Uganda

Se è lontano, per gli ugandesi, il ricordo delle guerre civili (quella contro il dittatore Idi Amin Dada, finita nel 1986 e costata 300mila morti; e quella contro il Lord Resistance Army, conclusasi nel 2003 con una stima di altre 100mila vittime), è un sogno anche quello di vivere in una vera democrazia. Nel febbraio 2016 Yoweri Museveni – il leader, all’epoca, del National Resistance Army che sconfisse Idi Amin – ha vinto ancora una volta le elezioni, così che dopo 30 anni di potere se n’è garantito altri cinque, con la possibilità di rimanere alla guida del Paese fino al 2031, come prevede la riforma della Costituzione da lui stesso voluta. Una vittoria in apparenza netta nei numeri (60% dei consensi, contro il 35% dell’eterno rivale Kizza Besigye), ma in realtà inficiata da tante ombre. La campagna elettorale è stata costellata da intimidazioni e vere e proprie aggressioni contro Besigye e il suo partito, l’Fdc (Forum for Democratic Change), e lo stesso oppositore è stato più volte arrestato e rilasciato, persino nelle ore del voto. Inoltre, l’Fdc ha denunciato brogli e agli scrutatori del partito è stato impedito con la forza l’annunciato conteggio parallelo dei voti. Anche gli osservatori internazionali presenti e le organizzazioni della società civile hanno parlato di elezioni non credibili e ben lungi dall’essere libere. Museveni, forte dell’appoggio statunitense e dei Paesi Occidentali (anche per il suo impegno contro il terrorismo islamico), non se ne cura, e prosegue sulla sua strada anche in fatto di negazione dei diritti civili. Ad esempio, la legislazione contro gli omosessuali è fra le più repressive del mondo e la polizia è considerata uno degli esempi negativi in fatto di violenze e brutalità. Molto preoccupante, nel Paese, è il fenomeno dell’accaparramento delle terre: sia come fenomeno di land grabbing (23 contratti di vendita o concessione di licenza per un totale di 227milioni di ettari di territorio); sia a favore dell’industria estrattiva dei minerali, con frequenti episodi di corruzione e malversazione di fondi. Nel contempo, questo Paese delle luci e delle ombre, è anche uno fra quelli che ha ottenuto negli ultimi anni i migliori risultati in tema di sviluppo, lotta alla povertà e miglioramento degli standard sanitari. Ed è ormai considerato il Paese più “accogliente” d’Africa: in Uganda hanno trovato rifugio più di un milione di sudsudanesi, che sono andati ad aggiungersi al milione e mezzo di rifugiati provenienti da Rd Congo, Burundi e Somalia. Su una popolazione appena sopra i 40milioni.