Yemen-Arabia Saudita

Situazione attuale e ultimi sviluppi

È uno scontro feroce. Da una parte la coalizione militare sunnita, guidata dall’Arabia Saudita. Dall’altra un gruppo armato houthi, sciita, che si è ribellato. In mezzo ci sono i protagonisti involontari di ogni guerra: i civili, la popolazione senz’armi.

Nel 2018 si è entrati nel quarto anno di guerra fra Yemen e Arabia Saudita. Secondo l’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, dal marzo 2015 al gennaio 2018, in Yemen sono stati uccisi almeno 5974 civili e ne sono stati feriti altri 9493. A questi numeri si aggiungono oltre 20milioni di persone, ossia l’80% della popolazione, a cui servono aiuti umanitari.

A denunciarlo è l’Ufficio per il coordinamento degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite (Ocha). I casi di colera sono almeno un milione. Gli sfollati sarebbero più di due milioni.

La situazione rischia di diventare spaventosa. Lo raccontano le storie che vengono raccolte quotidianamente dalle organizzazioni internazionali. Nel gennaio 2018 – ad esempio – un attacco aereo della coalizione sunnita ha centrato l’abitazione della famiglia Naji ad al-Rakab, nella Provincia Meridionale di Ta’iz. È stata una strage. Secondo Amnesty International, l’abitazione era ad almeno tre chilometri da qualsiasi obiettivo militare e in quel momento nella zona non c’erano combattenti. La bomba – si è scoperto in seguito – era di fabbricazione americana, venduta nonostante vi siano leggi internazionali che vietano la cessione di armi a Paesi in guerra. Una violazione, questa, che anche l’Italia pratica costantemente. Gli houthi e le forze anti-houthi colpiscono le abitazioni civili con ogni tipo di arma.

In più, nella capitale Sana’a e in altre zone sotto il loro controllo, gli houthi e i loro alleati sono responsabili di arresti arbitrari e imprigionamenti di dissidenti. Le sparizioni sono centinaia.

A peggiorare il quadro è stata l’uccisione, nel dicembre del 2017, dell’ex Presidente Ali Abdullah Saleh, ammazzato dai ribelli houthi – con cui era alleato sino a qualche settimana prima – mentre tentava di lasciare la capitale Sana’a.

Per cosa si combatte

Lo Yemen è in una posizione strategica fondamentale. Controlla mezzo stretto di Bab el Mandeb, che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden ed è quindi una via commerciale fondamentale, soprattutto per il petrolio. Inoltre, lo Yemen è considerato uno “Stato fallito”. È diventato per questo il terreno di scontro fra le due potenze regionali: Arabia Saudita e Iran. Non è la prima volta che sauditi e iraniani si confrontano direttamente per mantenere l’influenza in un Paese del Golfo. Lo dimostra l’invasione saudita del Bahrein nel marzo del 2011, durante le proteste della maggioranza sciita contro la monarchia appoggiata dall’Arabia Saudita.

Quadro generale

La guerra fra Yemen e Arabia Saudita è iniziata ufficialmente nella notte fra il 24 e il 25 marzo 2015, quando alcuni aerei dell’Arabia Saudita e di altri Paesi arabi hanno bombardato le postazioni in Yemen dei ribelli sciiti houthi. Questi ultimi, nei mesi precedenti avevano preso il controllo della capitale Sana’a e dell’area Ovest del Paese.

Il tutto era accaduto al termine di lunghi anni di crisi interna. Lo Yemen è il Paese più povero del Medio Oriente. A Nord confina con l’Arabia Saudita, a Oriente con l’Oman. Dal 1962 e fino al 1990 sono esistiti due stati yemeniti: a Nord la Repubblica Araba dello Yemen, governata in maniera autoritaria da Ali Abdullah Saleh, a Sud la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, governata da un regime marxista. Dopo l’unificazione, le tensioni sono rimaste, con grandi spinte separatiste del Sud. Tra il 2011 e l’inizio del 2012 vi era stato un forte cambiamento politico. Ali Abdullah Saleh, il capo da oltre trent’anni, aveva lasciato il potere. La cosiddetta “Primavera Araba” era arrivata anche lì, guidata proprio dagli Houthi e dagli Islah, vicini ai Fratelli Musulmani.

A sostituire Saleh era stato Abdel Rabbo Monsour Hadi, con una elezione riconosciuta dai Paesi arabi e dall’Occidente. In realtà, Saleh era rimasto vicino al potere, controllando funzionari e militari. Da lì aveva stretto una alleanza con gli Houthi per rimuovere Hadi. Un’alleanza apparsa innaturale: Saleh aveva a lungo perseguitato gli Houthi.

L’avanzata del gruppo sciita era stata inarrestabile. Hadi era stato costretto alla fuga nei primi mesi del 2015. L’influenza dei ribelli – addestrati dalla Guardia Rivoluzionaria Iraniana secondo fonti interne a Teheran – è cresciuta, arrivando a controllare praticamente tutto il Paese.

L’intervento dell’Arabia Saudita era iniziato a quel punto, con bombardamenti massicci. Ufficialmente Riad rispondeva così alle minacce avanzate dagli Houthi, che promettevano di invadere l’Arabia Saudita e di occuparla sino a Riad. In realtà, la ragione della guerra era politica e strategica: per Riad avere al confine Sud una forte popolazione sciita rappresenta una minaccia alla propria sicurezza nazionale. La paura dei sauditi è che la presenza, al confine Sud, di un Paese sciita possa convincere alla ribellione le popolazioni sciite della zona Orientale del Paese.

L’Arabia Saudita ha allora creato una alleanza di Stati sunniti per combattere lo Yemen, trovando l’appoggio dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo e dell’Egitto, tornato a politiche interventiste con il Presidente al Sisi. Secondo l’agenzia Reuters, a bombardare il territorio yemenita sono stati per lungo tempo velivoli di Egitto, Marocco, Giordania, Sudan, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, e Bahrain.

Ma la contrapposizione a due, nel tempo, ha visto aggregarsi un terzo attore, con interessi propri: gli Emirati Arabi Uniti, almeno all’inizio del conflitto formalmente alleati all’Arabia Saudita. Con Riad condividono la volontà di tenere a freno le ambizioni di Teheran e dei ribelli yemeniti. Ma le ambizioni di Dubai si scontrano con l’Arabia Saudita. Gli Emirati sostengono i separatisti Meridionali con obiettivi precisi: indebolire i Fratelli Musulmani, rappresentati dal partito Islah. Contrastare Al-Qaeda. Creare una propria area di influenza nel Sud dello Yemen.

Le alleanze sono saltate definitivamente nel 2018, con gli scontri fra sauditi e emiratini nella zona Sud dello Yemen.

A complicare ulteriormente la situazione, è la presenza – storicamente forte – di al-Qaeda (Aqap, chiamata anche al-Qaeda in Yemen), che controlla alcuni territori nel Sud del Paese. È attualmente la divisione più potente di tutta al-Qaeda, autorizzata a compiere attacchi terroristici all’estero, anche in Occidente. Si oppone a tutti: al Presidente Hadi, che aveva collaborato con gli Stati Uniti per attaccare l’organizzazione.

Ai ribelli Houthi, che sono sciiti. Infine si oppone all’Isis yemenita, che attacca le moschee di Sana’a frequentate da sciiti.