Colombia

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Pace fatta in Colombia con le Farc.: il 29 dicembre 2016 il parlamento ha approvato una legge che offre l’amnistia alle persone accusate di crimini minori e ad alcuni membri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc).

Il nuovo accordo di pace è stato firmato il 24 novembre dal presidente Juan Manuel Santos e dal leader delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, Rodrigo Londoño, dopo la bocciatura della prima stesura avvenuta tramite un referendum.

Anche il procedimento del nuovo accordo è stato seguito da diplomatici cubani e norvegesi. Oltre all’intesa sull’amnistia, diventata legge, il patto prevede che le Farc rinuncino alle armi e si trasformino in un partito politico.

Una parte fondamentale dell’accordo è quella che riguarda il perseguimento penale di alcuni guerriglieri. Si è infatti stabilito che chi si è macchiato di delitti finirà in carcere. Il tribunale speciale resterà in carica per dieci anni e non vedrà la presenza di giudici stranieri.

Nell’accordo risolti anche i nodi relativi alla Riforma rurale integrale e il traffico di droga.

Per cosa si combatte

La complessa dinamica di questa guerra fa della Colombia il Paese che ha il conflitto armato, senza negoziazione, più antico del mondo. In un primo periodo, tra il 1958 e il 1982, proliferano molti tipi di guerriglie che lottano principalmente contro l’enorme ingiustizia rappresentata dalla concentrazione della terra e dalle condizioni di lavoro nelle campagne, ma anche per superare l’oppressione sociale dell’oligarchia politica, che ha nelle proprie mani il potere dello Stato e ha escluso dal sistema politico chiunque rappresenti un’alternativa socialista o democratica. Lo Stato combatte perché ritiene legittima la situazione economica, e democratico il sistema della partecipazione politica. La guerra è ancora marginale. Tra il 1982 e il 1996 assistiamo ad una espansione territoriale e a una crescita militare delle guerriglie, al sorgere dei gruppi paramilitari, alla crisi e al collasso dello Stato, all’irruzione e alla diffusione del potere del narcotraffico. Dalla metà degli anni ’90 il conflitto ha ormai l’attuale conformazione: si instaura una guerra incentrata sul terrore e sulla lotta per l’annientamento totale dell’avversario tra le guerriglie, da una parte, e l’esercito e i paramilitari, dall’altra. I motivi iniziali del conflitto passano in secondo piano rispetto alla vittoria militare e alla conservazione del proprio potere territoriale. Il narcotraffico ha interesse a mantenere lo stato di guerra, congeniale per il proprio commercio, e diventa la fonte economica principale per tutti i settori coinvolti nel conflitto armato.

Quadro generale

L’attuale processo di pace inizia a fine 2012 ed è il frutto di un accordo tra il Governo colombiano e Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia). Questa guerra nasce all’inizio degli anni ’60, quando si formano diverse guerriglie comuniste, e i gruppi guerriglieri si moltiplicano negli anni 70 e 80 (se ne contano circa una trentina). In questo periodo, con l’emergere del narcotraffico, cambiano sia attori della guerra che la sua natura politica.

Ciò perché, alla fine degli anni ’70, si formano dei gruppi paramilitari pagati dall’oligarchia agraria con il beneplacito di una parte della cupola dell’esercito. Inizialmente difendono gli interessi dei grandi proprietari terrieri e dei grandi imprenditori, minacciati dalla guerriglia che impone loro sanzioni e li danneggia estorcendo ingenti somme di denaro attraverso la pratica del sequestro. In seguito questi gruppi vengono assoldati anche dai cartelli del narcotraffico, che diventano un altro potere economico e politico rilevante negli anni ’80. Quando Pablo Escobar esercita un dominio enorme e organizza attentati sanguinari che colpiscono tutti i leader politici che tentano di affermarsi senza scendere a patti con lui. Vengono creati almeno 140 gruppi paramilitari attivi sul territorio, uccisi diversi candidati alla presidenza della Repubblica e sterminato un intero partito politico, la Union Patriotica (Up). La Up è un partito nato dalle Farc: il suo obiettivo dichiarato è di preparare il terreno ad un’eventuale conversione del potere militare delle Farc in potere politico. Ma gran parte della destra del Paese organizza segretamente, una “guerra sporca” per eliminare chi, secondo loro, sostiene la presa del potere da parte delle Farc. Il crimine efferato contro l’Up è definito dall’Onu come un genocidio politico, perché sono circa 5mila le vittime di questa strategia. I paramilitari, quindi, vengono pensati per sostituire l’esercito nelle operazioni più crudeli ed esplicitamente lesive dei diritti umani e dell’habeas corpus.

All’inizio degli anni ’90, una parte di questi gruppi sigla un accordo di pace, l’unico che la storia del Paese conosce realmente, grazie soprattutto alla creazione di una nuova Costituzione, in parte frutto della mobilitazione politica della società organizzata degli anni ’80 e della decisione politica di alcuni gruppi armati, come l’Epl (Ejercito popular de liberacion). Dopo di allora sono le Farc e l’Eln, le due più numerose e antiche guerriglie a restare ancor attive, e, dopo il genocidio dell’Up, le prime rinunciano ad una via politica per la soluzione del conflitto.

Nonostante l’uccisione nel ’93, di Escobar, capo del più importante cartello, il narcotraffico continua ad essere una forza determinante, corrompe regolarmente parti dell’esercito e delle istituzioni colombiane, e convive con la guerriglia che trova nel narcotraffico la sua principale fonte di finanziamento. Così si genera una nuova fase della guerra: le Farc si rafforzano militarmente e i gruppi paramilitari si moltiplicano, anche in modo autonomo dagli antichi padroni del narcotraffico.

Nel 2002 Uribe Velez, espressione diretta degli interessi che hanno fatto nascere il paramilitarismo, diventa Presidente della Repubblica. Chiede l’intervento diretto degli Usa e dichiara che in Colombia non esiste alcuna guerra ma solo un problema di terrorismo. Uribe potenzia l’esercito sino a farlo arrivare a mezzo milione di unità, dotandolo di reparti speciali, direttamente addestrati dagli Usa, e di nuova tecnologia bellica. In questi anni le Farc subiscono durissime sconfitte, ma, contemporaneamente, dimostrano di poter resistere nonostante gli enormi sforzi bellici dello Stato. Questa è la ragione che porta Juan Manuel Santos, ex ministro della Difesa di Uribe, a decidere, una volta eletto Presidente della Repubblica nel 2010, di riconoscere l’esistenza del conflitto armato e avviare dei contatti informali con le Farc che, due anni dopo, generano l’attuale processo di pace. Alle spalle, però, dal 1985 ad oggi, si contano circa 6milioni di vittime tra la popolazione civile (tra morti e vittime di violenza).