Ong nel Mediterraneo, le ombre della procura

Non c’è reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina per gli scafisti.

Fa discutere e getta varie ombre la relazione della Procura di Catania, presentata in un’audizione di fronte alla Commissione Schengen che si è riunita a Palazzo San Macuto.

A spiegarla punto su punto il Procuratore Carmelo Zuccaro.

Per il caso degli scafisti la Procura ha sottolineato la componente della costrizione:  “Sotto stato di necessità, non è configurabile per loro il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

Fattori di costrizione possono comprendere bisogno di denaro e soprattutto le minacce organizzazioni criminali senza scrupoli.

Ma le ombre invadono soprattutto le Ong che operano nel Mediterraneo con l’obiettivo di salvare le vite di chi tenta di raggiungere le coste europee a bordo di imbarcazioni fatiscenti.

Da alcune settimane la procura ha aperto una indagine conoscitiva sul fenomeno delle Organizzazioni non governative che prestano soccorso ai migranti in mare nelle acque tra la Sicilia e il Nord Africa.

Quello che il procuratore contesta alle Ong è una sorta di interferenza con le indagini nei confronti degli scafisti.

Secondo Zuccaro, infatti, “l’intervento immediato delle navi delle Ong fa sì che si rivelino inutili anche le indagini sui ‘facilitatori’ delle organizzazioni criminali, rendendo più difficili le indagini”.

E nonostante la grande presenza in mare il numero dei morti non è diminuito:  “I naufragi, una volta avvenivano in alto mare, in zone controllate da navi militari. Oggi non abbiamo più documentazione, perché abbiamo notizie soltanto dai sopravvissuti. E noi stimiamo che ci siano 500-600 persone che muoiono per ogni imbarcazione che affonda”.

Il proliferare delle navi è avvenuto dal 2016 e ha visto la presenza nei momenti di maggiore espansione di tredici assetti navali.

La procura di Catania è quindi partita da questo dato per capire come “si potessero affrontare costi così elevati senza disporre di un ritorno in termine di profitto economico”.

Nelle dichiarazioni di Zuccaro emerge un forte ruolo della Germania, il paese con il maggior numero di navi impegnate.

Il costo per il mantenimento delle navi in mare è elevato. Si va dagli 11mila euro giornalieri ai circa 400mila mensili. La domanda che la Procura si fa è quindi da dove arrivano questi fonti, da quali fonti di finanziamento.

Un altro nodo è poi quello legale. Ad oggi le Ong portano i migranti salvati in mare sulle coste italiane. Questo suscita la perplessità della Procura, soprattutto in merito all’articolo 12 della Bossi-Fini sulla immigrazione clandestina che le organizzazioni non governative starebbero in qualche modo violando.

Secondo la Convenzione di Ginevra esiste l’obbligo di portare le persone soccorse in mare al porto più vicino, che non necessariamente è quello italiano.

Alle accuse ha risposto Medici Senza Frontiere che proprio in questi giorni ha attrezzato una seconda nave per i soccorsi

Marco Bertotto, responsabile advocacy di Medici senza Frontiere, tramite Il Fatto Quotidiano dichiara: “La premessa – dice Bertotto – è il disagio nel vedere che gli unici soggetti che hanno come mandato, insieme alla Guardia costiera, il soccorso in mare, sono additati come responsabili dell’aumento della mortalità dei migranti. È paradossale. Se c’è la necessità di operare i soccorsi in mare – spiega – è perché le politiche europee danno come unica possibilità per raggiungere l’Europa quella di mettersi in mare rischiando la vita. Non c’è alternativa. Le ong, e Msf, operano sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana e, di fatto, nel rispetto del diritto marittimo internazionale, che prevede l’obbligo di soccorso in mare. Facciamo ciò che il diritto marittimo prevede”

Durante l’audizione il procuratore ha poi parlato di mafia, caporalato e tratta.

“La mafia – ha detto – non è interessata direttamente dal traffico di migranti, se non indirettamente e in maniera marginale nel caporalato, perché agisce dove ci sono i grandi flussi finanziari, come quelli per i centri di accoglienza”.

Il procuratore ha poi riferito del fenomeno della tratta di ragazze minorenni provenienti dal centro Africa. La Procura di Catania tramite un gruppo specializzato di magistrati ha fatto emergere che la programmazione di questo traffico è gestito interamente da organizzazioni straniere.

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