Le responsabilità del signor Trump

Per ogni futura azione e ogni singola vittima sappiamo già di chi è la colpa. L'editoriale del direttore dell'Atlante

di Raffaele Crocco

Al netto di tutto, se moriranno italiani in giro per il Mondo, uccisi da un qualche attacco terroristico, sapremo di chi è la colpa. Sapremo che il responsabile è il signor Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d’America. Ogni morto per vendetta, ogni persona che verrà uccisa per ritorsione al disastroso e criminale attacco che ha assassinato il generale Qasem Soleimani, avrà come responsabile lui, primo Presidente democraticamente eletto nella storia a poter vantare il titolo di terrorista.

Fate attenzione: non è una valutazione morale. E’ un banalissimo dato di fatto. Chiunque decida di assassinare il rappresentante di un governo altro, in un Paese terzo, senza nemmeno una guerra dichiarata, è un terrorista. Se lo fa utilizzando i droni del proprio esercito, è un terrorista di Stato.

Non entro – non mi interessa – nel merito del dibattito di questi giorni, cioè che si sia trattato di una “difesa preventiva”, di un atto di “giustizia contro il capo di una organizzazione terroristica”. Non mi interessa qui nemmeno definire Soleimani un martire, un eroe: era il rappresentante di un gruppo di potere che ha una visione della democrazia lontana dai Diritti Umani. Era un uomo, dicono gli osservatori, capace di ordinare il massacro di decine di persone durante le recenti proteste di piazza in Iran.

La questione vera, unica, fondamentale, però è altrove. E’ che Trump ha assassinato freddamente un altro uomo. Lo ha ammesso. Dal punto di vista giuridico, non aveva alcuna giustificazione per farlo, dato che non c’era e non c’è – lo ripeto – una guerra dichiarata contro l’Iran. Non poteva e non doveva farlo, perché non c’era stato un processo, non una sentenza di condanna, nulla.

Il precedente è mostruoso, pericolosissimo. Significa che qualunque Stato può decidere di assassinare i propri “rivali” in qualunque posto del Mondo, appellandosi alla necessità di una “tutela preventiva”. Quindi, ad esempio, se il primo Ministro indiano Modi, domani, decide di averne abbastanza delle incursioni terroristiche per la liberazione del Kashmir, potrà assassinare il primo Ministro pakistano in tutta libertà, appellandosi alla necessità di “difesa preventiva”, ritenendolo responsabile di finanziare i terroristi.

Potremmo fare una lunga lista di ipotesi, tutte credibili, tutte possibili. Per ora, di concreto abbiamo dinnanzi a noi le certe conseguenze di tutto questo, cioè una lunga e densa scia di sangue. Non moriranno solo i “potenziali nemici”, i soldati. Moriranno, come sempre, troppi innocenti. E – a prescindere da chi premerà il grilletto – la colpa sarà sempre e solo del signor Trump.

In copertina, una delle immagini diffuse da Teheran del suo recente attacco missilistico in Irak

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