Niger

Situazione attuale e ultimi sviluppi

L’Europa ha “scoperto” l’importanza strategica del Niger negli ultimi anni. Due i motivi: il fatto che nel Nord, in pieno deserto, ci sono le principali riserve mondiali di uranio e il fatto che geograficamente il Paese è al centro della cosiddetta rotta mediterranea seguita dai migranti che sbarcano in Europa.

La Francia ha storicamente i diritti di sfruttamento dell’uranio indispensabile per la sua politica energetica fondata su decine di centrali nucleari, mentre gli Stati europei nel loro complesso (e l’Italia in primo luogo) hanno deciso di fermare in Niger almeno parte del flusso migratorio che attraversa il Mediterraneo. Non a caso, la missione militare italiana annunciata il 13 dicembre 2017 è nata da un accordo tra Italia-Francia-Germania ed è, come è stata definita ufficialmente, “il primo sviluppo di una concreta strategia di difesa europea”.

Scopo della missione: combattere il traffico di migranti diretto in Libia e addestrare forze armate e di polizia locali. La missione servirebbe anche al controllo di un’area strategica al confine con la Libia, operando dalla base avanzata francese di Madama.

La missione è stata annunciata al termine del G5 Sahel, un incontro che si è tenuto a Parigi tra i Capi di Stato e di Governo di Francia, Germania e Italia e quelli dei cinque Paesi del Sahel: Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger, ma il governo di Niamey per due volte ne ha fermato la preparazione affermando che il suo Paese non ne era a conoscenza.

Il ruolo dei militari italiani (470 soldati dotati di 120 veicoli) era comunque stato previsto accanto alle altre presenze armate straniere nel Paese. Gli Stati Uniti schierano gruppi di forze speciali e droni, mentre la Francia ha nel Sahel 3.500 uomini che dovrebbero arrivare nel 2018 a 5mila.

Il Paese continua anche ad essere investito sulla frontiera a sud tra Nigeria e Ciad dalle atrocità del gruppo integralista islamico Boko Haram. Centinaia le morti, decine di migliaia i rifugiati e gli sfollati. Nella Regione di Diffa, al confine con la Nigeria, l’Unhcr stimava la presenza di quasi 500mila sfollati in fuga dalle violenze del gruppo terroristico. In Niger sono ancora attivi anche gruppi legati ad al-Qaeda nel Maghreb islamico e altri affiliati all’autoproclamato Stato Islamico, collegati a quelli presenti nel vicino Mali.

Per cosa si combatte

Formalmente in Niger non c’è una guerra convenzionale, ma – come accade in molti altri Paesi africani – i motivi di tensione sono molti e cosiddetti conflitti di bassa intensità coinvolgono la popolazione. Sulla frontiera Sud l’esercito nigerino combatte, assieme alle truppe nigeriane, ciadiane, camerunensi e beninesi, una guerra contro i miliziani di Boko Haram. È una guerra difficile e asimmetrica perché Boko Haram – la formazione islamista presente in diverse Nazioni – schiera bambini, kamikaze, donne di fronte ai quali le attrezzature belliche dell’esercito sono inefficaci.

In Niger poi è endemico il conflitto tra popolazioni del Nord di origine araba, ma anche tuareg e altre etnie del deserto, e le popolazioni del Sud, nere, animiste o cristiane.

In Niger infine sono attivi anche gruppi legati ad al-Qaeda nel Maghreb islamico e altri affiliati all’autoproclamato Stato Islamico, collegati a quelli presenti nel vicino Mali. Queste formazioni si finanziano anche con il contrabbando di varie merci, soprattutto sigarette, droga, armi che passano attraverso le piste del grande deserto del Nord. Un altro grande business che finisce per finanziare queste formazioni è il traffico dei migranti.

Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, nel 2016 le vie carovaniere tra Niger e Libia sono state attraversate da 330mila migranti, che hanno pagato fino a quattromila euro per essere trasportati lungo la rotta, somme che finiscono per alimentare, paradossalmente, il magro Pil di questo Paese.

Quadro generale

Stato indipendente dal 1960 dopo la colonizzazione francese, il Niger è uno dei Paesi più poveri del mondo, dove la speranza di vita è bassissima per gli uomini e con qualche anno in più regalato alle donne. Gli indicatori sociali di accesso all’istruzione e alla sanità e i dati sanitari di mortalità infantile sono tra i più bassi dell’intero Pianeta: in un Paese dove la media è di 6,4 figli per ogni madre, la mortalità infantile (sotto i 5 anni) è altissima (95,5/1.000) e la speranza di vita media è di poco più di 55 anni. L’analfabetismo è dell’80,9%, l’accesso a servizi sanitari adeguati è del 10,9% e l’accesso all’acqua potabile è disponibile solo per sei abitanti su dieci.

Anche dal punto di vista ecologico il Niger è uno dei Paesi maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici, con il deserto che avanza inesorabilmente e strappa territorio utile per l’agricoltura. L’economia è una classica economia di sussistenza che utilizza per produrre energia la legna con il risultato che ogni anno vengono tagliati alberi che favoriscono l’avanzata del deserto. Gli abitanti sono circa venti milioni e vivono per lo più nelle campagne (il tasso di urbanizzazione è del 19,3%) ma solo il 30% ha la luce elettrica. Questa percentuale aumenta drasticamente man mano che si procede verso Nord, cioè verso il deserto. Il Niger è un Paese dove solo il 20% della popolazione ha la possibilità di connettersi ad internet e dove la povertà e le disuguaglianze toccano in special modo le Regioni rurali e quelle desertiche.

Il 48,9% della popolazione vive sotto la soglia nazionale di povertà e l’Indice di sviluppo umano mette il Paese al 187° posto: il penultimo. Le risorse naturali sono importanti: uranio soprattutto ma anche carbone, minerali di ferro, stagno, fosfati, oro, molibdeno, gesso, sale, petrolio. L’agricoltura produce legumi, cotone, arachidi, miglio, sorgo, cassava, riso e l’allevamento bovini, ovini, cammelli, asini, cavalli, pollame. Le esportazioni (1,18 miliardi di dollari nel 2017) riguardano uranio, bestiame, legumi, cipolle. Il debito estero ammonta a 3,09 miliardi di dollari.

Il Niger è una delle cinque nazioni che formano una nuova forza regionale per combattere militanti islamisti nella Regione del Sahel (le altre nazioni sono: Burkina Faso, Ciad, Mali e Mauritania; assieme formano il “G5”). Come gli altri stati aderenti al progetto, anche il Niger si è impegnato a finanziarne l’organizzazione con 10milioni di euro, anche se gran parte del costo delle operazioni militari in capo all’organismo regionale vengono finanziate dagli Stati europei, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea anche per limitare i flussi migratori. Sempre sul fronte militare, il 2017 ha visto in marzo il Niger dichiarare lo stato di emergenza nelle zone Occidentali confinanti con il Mali, dopo attacchi attribuiti a militanti vicini al Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa Occidentale.

Il sistema politico è attualmente quello di un “Governo di transizione”, nominato da una giunta militare che ha rovesciato Tandja Mamadou nel 2010. Nel 2011 Mahamadou Issoufou viene eletto Presidente e nel marzo 2016 rieletto a Capo dello Stato in un ballottaggio boicottato dai sostenitori di Hama Amadou, un suo ex alleato che nel 2014 è fuggito in Francia dove vive in esilio per sfuggire all’arresto per traffico di neonati. La corte d’appello di Niamey nel 2017 lo ha condannato a un anno di carcere, giudicandolo in abstentia.

Mahamadou Issoufou, ha ricoperto anche la carica di primo Ministro. Si è presentato come candidato in ogni elezione presidenziale successiva al 1993 ed è stato infine rieletto nel 2011 e ancora cinque anni dopo. Già leader del Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo (Pnds-Tarayya, partito a indirizzo socialdemocratico) fino alla sua elezione come Presidente del Niger nel 2011, è stato anche il principale leader dell’opposizione durante la presidenza di Tandja Mamadou (1999 – 2010), il sesto capo di stato del Niger. Nel febbraio 2010, in seguito a una crisi politica scatenata dal suo tentativo di rimanere al potere, Tandja Mamadou è stato deposto con un golpe militare.