Crisi Turchia-Europa, quattro cause

Una crisi diplomatica senza precedenti quella in corso tra Turchia e Unione Europea.

Nei giorni di festeggiamento dei sessanta anni della firma dei Trattati di Roma, per l’Europa i pensieri non mancano: dalla gestione della Brexit inglese, fino alle tensione con lo stato di Erdogan.

Da anni la Turchia aspetta l’apertura dell’Unione al proprio ingresso nella compagine europea.  Apertura che è ad oggi quanto di più lontano si possa immaginare.

Al quotidiano tedesco Bild il commissario all’allargamento dell’Unione Eurorea, Johannes Hahn, ha dichiarato: “Se la Turchia non inverte rapidamente il suo corso, un’adesione all’Ue diviene sempre più irrealistica”.

Ma quali sono i principali motivi di attrito?

Il primo è quello che riguarda il progetto di modifica della Costituzione.

Il 16 aprile la Turchia dovrà infatti esprimersi su un referendum sul presidenzialismo che prevede un forte accentramento dei poteri nelle mani del presidente Erdogan, in particolare, sulla nomina di giudici e procuratori.

In questo contesto vari stati europei si stanno opponendo ai comizi pro sì al referendum di Erdogan.

A fare da apri pista i Paesi Bassi, seguiti dall’Austria, fino ad arrivare alla Germania con il sindaco di Strasburgo, Roland Ries, che si è opposto a un comizio di Recep Tayyip Erdogan, previsto a inizio aprile nel capoluogo alsaziano.

Il governo di Ankara ha infatti lanciato una intensa campagna all’estero, dove gli espatriati hanno diritto di voto, suscitando tensioni con l’Europa.

Per tutta risposta il  presidente turco ha accusato la cancelliera Merkel di sostenere i terroristi, come il corrispondente del quotidiano tedesco Die Welt con doppio passaporto, Deiz Yucel, che sarà processato in Turchia per spionaggio.

La seconda motivazione va ricercata nella questione della migrazione

La questione migratoria continua a preoccupare l’Europa. Il confine meridionale è sorvegliato militarmente e recintato.

Secondo l’Unhcr sono 2 milioni e 900mila i soli rifugiati siriani presenti in Turchia, a cui si aggiungono 350mila da altri paesi.

Il 18 marzo del 2016 la cancelliera tedesca Angela Merkel e l’ex premier Ahmet Davutoglu avevano realizzato un accordo bilaterale.

L’accordo prevedeva che la Turchia si impegnava a pattugliare le coste dell’Egeo e a riportare sul proprio suolo i migranti fermati nel tentativo di raggiungere l’area Schengen.

Come contropartita l’Europa prometteva ad Ankara l’abolizione dei visti per i cittadini turchi, la riapertura dei capitoli negoziali per l’ingresso nell’Unione e 6 miliardi di euro da investire in progetti di accoglienza e integrazione per i rifugiati.

Come risposta alla crisi diplomatica la Turchia ha in questi giorni minacciato di inviare in Europa 15mila migranti al mese, come punizione.

A un anno dall’accordo la questione non è risolta e gli attriti di gestione tra le due compagini restano sempre più evidenti.

Sull’Huffington Post Francesco Rocca, il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana e vicepresidente della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha fatto una ricognizione su questo anno di accordo sottolineando come “Gli accordi che bloccano i flussi nei paesi di transito non sono una soluzione”.

Il presidente fa l’esempio  della Libia pre e post Gheddafi con i migranti usati per fare pressione politica e in alcuni casi per chiedere fondi e aiuti.

Ad oggi, 60mila persone sono ancora bloccate in Grecia, altre migliaia in Serbia, Bulgaria e Macedonia. E il trattamento non risulta essere dei migliori.

Una terza causa è da rintracciarsi nella guerra siriana

Per affrontare la sconfitta nella guerra siriana la Turchia ha dovuto cercare alleanza  con la Russia di Putin e con l’Iran sciita. Anche in questo contesto, infatti, la Turchia si è posizionata lontana dall’Occidente.

Secondo molti analisti, vista la lontananza dall’Occidente, Erdogan si è avvicinato a Putin, ma appare di fatto isolato.

Ed infine la questione curda

In questo contesto si inserisce poi la imperitura questione curda. In questo riassestamento di sfere anche la situazione curda potrebbe infatti cambiare. L’Europa ha reagito debolmente alla repressione della popolazione per troppo tempo.

Nei mesi successivi al mancato golpe l’Ue ha lasciato che il leader turco arrestasse migliaia di persone, zittisse la stampa e annientasse la leadership del partito curdo legale Hpd.

E’ probabile che in questa nuova fase di tensione qualcosa si smuova anche in questo senso.

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