Guterres, ha detto in modo molto chiaro che la pazienza è finita e che le nazioni Unite potrebbero ritirare la propria missione. Una eventualità, questa, che potrebbe avere gravissime conseguenze.

Per cosa si combatte

Soprattutto per ragioni nazionalistiche, che alimentano sull’isola lo scontro sempre latente fra Grecia e Turchia, di fatto alleate nella Nato, ma mai amiche. Poi, la posizione geografica (70 km dalla Turchia, 100 km dalla costa del Vicino Oriente, 500 km dall’Egitto), che attribuisce alla terza isola per estensione del Mar Mediterraneo Orientale un valore strategico molto elevato. Le basi militari di Akrotiri e Dhekelia sono sotto controllo degli anglo americani che da qui possono controllare il Medio Oriente e il confine Meridionale della Russia. I principali capi dell’isola e il Monte Olimpo (m. 1951) hanno un uso militare di spionaggio e sono disseminati di antenne. Ora c’è in ballo anche il controllo di riserve petrolifere e di gas, recentemente scoperte.

Quadro generale

Cipro è europea dal punto di vista politico e storico. Se dovessimo collocarla geograficamente, infatti, dovrebbe appartenere al continente asiatico.

Nella sua storia recente, però, dopo le dominazioni veneziane e turche, l’isola è stata fino al 1960 Cipro colonia britannica. Il 16 agosto di quell’anno, dopo decenni di lotta politica ed armata, venne fondata la “Repubblica di Cipro”, indipendente ma “protetta”, non soltanto dalla Gran Bretagna, ma anche da Grecia e Turchia. Il nuovo Stato divenne membro dell’Onu un mese più tardi.

La Repubblica era retta da una Costituzione che bilanciava gli interessi delle due comunità etniche locali: quella greco-cipriota, che rappresenta ancora oggi la maggioranza della popolazione, e quella turco-cipriota. Se il Presidente era un esponente di origine greco-cipriota, con funzioni di Capo di Stato e di Governo, il vice-Presidente doveva essere un turco-cipriota con diritto di veto. Il Governo era composto da sette ministri greco-ciprioti e tre turco-ciprioti; il Parlamento da 35 membri greco-ciprioti e 15 turco-ciprioti. Per fare le leggi era necessario ottenere la maggioranza all’interno di entrambi i gruppi. La neo Repubblica di Cipro, così istituzionalizzata, non entrò mai veramente in funzione perché mai si arrivò ad un programma politico comune tra greci e turchi dell’isola. Gli uni guardavano ad Atene, gli altri ad Ankara.

Il 30 novembre 1963 l’arcivescovo Makarios III, nominato primo Presidente di Cipro, tentò di modificare la Costituzione. Il Governo di Ankara non glielo permise. Il 21 dicembre Makarios III ripudiò il Trattato di Garanzia che legava Grecia, Turchia e Gran Bretagna nell’amministrazione di Cipro. Cominciarono scontri armati tra le due comunità che andarono avanti per una settimana. Vi furono fughe di civili da quei villaggi dove greci e turchi avevano vissuto fino ad allora in rapporti di buon vicinato.

Il 4 marzo 1964, con la Risoluzione n.186 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, veniva istituita la missione Unficyp.

Nel 1974, per contrastare il tentativo di un colpo di stato da parte dei greci sull’isola, e d’altra parte, con la motivazione di proteggere la propria minoranza turca, il Governo di Ankara inviò il proprio esercito a Cipro e ne occupò il Nord. Fu ovviamente guerra tra le parti: oltre 7mila morti e quasi 2mila dispersi da entrambe le parti, circa 160mila greco-ciprioti costretti a lasciare le loro case e a rifugiarsi nel Sud dell’isola, circa 40mila turco-ciprioti dovettero spostarsi al Nord. Nicosia, la capitale, venne tagliata in due da un muro.

L’Onu ottenne il “cessare il fuoco” il 16 agosto 1974. Da allora, Cipro è di fatto divisa in due zone distinte e separate. Al Sud, i greci della Repubblica di Cipro, Paese riconosciuto dalle diplomazie mondiali e divenuto nel 2004 membro dell’Unione Europea. Al Nord, per un terzo del territorio dell’isola, si estende invece la “Repubblica Turca di Cipro Nord” che non fa parte della zona doganale e fiscale europea (anche se i suoi cittadini vengono considerati di fatto cittadini dell’Ue) ed è riconosciuta come Stato, ovviamente, soltanto dalla Turchia.

Oggi, gli uomini in forza all’Unficyp controllano una zona cuscinetto lunga 180 km e di un’ampiezza variabile dai 20 metri ai 7 km.

Una “linea verde” che taglia in due la capitale Nicosia dove fino al marzo 2007 esisteva anche un vero e proprio muro divisorio tra la parte greca e la parte turca della città. Nella notte del 9 marzo 2007 è stato aperto dai greci, come “segnale di pace”, un valico importante, quello della zona commerciale di Ledra Street, un valico che di fatto fa “cadere” il muro intero, anche se in alcuni tratti del suo percorso cittadino non è stato abbattuto. Nello stesso anno iniziavano i primi tentativi di dialogo fra le parti, sempre risultati inutili.