Armi, un buco nella legge italiana

I commenti alle spiegazioni del Governo  della rete della società civile che ha sollevato il caso delle pallottole Cheddite finite nei fucili della giunta birmana

Continua la vicenda delle pallottole italiane ritrovate in Myanmar di cui abbiamo dato conto nei giorni scorsi. La risposta del Governo all’interrogazione parlamentare di  Erasmo Palazzotto (pende ancora quella alla deputata Lia Quartapelle), arrivata attraverso il sottosegretario Manlio Di Stefano,  era stata sollecitata anche da una rete della società civile italiana che, dopo aver chiesto chiarimenti alla Cheddite il 18 marzo (senza risposta) si era poi incontrata col sottosegretario. Di questa rete fa parte Amnesty Italia, Rete italiana pace disarmo, Opal, Italia-Birmania Insieme e l’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo.

“La risposta di Di Stefano – commenta Giorgio Beretta di Opal – è molto articolata e conferma l’effettiva possibilità che munizioni o parti di esse prodotte in Italia siano tuttora esportate dall’azienda turca in Myanmar, come è avvenuto nel 2014. Succede perché, la legge 110/1975 (che regolamenta le esportazioni di armi e munizioni comuni, sportive e da caccia) a differenza della legge 185/1990 (che regolamenta l’export di armi e munizioni di tipo militare) non richiede che l’azienda notifichi alle autorità italiane il destinatario e utilizzatore finale delle armi e munizioni esportate. Un problema che va al più presto risolto”.

Anche a Cecilia Brighi di Italia Birmania Insieme la risposta a Palazzotto sembra “puntuale” anche se, aggiunge, “il sottosegretario non si pronuncia sul fatto se il governo intenda o meno sostenere le modifiche alla legge 185/90 presentate in parlamento in modo da ricondurre tutte le esportazioni di armi e munizioni al regime previsto dalla 185/90.” Un punto condiviso anche da Raffaele Crocco, direttore dell’Atlante delle guerre: “E’ chiaro che il buco legislativo va colmato in modo da impedire che cartucce per cacciare cinghiali diventino proiettili per uccidere persone”.

(Red/Est)

In copertina, la prima immagine di un bossolo italiano pubblicata dal magazine birmano Irrawaddy

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