Georgia

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Sempre più militarizzato il confine tra Georgia e Ossezia del Sud. Attraversare gli Stati è vietato. Farlo implica arresti, più che frequenti, e aumenta le tensioni già molto forti tra le due realtà. Oltre agli arresti e ai sequestri anche gli incidenti al confine sono quasi all’ordine del giorno.

Aiuta nel pattugliamento dell’area di confine la Russia, da sempre alleata delle forze separatiste ossete. Mosca ha infatti recentemente annunciato la creazione di forze militari congiunte.

Nel 2017, intanto, dovrebbe tenersi un referendum con oggetto l’annessione dell’area alla Federazione Russa. La data potrebbe essere in aprile, in concomitanza con le elezioni presidenziali.

L’Unione Europea continua a monitorare la zona osseta e ad oggi sono oltre 200 gli agenti collocati sul territorio.

Arrivano però anche buone notizie. Il rappresentante speciale del primo ministro georgiano per i contatti con la Russia, Zubar Abashidze, ha infatti dichiarato che Mosca e Tbilisi potrebbero presto ripristinare le relazioni diplomatiche, interrotte nell’agosto del 2008 in seguito al riconoscimento dell’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud da parte della Russia.

Per cosa si combatte

Nei mesi di giugno e luglio 2008 aumentarono le tensioni e si registrarono esplosioni e scambi a fuoco sia in Abkhazia che in Ossezia del Sud. Nell’agosto dello stesso anno ebbe inizio un’operazione militare georgiana di ampia scala contro la città di Tskhinvali, in Ossezia del Sud. Si originò un conflitto armato che coinvolse la Russia. Dopo la firma del cessate il fuoco il 15 agosto 2008, la Russia riconobbe formalmente l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud. Organizzazioni internazionali come Human Rights Watch o la Missione europea incaricata di indagare cause e responsabilità del conflitto ravvisarono in tutte le parti coinvolte (forze georgiane, russe e dell’Ossezia del Sud) violazioni dei diritti umani.

Abkhazia e Ossezia del Sud, oggi Regioni de facto indipendenti, sono reclamate come proprie da Tbilisi, la cui posizione è appoggiata da tutti gli stati membri dell’Ue e dall’Alleanza Atlantica, oltre che dalle stesse Nazioni Unite.

Il conflitto, di fatto rimasto congelato dal ritiro delle truppe russe dall’Ossezia del Sud, continua a condizionare i rapporti internazionali della Georgia, specialmente con la Russia.

L’Ossezia del Sud è abitata da una forte maggioranza di popolazione di etnia e lingua osseta (di origine iraniana e religione russo-ortodossa), a differenza dell’Abkhazia che ha una composizione etnico-demografica più variegata. Dall’inizio del conflitto, comunque, le popolazioni georgiane residenti hanno abbandonato le due Regioni, aumentando la componente etnica non georgiana.

Quadro generale

La Georgia è uno stato transcaucasico, a Est del Mar Nero. Repubblica dell’Unione Sovietica fino al 1991, confina a Nord con la Russia, a Sud con la Turchia e l’Armenia, a Est con l’Azerbaijan e a Ovest con il Mar Nero. La Georgia ha un territorio prevalentemente montuoso, dominato dalla Catena del Caucaso. La geografia del Paese, a cavallo dell’istmo che si estende tra il Mar Nero e il Mar Caspio, ne ha fatto un territorio di collegamento tra l’Europa e l’Asia e di estrema importanza strategica nell’arco della storia.

Il 28 ottobre 1990 si tennero le prime elezioni multipartitiche, seguite il 31 marzo da un referendum per l’indipendenza, approvata dal 98,9% dei votanti. L’indipendenza formale dall’Urss venne dichiarata il 9 aprile 1991.

Immediatamente dopo la conquista dell’indipendenza, il Paese ha sofferto un periodo di turbolenze politiche ed economiche. Gli anni della transizione alla democrazia e all’economia di mercato sono stati accompagnati da tassi di crescita lenti e sanguinosi conflitti interni con le Regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud.

In risposta a una nuova legge che rendeva la lingua georgiana obbligatoria in tutti gli organi di stato, la neo-costituita Assemblea Popolare dell’Ossezia del Sud, nel gennaio 1992, dichiarò con un referendum la propria indipendenza esprimendo anche la volontà di entrare a far parte della Federazione Russa. Ne seguì un conflitto fra i georgiani e i ribelli della Regione autonoma che si concluse, sempre nel 1992, con una tregua. L’accordo alla base del cessate il fuoco prevedeva la dislocazione in zona di un contingente di “forze miste per il sostegno alla pace” composto da soldati provenienti dalla Russia, dall’Ossezia del Nord e dalla Georgia.

Dal 1991 al 1993 un conflitto ancora più grave infiammò l’Abkhazia. Si giunse ad un accordo di pace solo nel 1994, dopo che la Georgia accettò di entrare a far parte della Comunità Stati Indipendenti (Csi) e acconsentì alla presenza di basi russe sul proprio territorio. L’accordo stipulato a Mosca il 14 maggio del 1994, prevedeva un cessate il fuoco, la dislocazione di un contingente di pace della Csi, e un impegno delle parti a risolvere pacificamente il conflitto. In pratica, le forze di pace includevano solo soldati russi, per la maggior parte provenienti dalle basi già presenti in Abkhazia e Georgia. In seguito, fu stabilita la presenza di una missione di osservatori delle Nazioni Unite (Unomig), con il compito di controllarne l’operato. Ossezia del Sud e Abkhazia sono da allora delle Regioni de facto indipendenti, membri, insieme alla Transnistria e al Nagorno-Karabakh, della Comunità per la democrazia e il diritto delle nazioni, un’organizzazione internazionale che riunisce territori dell’ex-Urss a riconoscimento limitato.

I primi anni della Georgia indipendente avevano visto al potere l’ex-ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica, Eduard Shevardnadze. Nel 2003, dopo che Shevardnadze aveva vinto ancora una volta le elezioni politiche, in un contesto di tensioni e accuse di brogli, corruzione e nepotismo, montò la protesta popolare. Shevardnadze diede le sue dimissioni il 23 novembre di fronte all’estendersi delle manifestazioni. La Rivoluzione delle rose, così fu chiamato il movimento di protesta, avvenne senza spargimento di sangue e rappresentò un momento di speranza democratica non solo per la Georgia, ma anche per le altre repubbliche caucasiche dell’ex Unione sovietica.

Con le dimissioni di Shevardnadze salì alla presidenza del Paese Mikheil Saakashvili. La sua guida della Georgia, ininterrotta fino al 2013, si tradusse in una vigorosa sterzata verso alleanze con gli Stati uniti e l’Europa, oltre che in una chiara politica di avvicinamento alla Nato. Si è trattato di un decennio che ha caratterizzato la vita recente del Paese e che ha visto anche il tragico episodio della guerra del 2008. Dal 2013 è Presidente Giorgi Margvelashvili, un accademico non allineato con nessun partito e solo recentemente prestato alla politica.