Messico

Sei sacerdoti uccisi nell’ultimo anno: sono la punta dell’iceberg formato da migliaia di morti e scomparsi in quella che ormai è una vera e propria guerra interna, combattuta in Messico dai narcos fra di loro e contro gli apparati dello Stato, per il controllo del territorio. Il Messico – dicono gli osservatori – ha bisogno di uscire dalla violenza generata dai cartelli della droga e dagli squadroni paramilitari. Negli ultimi dieci anni i morti provocati da questa “guerra interna” sarebbero stati almeno 100mila. Nella maggioranza si tratta di civili. Nel 2017, sono state settanta le persone ammazzate ogni giorno, per un totale di 25.339 omicidi. È stato il più violento nella storia del Paese, superando il record stabilito nel 2011. I dati ufficiosi parlano anche di 27mila persone scomparse fra il 2016 e il 2017. Moltissimi gli stranieri che spariscono, apparentemente per ragioni legate ad estorsioni. Non lasciano tracce, come denuncia Amnesty International. Il problema è che il giro d’affari del commercio di droga ha raggiunto i 300miliardi di dollari l’anno. Il contrasto allo stesso costa il doppio, senza portare a risultati. Cifre che impoveriscono un Paese dalle immense potenzialità, sempre inespresse. A peggiorare cose e conti c’è poi la piaga della corruzione, figlia endemica del narcotraffico. Le bustarelle sono diventate uno strumento amministrativo ordinario, tanto potente da condizionare anche le sentenze penali: il 98% degli omicidi in Messico resta impunito.

Una partita difficile, resa complessa anche dalla scarsa credibilità delle istituzioni. Nel luglio del 2018 i messicani voteranno per eleggere il nuovo Presidente. Dovrà sostituire Henrique Peña Nieto, apparso sei anni prima come l’uomo che avrebbe potuto varare le riforme con l’appoggio della maggioranza delle forze politiche. È stato un fallimento. Nel frattempo, sul piano internazionale, il Paese – considerato da molti un punto di riferimento per l’intera America Latina – deve fare i conti con il rinnovo del Nafta (Trattato di Libero commercio con Usa e Canada) e con le politiche del Presidente Trump, deciso a implementare il muro fra Stati Uniti e Messico. La nota positiva viene dall’economia, considerata dagli analisti stabile e con un buon andamento dei consumi interni, degli investimenti e delle esportazioni. Il deficit è fermo all’1,9% e il debito pubblico è del 47%. L’inflazione, nel 2017, è stata attorno al 6% e la crescita del PIL si è attestata al 2,1%. Il sistema bancario tiene, con un tasso di capitalizzazione elevato riserve internazionali di 173miliardi di Usd.