Niger

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Il Niger è sempre più un Paese strategico per gli Stati Europei, intenzionati a fermare lì almeno parte del flusso migratorio che attraversa il Mediterraneo.  Non a caso, la missione militare annunciata il 13 dicembre 2017 è nata da un accordo tra Italia-Francia-Germania ed è, a detta del ministro degli esteri italiano Roberta Pinotti, “il primo sviluppo di una concreta strategia di difesa europea”.

Scopo della missione: combattere il traffico di migranti diretto in Libia e addestrare forze armate e di polizia locali. La missione servirà anche al controllo di un’area strategica al confine con la Libia, operando dalla base avanzata francese Madama.

La missione è stata annunciata dal presidente del Consiglio del ministri italiano, Paolo Gentiloni, al termine del G5 Sahel, un incontro che si è tenuto a Parigi tra i capi di stato e di governo di Francia, Germania e Italia e quelli dei cinque paesi del Sahel: Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania e Niger.  Per la missione saranno in una prima fase inviati 470 militari e 150 veicoli.

I militari italiani si uniscono alle altre presenze armate straniere nel Paese. Gli Stati Uniti schierano nel Paese gruppi di forze speciali e droni, mentre la Francia ha nel Sahel 3.500 uomini che dovrebbero arrivare nel 2018 a 5mila.

Il confine tra Niger e Libia è parte integrante di una delle rotte utilizzate dai trafficanti di migranti. Secondo l’UNHCR, nel 2016 le vie carovaniere tra Niger e Libia sono state attraversate da 330 mila migranti, che hanno pagato fino a quattromila euro per essere trasportati lungo la rotta.

Per l’Europa il Niger è da tempo stato chiave per fermare i flussi in arrivo dal Centro Africa prima di arrivare in Libia. Per questo l’Italia aveva già nel 2016 proposto un piano che si sviluppava in accordi con il governo nigerino, per la formazione della polizia di frontiera, la creazione quattro campi con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), per gestire rimpatri assistiti e aiuti, per il controllo di polizia ai confini con il deserto libico.

Nel corso del 2017 il Niger è stato travolto da un grave scandalo che ha coinvolto la società francese Areva, che nel Paese possiede numerose miniere di uranio, e alcuni politici locali, accusati di corruzione e di aver sottratto fondi pubblici. In seguito a questo diversi giornalisti, attivisti e politici dell’opposizione nigerina sono stati arrestati o minacciati.

Il Paese continua anche ad essere investito dalle atrocità del gruppo integralista islamico Boko Haram. Centinaia le morti, decine di migliaia i rifugiati e gli sfollati. Una risposta a questa crisi era arrivata, dal punto di vista economico, dal primo ministro nigerino, Brigi Rafini. Nel gennaio 2017 ha varato il ‘settimo piano di risposta umanitaria’, destinato a fornire assistenza a 1,5 milioni di persone. I fondi richiesti ammontano a 271 milioni di dollari. Più della metà è destinata alla regione di Diffa, al confine con la Nigeria, dove vivono più di 240 mila sfollati, in fuga dalle violenze del gruppo terroristico Boko Haram. In Niger sono ancora attivi anche  gruppi legati ad Al Qaeda nel Maghreb islamico e altri affiliati allo Stato Islamico, collegati a quelli presenti nel vicino Mali.