Turchia, un “esercito” di golpisti

Sono accusati di omicidio e di tentato assassinio del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. È passato più di un anno da quella notte in cui ad Ankara una parte dell’esercito tentò il colpo di stato. Tempo 24 ore e il ”golpino” venne sedato. Da quel 15 luglio 2016 il presidente Erdogan ha avviato una campagna di “giustizia”, punendo gli autori e – dicono gli oppositori – approfittando del momento di caos, eliminato le voci dissenzienti, gli avversari politici.

I 486 imputati nei giorni scorsi hanno “sfilato” con le manette ai polsi nell’aula bunker della capitale turca, appositamente costruita per il processo dedicato ai presunti golpisti: uomini accusati di avere ordinato, dalla base di Akinci, i bombardamenti aerei sui palazzi del governo.

Fra i condannabili ci sono l’ex comandante dell’aeronautica Akin Ozturk, generali e piloti d’aereo e, in contumacia, anche l’imam esule Fethullah Gulen. Rischiano tutti l’ergastolo.
La comunità internazionale assiste con malcelato imbarazzo alle azioni, non sempre condivisibili, del presidente Erdogan. Intanto, il 24 luglio scorso, la Turchia ha celebrato la giornata nazionale per la libertà di stampa. «Ironia della sorte – scrive Il Fatto Quotidiano – nella stessa giornata sono stati trascinati in tribunale 19 tra redattori, impiegati e legali di quello che un tempo era il più grande quotidiano dell’opposizione liberale: Cumhuriyet».
E ancora: «Il direttore, Can Dundar è costretto a vivere in esilio, dopo essere stato arrestato, condannato ed essere scampato a un attentato. Altri redattori sono in carcere insieme a oltre cento giornalisti, tutti accusati di aver fomentato e partecipato al tentato “golpe” del luglio 2016».
Sullo sfondo resta la questione della “guerra fredda” tra Turchia e Germania. Erdogan ha definito «false» le notizie secondo cui «alcune imprese tedesche, tra cui i colossi Daimler e Basf, sarebbero sotto inchiesta in Turchia per sospetti legami con il “terrorismo”, ossia con i seguaci dell’organizzazione “Feto” del “golpista” Fethullah Gulen» scrive La Repubblica.
«Condanno con forza – ha detto Erdogan – le dichiarazioni che mirano a spaventare le aziende che investono nel nostro Paese. La giustizia turca è più indipendente di quella germanica. E anche l’allarme sui rischi corsi qui dai turisti tedeschi è privo di fondamento».
E poi c’è il problema della richiesta della Turchia di entrare nell’Ue: richiesta incompatibile con gli ultimi sviluppi politici. «Berlino preme per congelare i negoziati di adesione della Turchia, a partire da 4,45 miliardi di fondi. Bruxelles teme invece di “spingere definitivamente la Turchia verso Asia e autoritarismo”, ma soprattutto di perdere il sostegno di Ankara “nella lotta alle migrazioni illegali verso l’Europa”. “Non ci lasceremo ricattare – ha detto il commissario Johannes Hahn».

 

 

 

 

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/08/01/turchia-alla-sbarra-500-sospetti-golp_854ee296-eb78-480b-9f1d-be6d40a2a80d.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/25/turchia-salviamo-i-giornalisti-anti-erdogan-rischiano-lergastolo/3750117/

http://www.repubblica.it/esteri/2017/07/21/news/germania_turchia_erdogan-171348975/

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