Kirghizistan

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Le tensioni interne sono ancora all’ordine del giorno in Kirghizistan. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica e dopo l’intervento degli Stati Uniti in Afghanistan nel 2001, il Paese ha visto aumentare il radicalismo islamico.

Secondo il rapporto sul terrorismo in Kirghizistan, pubblicato nel giugno 2016 dal Dipartimento di Stato americano, nel 2015 oltre 400 cittadini kirghisi stavano combattendo a fianco del cosiddetto Stato islamico in Siria e Iraq.

Anche all’interno del Paese l’equilibrio è precario. Il 5 giugno 2016 un attacco di matrice estremista si è verificato nella città di Aktobe, dove venti persone hanno fatto irruzione in due armerie. Il 30 agosto un attentatore suicida, a bordo di un’auto, si è fatto saltare all’ingresso dell’ambasciata cinese di Bishkek. A rivendicare gli attacchi l’East Turkestan Islamic Movement, un’organizzazione terroristica uigura, attiva nella provincia cinese dello Xinjang Uigur.

In politica estera il Kirghizistan continua il tentativo di rafforzare i legami con la Russia e con la Cina, tramite il progetto di ricostruzione della ‘Via della Seta’.

Per cosa si combatte

La posizione geografica del Kirghizistan, alla periferia dell’Asia centrale e al confine con l’immensa Cina, è un fattore che sicuramente influisce sull’autonomia di scelta della politica energetica e, più in generale, economica. Con il Kazakhstan, il più grande vicino centroasiatico, Bishkek non mantiene una relazione abbastanza amichevole da poter contare su un alleato. L’amico, gioco-forza, resta la Russia, che utilizza la propria ricchezza energetica per ottenere vantaggi dalla piccola nazione, che in epoca sovietica era una repubblica sorella. La posizione economica kyrghiza non permette al Paese di mantenere un’indipendenza strutturale, visto che il commercio con Mosca rappresenta più di un terzo del totale del volume degli scambi del piccolo stato centroasiatico. Se si osserva la situazione politica internazionale e i ‘giochi’ che le grandi potenze intavolano sul Kirghizistan, è chiaro che la presenza americana, dominante fino a qualche anno fa, sta perdendo terreno in favore di Russia e Cina, che hanno offerto al Paese centroasiatico soluzioni di lungo periodo e meno controverse. La presenza delle forze armate statunitensi nella base kyrghiza di Manas è stata fondamentale per le operazioni militari in Afghanistan negli ultimi dodici anni, ma lo scorso giugno il Parlamento di Bishkek ha stabilito la scadenza della concessione nel luglio del 2014. Nel 2003, a bilanciare l’ingresso delle truppe a stelle e strisce fu la concessione della base militare di Kant alle truppe dell’Organizzazione di Sicurezza Collettiva guidata dalla Russia. Questa ‘Nato post-sovietica’ non ha mai riscontrato il successo sperato alla sua fondazione, anche a causa dell’abbandono del progetto da parte di alcuni partner regionali importanti, come l’Uzbekistan.

Più efficace si è dimostrata l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione, i cui partner principali sono Russia e Cina. In questo caso, la Sco si concentra sui problemi domestici e transfrontalieri, che possono emergere a causa di movimenti che abbiano mire separatiste o terroristiche. Questa organizzazione, ideata a Shanghai nel 1996, ha avvicinato Russia e Cina nel proprio vicinato comune in Asia centrale. La cooperazione in termini politici e militari ha anche favorito la collaborazione economica e commerciale tra i membri dell’organizzazione. Tuttavia, come ci si aspetta quando un’economia enorme come quella cinese instaura una relazione commerciale con un ‘pesce più piccolo’ come il Kirghizistan, i vantaggi in termini economici sono disproporzionati a favore del partner più forte. Secondo il professor Stephen Blank, dello Us Army College, «se il Kirghizistan dovesse entrare a far parte anche dell’Unione Economica Eurasiatica» o dell’attuale Unione Doganale, «sacrificherebbe la propria economia a vantaggio di Mosca».

Le risorse energetiche kyrghize sono scarse e non permettono al Paese di mantenere una politica economica autonoma, premessa necessaria per la stabilità politica in generale. Per quanto riguarda il gas naturale, infatti, le riserve si attestano intorno ai 4miliardi di metri cubi, una quantità effimera nel bilancio energetico nazionale.

Quadro generale

Il Kirghizistan è uno Stato indipendente dell’Asia centrale. Dal 1936, con il nome di Repubblica Socialista Sovietica Chirghisa, fu una Repubblica federata dell’Unione Sovietica fino al 1991, anno in cui divenne indipendente dall’Unione Sovietica, dal 1992 è membro delle Nazioni Unite. La superficie è poco meno di 200mila km, la popolazione ammonta a cinque milioni e mezzo di abitanti. La capitale è Biškek, chiamata Frunze durante il periodo sovietico, poiché è la città natale di un generale dell’Armata rossa, Michail Vasil’evič Frunze. Il Khanato fu occupato nel 1876 dall’Impero Russo; iniziò così il lungo periodo egemonico russo sul Kirghizistan. I Kyrghisi fecero parecchie insurrezioni, che durarono molto tempo, e molti emigrarono in Afghanistan, insofferenti al potere russo, o in Cina. La più forte ribellione avvenne nel 1916, repressa nel sangue. L’oppressione russa dunque continuò, e fu nel 1918 che iniziò l’era dei Soviet. Per il Kirghizistan iniziò un’età di scolarizzazione e alfabetizzazione di massa, e di forte industrializzazione connessa all’urbanizzazione del territorio, arido e selvaggio. Ciò continuò per tutto il Novecento, nonostante la forte repressione di movimenti contrari al regime, ma nacquero dei movimenti culturali clandestini. Contemporaneamente, iniziò un periodo di conflitto etnico con la minoranza uzbeka dell’oblast di Osh.

I conflitti etnici non si fermarono nemmeno con l’indipendenza del Paese, nel 1990, in seguito allo scioglimento dell’Urss: nonostante la formale indipendenza, dal punto di vista economico vi era infatti ancora una stretta connessione con il Governo di Mosca. Venne eletto come primo Presidente Askar Akayev, che rimase al potere fino al 2005 quando si dovette dimettere in seguito alle violente proteste contro il suo potere, considerato corrotto e autoritario. Questa fu la cosiddetta Rivoluzione dei Tulipani. Fu eletto allora Kurmanbek Bakiyev con la speranza di un cambiamento per il Paese. Ma, per gli oppositori, la speranza fu vana: ritenuto un semi-dittatore si arrivò a violente manifestazioni di piazza continue proteste che arrivarono al culmine nell’aprile del 2010 quando ci furono 75 morti negli scontri. E la rivolta ancor oggi cova sotto la cenere, soprattutto a Sud.