Planet of the Humans: una pericolosa bufala

Il documentario di Jeff Gibbs prodotto da Michael Moore è diventato il cavallo di battaglia delle destre negazionste sul tema della crisi ambientale

di Maurizio Sacchi

Planet of the Humans é il titolo di un documentario prodotto da Michael Moore, il regista idolo della sinistra americana, e di tutto il Pianeta, che è ora a disposizione gratuitamente su You tube, e sta collezionando milioni di visioni in tutto il mondo. Il film, diretto da Jeff Gibbs, è stato ultimato nel luglio 2019. Da allora ha suscitato un’ondata di polemiche, ma contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare ha finito col diventare il cavallo di battaglia delle destre negazionste sul tema scottante della crisi ambientale. 

Apparentemente, si tratta di un film di denuncia sul business delle energie alternative. e molte delle considerazioni e delle analisi che vengono fatte, specie nella prima parte del film, hanno serie basi fattuali e scientifiche. Si denuncia fra l’altro il fatto che le auto elettriche, su cui anche le case produttrici americane stanno investendo ingenti cifre, funzionano alimentandosi dalle reti elettriche pubbliche. Che funzionano a carbone, e con altri combustibili fossili. Anche le centrali Usa alimentate a biomasse vengono smascherate: gran parte di esse, secondo il documentario, si alimentano con legna ricavata da massicce deforestazioni. E ancora: per la fabbricazione dei pannelli solari sono necessari quarzo e carbone, e la fusione necessaria per la produzione delle fotocellule consuma quantità enormi di combustibili tradizionali, aumentando così la produzione di gas serra. Inoltre durerebbero pochissimo tempo.

Non si salverebbero, secondo Gibbs, nemmeno il solare e l’eolico. Nel documentario si mostrano parchi eolici, sempre negli Stati uniti, abbandonati e in degrado per i costi di manutenzione, a una decina d’anni di vita. Secondo i calcoli dell’autore, avrebbero prodotto meno energia di quella necessaria alla loro fabbricazione. Immagini impressionanti di distruzione di aree classificate desertiche, ma habitat di specie animali e vegetali rare e in via di estinzione, accompagnano la sezione che si occupa delle centrali eoliche basate sulla concentrazione di enormi schiere di specchi orientati al centro di questi enormi anfiteatri. 

Ma si tratta di un film a tesi: e gli argomenti portati sono tutti a senso unico, e ignorano completamente tutte le ragioni opposte. Fortunatamente, esse sono state sollevate dalla comunità scientifica internazionale  e dai media ambientalisti più seri e informati.   Citiamo qui un illuminante commento di Qualenergia, rivista italiana che da  anni si occupa del tema: “Gibbs liquida l’energia solare come una mezza truffa, facendo affermare dal primo che passa che i pannelli FV hanno una efficienza dell’8% e durano solo 10 anni, e che quindi non possono recuperare neanche l’energia fossile usata per costruirli: una tesi confutata da anni di ricerche sull’Eroei* del solare, che indicano il recupero dell’energia avvenga in meno di 3-4 anni, contro una vita di 25-30, ma che l’autore non si sogna di menzionare”.

Moore: non più una garanzia?

Non potendo battere l’energia eolica su questo terreno Gibbs la presenta invece come una fonte “ammazza natura”, riprendendo ossessivamente il terreno forestato dove verrà installato un impianto eolico nel Midwest, senza però dire che la stragrande parte delle turbine mondiali sono installate in campi, deserti, colline brulle, praterie o mari, dove non creano particolari impatti ambientali. Ancora più sporco il gioco sulle biomasse: ne parla come se ne esistesse solo un tipo, quello basato sul legname di foreste tagliate a raso. Nessuna citazione invece delle tante varianti molto più sostenibili, come quelle che producono calore, biogas o metano dalle discariche o dalla combustione o fermentazione di scarti.

Ma al di là della parzialità, infondatezza o della discutibilità di molte argomentazioni, molto più preoccupante è la tesi di fondo, che emerge sempre più chiara nella seconda parte del film. Con interviste a antropologi e filosofi si dichiara, semplicemente e in sintesi, che la catastrofe ecologica causata dall’umanità è dovuta essenzialmente al problema demografico. Si denuncia anche il modello di sviluppo capitalista e il consumismo. In sostanza si dichiara che il Pianeta non possa sostenere i più di 7 miliardi di abitanti attuali. Una visione catastrofica ed elitaria, che sembra prospettare una Terra drasticamente “sfoltita” di buona parte degli esseri umani, e una sorta di passo indietro dei sopravvissuti nella strada della storia. Una tesi che ricorda lo scenario apocalittico (e fortunatamente, in quel caso, satirico) del Dottor Stranamore di Kubrick. 

Non bisognerebbe dimenticare come anche l’ultradestra internazionale abbia coltivato sempre un mito del “ritorno alla Natura”, un odio per la “civiltà di massa”, ovviamente condito dall’implicito corollario che i privilegiati sopravvissuti sarebbero i bianchi occidentali, i primi responsabili delle devastazioni che si denunciano. Attenzione dunque, naviganti: questo film, che l’ottima confezione e la firma prestigiosa di Michael Moore rendono pericolosamente convincente , è un cavallo di Troia. O, per dirla con le parole di oggi, una pericolosa bufala.

  • l ritorno di energia sull’energia investita (ERoEI o EROI) è una misura dell’efficienza di un sistema di  raccolta dell’energia 

Nell’immagine di copertina, uno scatto di Jorge Franganillo da Unsplash. La foto di Moore è di Nicolas Genin

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