Dietro le sbarre ancora sciopero della fame

Nelle carceri israeliane i prigionieri in sciopero della fame, iniziato il 17 aprile, in occasione della giornata del prigioniero palestinese, sarebbero oltre mille.

Le richieste sarebbero quelle di ricevere visite regolari dei parenti ed educazione, un migliore accesso alle cure mediche, l’aumento della durata delle visite da 45 a 90 minuti; la rimozione della lastra di vetro per le detenute madri in modo che durante le visite possano prendere in braccio i loro figli, la fine delle restrizioni all’ingresso di libri, vestiti, cibo e regali da parte delle famiglie, il ripristino di alcune attività educative e l’installazione di più telefoni.

Il 17 aprile Amensty International aveva ribadito che trattenere nelle prigioni israeliane palestinesi arrestati nei Territori occupati e a Gaza rappresenta una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra che prevede che la detenzione di persone dei territori occupati debba svolgersi nel territorio occupato e non in quello della potenza occupante.

Intanto in questi giorni Fadwa, la moglie di Marwan Barghouti, leader di Al-Fatah, detenuto nelle carceri israeliane da più di quindici anni, tre dei quali in isolamento ha inviato una lettera a Papa Francesco per invitarlo ad intervenire sulla questione.

Secondo l’ong “Associazione dei prigionieri palestinesi”, 6500 prigionieri palestinesi sono attualmente detenuti in strutture gestite dalle autorità israeliane. Tra questi le donne sono 57. I minori di 18 anni sono 300, tra cui 13 ragazze.  Almeno 500 palestinesi si trovano poi in detenzione amministrativa senza accusa né processo, una prassi contraria al diritto internazionale.

Ad intervenire sulla tutela dei minori ai domiciliari è il progetto di Terre des Hommes, l’organizzazione attiva in tutto il mondo nella protezione dei minori. Il progetto punta ad arginare l’esclusione dal sistema educativo dei minori ai domiciliari e coloro che in alternativa alla detenzione sono condannati a svolgere lavori nella comunità e quindi non possono frequentare la scuola. Il programma è partito da Gerusalemme Est ed è dedicato soprattutto ai minori tra i 12 e i 17 anni.

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