Il Made in Italy delle armi

10,3 miliardi di euro di autorizzazioni e 2,7 miliardi di euro di trasferimenti: i dati della relazione  governativa sull’export italiano di armamenti

di Alice Pistolesi

Non solo cibo, vino, moda e cultura. Anche le armi Made in Italy continuano ad invadere il Mondo.

Sono 10,3 i miliardi di euro di autorizzazioni e 2,7 i miliardi di euro in trasferimenti definitivi nel corso del 2017. Oltre il 57% delle vendite sono destinati a Paesi extra Unione Europea e non Nato. Ai vertici della classifica dei Paesi destinatari di autorizzazioni il Qatar, seguito da Regno Unito, Germania, Spagna, USA e Turchia.

A rivelarlo la Relazione  governativa sull’export italiano di armamenti con dati riferiti al 2017, presentata in Parlamento e prevista dalla legge 185/90.

Alcuni dati della relazione

A seguito della relazione l’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo ha diffuso un comunicato nel quale si riportano i tratti salienti: per il secondo anno consecutivo le autorizzazioni rilasciate superano, comprendendo anche le intermediazioni, i 10 miliardi di euro.

Secondo l’Istituto “il calo è di circa il 35% rispetto al 2016 (record storico grazie alla mega-commessa di aerei per il Kuwait) ma la presenza della commessa navale per il Qatar garantisce comunque un +35% rispetto al 2015 e una quadruplicazione delle licenze rispetto al 2014”.

I destinatari

Tra i primi 12 Paesi destinatari ci sono anche la Francia, il Kenya, la Polonia, il Pakistan, l’Algeria e il Canada.

Tra il 57% dei destinatari non Nato c’è da rilevare che il 48% è stato destinato ai Paesi del Vicino Oriente e del Nord Africa, continuando una tendenza che ha visto salire significativamente la quota (storicamente attorno al 45% nel precedente decennio) già dal 2016. Maurizio Simoncelli vicepresidente dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo non risparmia critiche.

“Tra gli acquirenti delle armi prodotte in Italia compare il Qatar indicato da molti paesi arabi, Arabia Saudita in testa, come paese sostenitore del terrorismo internazionale e analogamente accusato anche dal governo statunitense di Trump. Ma noi riforniamo tranquillamente anche chi lo critica. Si notano inoltre esportazioni verso Paesi come la Turchia, dove preoccupa fortemente il potenziamento del regime autoritario di Erdogan e l’azione militare intrapresa in Siria contro i curdi. Proseguono poi le esportazioni di armamenti verso l’Arabia Saudita, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti: tutti paesi impegnati nella sanguinosa guerra in corso in Yemen”.

La relazione evidenzia poi la globalizzazione in armi. Se i Paesi destinatari di armi italiane erano 56 nel quinquennio 1991-95 nel 2017 sono arrivati oggi a quota 86.

Più attività di intermediazione

La rete evidenzia poi l’incremento delle autorizzazioni alle attività di intermediazione, cresciute del 1300% e attestatesi sull’enorme valore di 531 milioni di euro.

Le cifre non riguardano la vendita di beni o servizi ma sono riferite a “negoziazione od organizzazione di transazioni” per il trasferimento di beni militari, anche tra Stati terzi.

“Particolarmente grave e preoccupante – commenta Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche si sicurezza e difesa (Opal) – è soprattutto il protrarsi delle forniture di munizionamento e di sistemi militari alla monarchia saudita. Nonostante tre risoluzioni del Parlamento europeo abbiano infatti ribadito la necessità di imporre un embargo sugli armamenti nei confronti dell’Arabia Saudita, in considerazione delle gravi violazioni del diritto umanitario nell’ambito del conflitto in corso in Yemen, sono state autorizzate nuove esportazioni per un valore di circa 52 milioni di euro”. 

Banche armate

Un’attenzione particolare va poi alle cosiddette Banche Armate, ovvero gli istituti di credito che mettono a disposizione proprio conti e sportelli per l’incasso dei pagamenti legati all’export militare, di cui anche l’Atlante delle Guerre si era occupato in un dossier.

L’Archivio per il disarmo sottolinea come nel 2017 gli importi segnalati abbiano raggiunto la  cifra di 4,8 miliardi di euro (gli incassi erano 3,7 miliardi nel 2016). Dalla relazione si rileva che oltre la metà è transitata per Unicredit (2,8 miliardi). Altri importi consistenti sono quelli di Deutsche Bank (700 milioni), Bnp Paribas (252 milioni), Barclays Bank (210 milioni), Banca popolare di Sondrio (174 milioni) e Intesa Sanpaolo (137 milioni).

Oltre a queste preoccupa poi perdurare delle operazioni da parte di Banca Valsabbina, la banca d’appoggio di Rwm Italia per l’esportazione di bombe aeree all’Arabia Saudita.

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