L’Africa è a credito

L’Africa dà più di quanto riceve.

A dirlo lo studio ‘Honest Accounts 2017’ pubblicato da Global Justice Now e varie altre organizzazioni britanniche. Il rapporto, alla sua seconda edizione, calcola il movimento di tutte le risorse finanziarie principali in Africa e non solo.

Per dimostrare che l’Africa sia a credito verso l’Occidente si parte dagli aiuti allo sviluppo. Nel 2015 il Continente ha ricevuto 19 miliardi di dollari come aiuto allo sviluppo, ma ne ha restituiti 68 per interessi su prestiti regressi.

Anche per quanto riguarda le rimesse dei migranti il conto è al negativo. Il continente ha ricevuto 31 miliardi di dollari per rimesse degli emigranti, ma contemporaneamente ne ha persi 32 per l’espatrio di profitti da parte delle imprese estere che lavorano sul suo territorio.

Si stima poi che siano 67 i miliardi di dollari che ogni anno le multinazionali trasferiscono abusivamente nei paradisi fiscali.

Il rapporto mette in evidenza la pratica della ‘sotto fatturazione dei beni esportati’ che provoca ammanchi considerevoli alle casse degli stati di origine.

Il sistema consiste nella vendita di minerali, petrolio o derrate alimentari con una doppia fatturazione.

Francesco Gesualdi sulle pagine di Avvenire svela l’arcano. La prima fatturazione, emessa dall’impresa produttrice verso una filiale del gruppo localizzata in un paradiso fiscale, ha lo scopo di fare uscire ricchezza dai paesi di origine dichiarando prezzi inferiori a quelli reali in modo da pagare poche tasse e bassi diritti di estrazione.  La seconda, emessa dalla filiale collocata nel paradiso fiscale verso il cliente finale, ha lo scopo di fatturare a prezzi reali e magari anche più alti in modo da trattenere i guadagni dove c’è una bassa tassazione dei redditi.

Quanto sia il gettito fiscale perso dagli stati africani a causa di questa fatturazione mendace non si sa con certezza ma uno studio condotto dall’istituto americano Global Financial Integrity relativo al 2008­/2010 stima che la perdita complessiva del periodo esaminato sia stata dell’ordine di 38 miliardi di dollari, all’incirca il 2% della spesa pubblica dell’intero continente.

Nelle perdite vanno poi inserite quelle ambientali: con il commercio illegale di legname, pesce e specie protette, la perdita annua si aggira attorno ai 29 miliardi di dollari.

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