Sorpresa russa nella corsa al vaccino

Mosca sorprende il Mondo annunciando, prima di Cina e Usa, lo sviluppo di un farmaco  contro Covid-19 per uso di massa. Molti dubbi scientifici e importanti conseguenze politiche

Di Elia Gerola

Non si tratta di un nuovo super satellite, come lo Sputnik I era stato nel 1957, ma di Sputnik V,  annunciato  da Mosca ieri come il primo vaccino contro Covid-19  nel Mondo. Tutti si aspettavano sarebbero stati Trump o Xi Jinping ad annunciare in pompa magna un tale traguardo, invece sorprendendo tutti è stato il Presidente russo Vladimir Putin ha prendersi la scena, dichiarando che il preparato vaccinale anti Covid-19 prodotto dal locale Gamaleya Research Institute, un centro di ricerca affiliato al Ministero della Salute russa, ha è stato approvato dalle competenti autorità russe per la somministrazione su vasta scala.  Al 12 agosto la Russia conta quasi 900mila contagiati su una popolazione totale di circa 145 milioni di  persone, con più di 15mila morti da Covid-19. I nuovi contagi giornalieri oscillano tra i 4000 e i 5000. Ad ottobre quindi, è stato annunciato che partiranno programmi di vaccinazione di massa. Secondo Balloux però, un genetista dell’University College di Londra intervistato dalla prestigiosa rivista scientifica Nature: “Questa è una decisione sconsiderata e sciocca. Le vaccinazioni di massa eseguita con un vaccino impropriamente testato non sono etiche”. Lo scienziato ha poi aggiunto che l’impiego di un tale preparato potrebbe essere disastroso per due ragioni: i possibili effetti collaterali sulla salute, e il conseguentemente impatto negativo sulla già scarsa e scettica accettazione delle vaccinazioni da parte della popolazione.

La notizia dello sviluppo di un vaccino, dopo che l’inizio della ricerca era stato approvato dalla Duma solo nel giugno 2020, ovvero molto dopo l’inizio dei progetti di ricerca analoghi in altri Paesi ha incontrato lo scetticismo delle comunità scientifica e politica globale. La velocità di sviluppo, che ha visto l’approvazione giungere alla fine della cosiddetta fase 2, ovvero dopo aver testato il vaccino su gruppi di centinaia di persone giovani e vecchi, dopo soli due mesi dall’inizio della ricerca è infatti considerata eccessiva. Sono molte le perplessità espresse più o meno esplicitamente da varie autorità scientifiche. L’Oms all’inizio di agosto avrebbe chiesto alla Russia di seguire più rigorosamente le guide-linea elaborate a proposito dello sviluppo di un vaccino contro Covid-19, mentre la russa Association of Clinical Trials Organizations (Acto), rappresentatrice delle aziende farmaceutiche russe, ha consigliato al Ministero della Salute di aspettare il termine della fase tre per un’approvazione definitiva. Sputnik V non compare inoltre nella lista, attualmente composta da un sestetto di preparati, che per l’organizzazione basata a Ginevra avrebbero raggiunto l’ormai famigerata ed anelata fase tre, ovvero quella della sperimentazione di ampia scala su migliaia di persone.

Ad onore del vero, il 25 giugno anche l’Esercito cinese ha annunciato l’acquisizione di un vaccino sviluppato dalla propria accademia medica in collaborazione con la compagnia sinica CanSin Biologics. Tuttavia, per quanto approvato, tale preparato sarebbe stato riservato ad un almeno iniziale “uso limitato” alle forze armate di Pechino e si appresterebbe infatti ad essere sottoposto ad un’ulteriore sperimentazione su larga scala per l’impiego civile. Il 9 agosto infatti, il Ministero della Salute dell’Arabia Saudita ha annunciato che CanSino, grazie ad un accordo stipulato ad hoc, eseguirà i test tipici della fase tre sulla propria popolazione.

L’annuncio trionfale di Putin, che ha provato a rassicurare il mondo affermando che anche una propria figlia avrebbe ricevuto una dose del nuovo vaccino, va collocato in un più ampio scenario geopolitico, in cui ogni azione di progresso tecnologico con ricadute politico-economiche è anche fonte di paragone con altri Paesi e quindi di competizione per l’incremento del potere relativo reciproco. Come la disponibilità di mascherine e ventilatori durante le fasi più acute della Pandemia era infatti risultata fonte di soft power internazionale. Così la capacità di approvare per primi e produrre su larga scala un vaccino contro il virus che da ormai 8 mesi tiene sotto scacco il mondo potrebbe avere importanti ripercussioni in termini di prestigio, legittimità e capacità di influenza internazionale per lo Stato scopritore. L’annuncio dell’approvazione di un vaccino si colloca quindi in una vera e propria competizione tra Governi e sistemi politico-sociali-economici tra loro differenti.

Non solo somministrazioni di massa di un vaccino sicuro ed efficace permetterebbero al Paese in questione di fare ripartire prima di altri la propria economia interna. Un tale traguardo permetterebbe infatti di ottenere lauti profitti dalla vendita del preparato e soprattutto di incrementare la propria rilevanza a breve-medio termine a livello geopolitico. Avere la possibilità di stringere accordi di vendita con altri Paesi, avendo di fatto il coltello dalla parte del manico, conferirebbe infatti una posizione di vantaggio (leverage) e quindi di influenza globale, uniche. Le alleanze possibili, le condizionalità più o meno imponibili per assicurare al fornitura del vaccino e il generale prestigio accumulabile sarebbero solo alcuni esempi dei vantaggi ottenibili.

Ecco quindi spiegate le ragioni della “corsa al vaccino”, già palesata dal Presidente americano Trump all’inizio della Pandemia, quando aveva provato ad acquisire la tedesca CureVac, un’azienda specializzata proprio nello sviluppo di vaccini. Così mentre Reuters riporta che Washington si sarebbe assicurata l’approvvigionamento di eventuali vaccini da aziende quali Pfizer e AstraZeneca, l’UE sarebbe in trattativa sempre con Pfizer, Sanofi, Johnson & Johnson, Moderna e appunto CureVac. La corsa al vaccino è però ancora aperta e poche sono le certezze su cosa accadrà dopo il suo sviluppo. I Regolamenti Sanitari Internazionali dicono solo che dovrà essere approvato dall’Oms per una distribuzione globale, su costi di vendita e modalità di distribuzione molto dovrà essere stabilito.

 

 

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