631 giorni di guerra ucraina. Il punto

Le armi restano le protagoniste, nella stupida immobilità della diplomazia internazionale

di Raffaele Crocco

I 631 giorni di nuova guerra fra Ucraina e Russia, iniziata con l’invasione voluta da Putin, non hanno messo a tacere la voce di chi è contro la guerra. Nonostante la repressione – esercitata da entrambi i governi – e a dispetto della poca pubblicistica, le notizie emergono. Magari in modo strumentale, affibbiando di volta in volta il ruolo del cattivo a chi reprime duramente i pacifisti. Il tribunale distrettuale Vasileostrovsky di San Pietroburgo ha dichiarato colpevole l’artista pacifista Sasha Skochilenko, per aver diffuso notizie false sull’esercito russo. La condanna è a sette anni di carcere duro in una colonia penale. L’accusa aveva chiesto alla corte di condannare l’artista a otto anni, la difesa puntava all’assoluzione. Lei, Skochilenko, era stata arrestata nell’aprile dello scorso anno dopo una performance piuttosto originale. Aveva sostituito i cartellini dei prezzi di un supermercato con altri, che raccontavano come stava andando la guerra in Ucraina. Ora, dopo già un anno e mezzo di carcere, dovrà scontare la pena e gli avvocati sono preoccupati: la donna è ammalata e sarà impossibile, là dove si troverà, ricevere l’assistenza adeguata.

Una storia triste, che si somma alle troppe non raccontate attorno al movimento pacifista che, in Russia e in Ucraina, tenta di far sentire una voce alternativa a quella delle armi, senza trovare casse di risonanza nei media internazionali. Eppure, qualcosa dovrebbe cambiare. La guerra, forse, inizia a raccontare che “la situazione per l’Ucraina è difficile”. Lo ha ammesso il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, incontrando il presidente della Lettonia Edgars Rinkēvičs. Parole che contrastano con quanto lo stesso capo della Nato diceva solo alcune settimane fa, spiegando che l’offensiva ucraina, pur lenta, segnava dei successi e che le armate russe erano in evidente difficoltà. In realtà, la tenuta generale dell’Ucraina, alla vigilia del duro inverno, è in discussione, con Zelensky messo sotto pressione da chi vorrebbe il regolare svolgimento di elezioni presidenziali del 2024 e da chi segnala che l’economia sta colando inesorabilmente a picco.

Una situazione complessa, proprio mentre l’esercito russo riprende l’iniziativa. Sta attaccando la città di Avdiivka, città industriale sul fronte est. In campo sono stati schierati blindati e uomini, che stanno prendendo di mira la zona industriale e bombardando, con l’artiglieria, 24 ore su 24. La città è già praticamente distrutta dai bombardamenti. I cittadini questa guerra la conoscono sin dal 2014, dall’inizio. Su 30mila abitanti di allora, ne sono rimasti poco più di 1.400, sparsi fra macerie e rovine. Il comando ucraino ha spiegato che l’esercito sta tenendo le posizioni, ma la pressione russa sta aumentando.

I civili restano i grandi protagonisti di questa guerra. Sono loro ad essere colpiti, con i combattimenti che si concentrano soprattutto sulle città. La città di Kherson, riconquistata un anno fa dalle forze ucraine, è continuamente bombardata dall’artiglieria russa, posizionata sulla sponda opposta del fiume Dnipro. Nelle ultime 48 ore, almeno un uomo è morto ed una donna è stata gravemente ferita.

Le armi restano le protagoniste, nella stupida immobilità della diplomazia internazionale. Le grandi potenze continuano a giocare le loro carte sulla pelle degli Ucraini, offrendo spettacoli quanto meno bizzarri. L’ultimo lo ha regalato il presidente statunitense Biden. Ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping. Sul tavolo argomenti delicati per la pace mondiale, come appunto la fine della guerra in Ucraina, una soluzione per quanto sta accadendo a Gaza e il futuro di Taiwan. Uscito dall’incontro, Biden ha candidamente definito il suo omologo cinese “un dittatore”, creando non poco imbarazzo al proprio staff e irritando l’entourage di Xi. Un vero disastro, che Dmitri Peskov, addetto stampa del presidente russo Putin ha commentato pacato. “Non commenterei una simile affermazione – ha detto -. Per noi la cosa principale è la vera amicizia, le relazioni di reciproco rispetto che esistono tra i leader della Cina e della Federazione Russa. E noi apprezziamo queste relazioni”.

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