Lo scontro infinito tra Caracas e Washington

Un gruppo di mercenari della Florida rivendica l'incursione in Venezuela sventata da Maduro. Trump nega il coinvolgimento

di Maurizio Sacchi

 La televisione di stato venezuelana ha trasmesso mercoledì un video di Luke Denman, l’americano appena catturato, nel quale Denman dice di  essere stato incaricato di prendere il controllo dell’aeroporto di Caracas in modo da poter portare  il Presidente Nicolas Maduro negli Stati Uniti. E’ solo l’ultimo atto della polemica al calor bianco tra Caracas e Washington dopo che il governo del  Venezuela ha dichiarato di aver sventato un’incursione dal mare di “mercenari terroristi” che hanno tentato di entrare nel Paese dalla vicina Colombia a bordo di  motoscafi, come ha spiegato  in un discorso televisivo il ministro degli Interni di Caracas Nestor Reverol.

La ricostruzione dice che Il commando è sbarcato la mattina presto di domenica 3 maggio su una spiaggia della città portuale di La Guaira, a circa 32 km dalla capitale Caracas. Le forze di sicurezza bolivariane, secondo la dichiarazione,  avrebbero  ucciso otto dei partecipanti al raid. Secondo il governo del Venezuela, l’obbiettivo del raid era l’uccisione del Presidente venezuelano, Nicolàs Maduro. Due degli assaltanti, Luke Denman, di 34 anni, e Airan Berry, di 41, sono stati catturati, e  una prima dichiarazione del presidente Maduro li aveva indicati come membri dei servizi Usa.  Ma martedì 5 maggio Donald Trump ha negato  il fatto, sostenendo di non essere al corrente del raid, e negando il coinvolgimento del suo governo, 

 A questo punto, Jordan Goudreau, ex membro delle forze speciali dell’esercito americano, ha fatto irruzione sulla scena,  dichiarando all’agenzia di stampa Reuters: “Lavorano per me. Sono i miei ragazzi”. Goudreau, che dirige una società di sicurezza privata con sede in Florida chiamata Silvercorp USA, ha dichiarato di essere “uno degli organizzatori della trama”.

A quanto pare, la Silvercorps e Goudreau iniziarono a occuparsi del Venezuela di Maduro nel febbraio del 2019, quando, alla frontiera tra Colombia e Venezuela si tenne  il concerto di sostegno a Juan Guaidò, l’oppositore al governo bolivariano allora appena eletto dalla Camera di Caracas come legittimo presidente, e riconosciuto da circa 60 Paesi, oltre che dagli Stati uniti.  Elezione che fu dichiarata immediatamente illegittima da Maduro, tuttora riconosciuto come  rappresentante del Venezuela dalla maggioranza dei governi. 

Il concerto era stato concepito come una sorta di spallata finale al regime bolivariano, e avrebbe dovuto essere l’innesco di una sollevazione popolare per deporre Maduro.  All’evento partecipò con compiti di “sicurezza” proprio la Silvercorp USA, e qui Goudreau ebbe contatti con cittadini colombiani e esuli venezuelani. Da ricordare che la Colombia del presidente Duque è fra i riconoscitori di Guaidò, oltre che da sempre avversaria del Venezuela bolivariano.

Ma chi è Goudreau, e cos’è la sua Silvercorp USA? Ecco come si presentano, nel loro sito web: “Utilizziamo un approccio su misura che affronta tutti gli aspetti della sicurezza e dei rischi operativi. Ci impegniamo a fornire una protezione solida e precisa. Le nostre diverse competenze e risorse globali consentono ai nostri esperti di gestire i progetti dall’inizio alla fine. Dalla messa in sicurezza dei tecnici alla protezione di dirigenti e celebrità in luoghi instabili, la nostra capacità di intervento rapido offre i migliori servizi lungo l’intero arco della gestione dei rischi per la sicurezza. Oggi, con il modo in cui le informazioni viaggiano istantaneamente, le situazioni di crisi in genere non “si risolvono da sole”. Devi intervenire prima che la situazione si aggravi. Se stai cercando aiuto per gestire una crisi, Silvercorp USA ha una grande esperienza nella gestione dell’intero spettro delle situazioni di crisi.

Goudreau ha anche diffuso in rete  un video in cui si riferiva a un “audace raid anfibio”  andato “in profondità nel cuore di Caracas”, aggiungendo che varie “unità erano state attivate” in tutto il Venezuela, e ora stavano combattendo contro le forze bolivariane. Ma simili dichiarazioni erano già state fatte da varie fonti durante tutto il 2019, nell’intento di animare alla rivolta la popolazione, e di indurre almeno una parte delle Forze armate a schierarsi con la rivolta. Tentativi falliti, anche se in varie occasioni, compreso il concerto di febbraio, nella capitale e in altri centri si erano verificati scontri sanguinosi, con un numero mai accertato di morti.

 Javier Nieto Quintero, che nel video appare a fianco del mercenario, sostiene che Goudreau appartenga alle Forse speciali dell’esercito Usa. E si appella direttamente alle forze armate   del Venezuela, perché insorgano contro il regime. Anche in questo caso, malgrado le affermazioni di Goudreau, non ci sono prove che siano in corso combattimenti nella capitale o nel territorio,  o che il gruppo sia mai arrivato a Caracas.

Intanto il Venezuela si trova in una drammatica crisi economica , sanitaria e sociale, determinata dall’embargo, dalla corruzione e dall’inefficienza dell’apparato statale e della infrastruttura del Paese, già abbandonato da più di 3 milioni di cittadini, per dirigersi nella vicina Colombia, e in altri Paesi dell’area. Il processo di pace e il dialogo, timidamente avviato già da tempo a Oslo, che potrebbero portare a nuove elezioni, e alla riapertura delle frontiere, è qualcosa di cui non si parla nemmeno più. Non sono serviti quasi due anni di inutili tentativi di far cadere il governo di Maduro con la forza. E ora questa riedizione in sedicesimo del fallimento della invasione a Cuba di Bahia cochinos, la Baia dei porci di 60 anni fa non è certo un passo che avvicini la fine del dramma del popolo venezuelano.

In copertina uno scatto di Caracas di Jonathan Mendez on Unsplash. Nell’immagine nel testo, Jordan Goudreau. Sotto, Maduro e la cattura dei mercenari (Luigino Bracci)

 

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