Haiti

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Ancora disastri ambientali e fragilità politica nell’isola di Haiti. Dopo annullamenti e rinvii nel novembre 2016 si sono svolte le elezioni. A vincerle Jovenel Moïse, il candidato scelto dall’ex presidente haitiano Michel Martelly, leader del partito Tèt kale (Phtk). Le precedenti elezioni, dell’ottobre 2015, erano state annullate per brogli.

Nel mese di ottobre 2016 l’uragano Matthew ha scosso l’isola facendo centinaia di morti, distruggendo i raccolti e provocando un’epidemia di colera. Anche in questa circostanza Haiti si è sentita abbandonata dalla comunità internazionale. L’isola a novembre 2016 aveva infatti lanciato un appello di mobilitazione in aiuto del popolo haitiano.

Rimane intanto attivo un contingente Onu, recentemente al centro della cronaca. L’ormai ex segretario Ban Ki Moon ha infatti ammesso le responsabilità dell’Onu nello scatenarsi dell’epidemia di colera sviluppatasi nell’isola nel 2010.

L’Onu aveva sempre negato la propria responsabilità, ma prima di concludere il mandato l’ex segretario ha pronunciato un discorso di scuse agli abitanti dell’isola.

Il colera si sviluppò da una borgata vicina all’accampamento che ospitava 454 caschi blu appena arrivati dal Nepal, dove era in corso un episodio di colera.

Dall’accampamento dell’Onu, organizzato per aiutare la popolazione nel post terremoto, l’acqua di scarico defluiva nel fiume Meille, che l’intera borgata usava per lavarsi.

Il contagio attraverso feci e acque è stato rapido e violento. In circa 17 mesi oltre mezzo milione di haitiani si sono ammalati e oltre settemila sono morti di colera.

Per cosa si combatte

Ad Haiti non si combatte più per le strade come qualche anno fa. Le bande criminali che imperversavano nel Paese sembrano quasi sparite nel nulla.

Oggi la guerra che si combatte ad Haiti è un’altra: quella per la sopravvivenza. La politica haitiana non è mai stata in grado di dare soluzioni ai problemi della popolazione, perché sempre assoggettata agli interessi economici delle grandi potenze internazionali. Haiti non ha ancora un Governo stabile e intanto nel Paese si muore di fame, talvolta di sete e spessissimo per banali patologie. Ma si combatte anche per un tozzo di pane e migliaia di haitiani sono ormai a rischio di insicurezza alimentare e nutrizionale. L’economia nazionale è in ginocchio e la produzione industriale haitiana è irrisoria.

Come cornice alla guerra fra poveri che si scatena in queste condizioni di grave povertà e insicurezza sociale, c’è la forza multinazionale dell’Onu, la Minustah, che ha il compito di stabilizzare l’area. Lavoro sporco e difficile se si considera che dal primo giorno in cui i caschi blu sono arrivati a Haiti la popolazione locale li ha snobbati, considerandoli di fatto come una “forza d’occupazione”. Molti, moltissimi, anzi troppi i casi di abusi che hanno visto come protagonisti i soldati Onu.

Quadro generale

Colonia spagnola, poi francese, indipendente dal 1804 grazie alla prima rivolta di schiavi conclusa con un successo, Haiti ha una storia complessa alle spalle, caratterizzata da continue dittature militari, che sfociano nell’occupazione militare statunitense fra il 1915 e il 1934.

In quel periodo, la resistenza semipacifica haitiana trova ispirazione nella propria cultura e nella religione voodoo. Protagonista è la popolazione nera, che ha il proprio leader nel popolare agitatore dottor François ‘Papa Doc’ Duvalier.

Gli americani se ne vanno nel 1934, lasciando una economia a pezzi. Molti haitiani emigrano a Santo Domingo, in cerca di lavoro, provocando tensioni razziali ed economiche terminate tragicamente con una pulizia etnica che fa 20mila vittime tra gli haitiani.

Agitata sempre dallo scontro fra popolazione mulatta e nera, di fatto l’isola resta dipendente dagli Stati Uniti ed è governata, come un dittatore, da “Doc” Duvalier, fino alla sua morte, nel 1971. Il potere passa allora al figlio Jean-Claude, chiamato Baby Doc, che tenta una mediazione tra i ‘modernizzatori’ mulatti.

Contemporaneamente, elimina con brutalità tutta l’opposizione. Alla crisi politica, si aggiunge all’inizio degli anni ‘80 quella economica. Haiti viene identificata come zona ad alto rischio per l’Aids e il turismo crolla. Poi, un programma statunitense per sconfiggere una malattia dei suini danneggia l’economia rurale, con l’uccisione per errore 1,7milioni di animali.

Nel 1986 scoppia la rivolta popolare e Baby Doc Duvalier deve riparare all’estero con la famiglia. Si forma una giunta provvisoria militare.

Il luogotenente generale Henri Namphy, confidente di Duvalier, viene nominato Presidente, ma un’organizzazione cattolica si oppone. È guidata da un giovane prete: Jean-Bertrand Aristide.

Le elezioni del 1987 vengono vinte a larga maggioranza da Namphy, ma nel giro di un anno un altro colpo di stato porta al potere un altro generale, Prosper Avril. Nel 1990 Avril è costretto a fuggire e sempre nel 1990 alle nuove elezioni si candida Aristide, che con lo slogan ‘Lavalas’ porta in massa la gente alle urne.

Il successo di Aristide non dura molto: nel 1991 viene destituito da un golpe militare.

L’Onu reagisce con un embargo totale, cui fa seguito un intervento militare degli Usa, che costringe i militari a farsi da parte.

Nel 1994 Aristide può quindi tornare nel Paese e governare. Ma lo fa in piena crisi economica e in un grave clima di violenza. Alle elezioni legislative del giugno 1995, i candidati da lui sostenuti furono accusati di brogli dall’opposizione. Si arriva alle elezioni presidenziali del 1995, in dicembre, vinte da René Preval.

Le violenze nel Paese non finiscono e nel 1996 il Consiglio di sicurezza dell’Onu proroga la propria missione militare sull’isola.

Nel gennaio 1999 le cose precipitano, con Preval che destituisce gran parte dei parlamentari.

La tensione sale ancora – come la violenza – con le elezioni presidenziali del novembre 2000, vinte dall’ex Presidente Aristide.

Il conflitto tra la maggioranza e l’opposizione è violentissimo e non si placa. Nel 2004 i ribelli, formano il Fronte di Resistenza dell’Artibonite, conquistano alcune città e in seguito costringono Aristide a dimettersi e a lasciare il Paese.

Spinti dall’opinione pubblica internazionale, il 30 aprile 2004 i Caschi Blu dell’Onu arrivano sull’isola per cercare di riportare l’ordine dopo le violenze seguite alla rivolta popolare che ha contribuito alla cacciata di Aristide. Presidente ad interim viene nominato Boniface Alexandre, e premier Gerard Latortue, con l’impegno a svolgere nuove elezioni legislative entro il 2005. Le elezioni si svolgono nel 2006 e viene eletto Presidente l’agronomo haitiano Réné Garcia Préval. Le ultime elezioni presidenziali nel Paese si sono svolte nel 2011 e la popolazione chiede oggi con ogni mezzo di poter tornare alle urne.