Venezuela

Il Venezuela è sull’orlo della guerra interna. Gli scontri tra le opposizioni e il Governo di Nicolas Maduro scuotono il Paese e in poche settimane oltre venti persone hanno perso la vita.

Gli scontri nascono da quello che è stato definito ‘un tentativo di golpe’ da parte del Tribunale Speciale di Giustizia.

In nemmeno 48 ore il Tribunale ha disposto l’acquisizione dei poteri del parlamento ed è tornato sui suoi passi, spinto probabilmente da pressioni internazionali.

Inoltre  i giudici del Tribunale supremo di giustizia hanno revocato l’immunità parlamentare dei membri dell’Assemblea.

In seguito alle proteste sono quasi 1300 persone le persone che sono state arrestate. Il bilancio arriva dall’associazione di avvocati venezuelani impegnata a difendere i dimostranti arrestati.

Il 20 aprile 2017 migliaia di venezuelani vestiti di bianco, con le mani alzate o aggrappate a croci di legno e rosari, hanno sfilato per le vie della Capitale per un corteo pacifico in ricordo delle vittime degli scontri.
Governo e opposizione si sono accusati a vicenda di essere gli organizzatori degli scontri e dei saccheggi che hanno scosso Caracas. Il timore è però che la crisi economica del Paese possa sfociare in episodi di rivolta sociale spontanea, fuori da ogni controllo politico.

Intanto l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha aperto un’indagine nei confronti di Caracas per violazioni della Carta democratica interamericana. Mossa simile anche per Mercosur, che ha attivato la “clausola democratica” dei suoi trattati istitutivi.

Queste mosse stanno portando il Venezuela all’isolamento internazionale.

Per molti quindi il tentativo di Maduro è l’accentramento del potere. Secondo varie fasce della sinistra questo atteggiamento è da giustificarsi anche tramite le esternazioni del presidente degli Stati Uniti, nella rinnovata veste di gendarme dell’ordine internazionale.

Il segretario di Stato Usa Rex Tillerson ha infatti recentemente definito il Venezuela come ‘una calamità’ e Trump ha incluso il  vicepresidente venezuelano, Tarek El Aissami, fedelissimo di Maduro, nella lista Usa dei narcotrafficanti.

Tra i sostenitori di Maduro c’è infatti chi sottolinea la situazione di guerra economica e sabotaggio, oltre ad una drastica caduta dei prezzi del petrolio.

Ma chi sono gli oppositori del presidente Maduro? I guarimberos si rifanno principalmente alle destre del Paese. Durante le proteste ci sono stati attacchi a scuole pubbliche, edifici, giornalisti.

Gli oppositori utilizzano tecniche di guerriglia da strada come già era avvenuto nel 2014, quando gli scontri provocarono 43 morti e oltre 850 feriti.

Da anni il Venezuela regna l’incertezza e passa di crisi in crisi, sia economia che politica.

Da capire quanto sia rimasto della rivoluzione di Chavez che dal 1999 aveva portato a nazionalizzare larghi settori dell’economia.

Alcuni osservatori hanno visto in questa svolta ‘bolivarista’ il difetto di non aver investito sullo sviluppo del Paese e non aver saputo mantenere le aspettative di molte fasce della popolazione che si aspettavano una maggiore redistribuzione della ricchezza con la nazionalizzazione del  settore petrolifero.

Secondo l’Ispi (l’Istituto per gli studi di politica internazionale) si tratta quindi di formalizzare la dittatura che ha portato il Paese anche alla deriva economica. Secondo l’istituto di ricerca il PIL si è contratto di circa il 26% negli ultimi tre anni e l’’inflazione supera il 1600% l’anno.