Bosnia senza pace, hanno tentato di uccidere Srdjan

Srdjan Susnica è un nostro amico. E’ un uomo coraggioso. Vive a Banja Luka ma è un dissidente e in un mondo che la democrazia la conosce poco, questo è pericoloso. La sua storia e un appello

Srdjan Susnica è un nostro amico. E’ un uomo coraggioso. Vive a Banja Luka – o almeno vorrebbe vivere lì, con la sua famiglia – ma è un dissidente e in un mondo che la democrazia la conosce poco, questo è pericoloso. In più, lui, serbo, denuncia le porcherie di una pace che nel suo Paese non è mai arrivata e grida l’ingiustizia di assassini che non solo non hanno pagato per quello che hanno fatto, ma oggi governano e diventano potenti.

Qualche giorno fa hanno tentato di ammazzarlo, mentre andava all’aeroporto. E’ vivo, lo sappiamo, anche se facciamo fatica a metterci in contatto. Questo articolo, scritto a Edvard Cucek, vuole essere la nostra prima piccola ciambella di salvataggio. Srdjan va aiutato e protetto. Noi siamo lì, con lui, per quanto possibile (Raffaele Crocco)

Dice: “Io sono un nipote orgoglioso di partigiani”. Lo dice da bosniaco serbo che vive nella Republika Srpska. Lo dice da dissidente, da uomo che rifiuta quello che la precaria pace di Bosnia ha creato. Lo dice da uomo braccato, con nemici mortali: qualche giorno fa hanno tentato di ucciderlo, sulla strada per l’aeroporto di Tuzla.

E’ una vita complicata quella di Srdjan Susnica. Quella frase è stata il titolo di un articolo che ha pubblicato nel luglio del 2015. Un articolo secco, preciso, in cui riassumeva le dinamiche dei nazionalismi ex jugoslavi dall’inizio della seconda Guerra mondiale ai giorni nostri, passando per gli anni novanta del secolo scorso, quelli della guerra. Soprattutto, parlava in modo micidiale, duro, critico di quello che ha portato la Bosnia alla tanto desiderata pace dopo conflitto durato 4 anni.

E’ stato l’inizio dei suoi guai. I vertici della Repubblica Serba di Bosnia non l’hanno perdonato. Era troppo, considerando che a scrivere era un serbo bosniaco, figlio di un poliziotto la cui morte è ancora raccontata in modo falso dalla politica ufficiale, facendola diventare quella di un martire per la libertà. La propaganda serbo bosniaca l’ha raccontata come un omicidio ordinato ed eseguito nel 1992 dai nemici della Republika Srpska allora nascente: cattolici croati o  bosgnacchi musulmani.  Non fu così e Srdjan questa verità la sta gridando.

Quell’omicidio – l’omicidio di suo padre, Miodrag Susnica,  –  maturò tutto all’interno del mondo serbo bosniaco. Il padre di Srdjan morì perché non accettava che la Bosnia si dividesse.  La voleva unità e venne ucciso, scaricando la responsabilità sui nemici. Srdjan stesso ora è nel mirino per aver tradito le aspettative. Figlio di una famiglia considerata “bene”, egli stesso ispettore di polizia con studi fatti anche all’estero: era il tipo ideale per diventare una colonna di quella identità serbo bosniaca che il governo di Banja Luka sta tentando di costruire. Con quella testimonianza ha tradito.

A cambiare la vita di Srdjan – lo racconta lui –  è stato il dopo guerra. Non ha accettato di vedere criminali di guerra diventare leader politici senza pagare dazio. Non accetta che alcuni si siano arricchiti grazie alla guerra e non vengano colpiti dalla giustizia. La sua denuncia si è fatta incalzante, continua. Nel 2016, viene messo nel mirino dall’autorità. Proprio in quel periodo arriva anche in Italia, per una serie di incontri.

Quel salto fuori dai confini peggiora la sua situazione. Un giornale pubblica i verbali della polizia del 1992. Diventano pubblici i nomi dei mandanti dell’omicidio del padre. A pubblicarli è Slobodan Vaskovic, che rivela come dietro a quell’assassinio potrebbe esserci l’attuale vicepresidente del Parlamento, Nenad Stevanic.  E’ la primavera del 2017. Nasce la voce che a diffondere quei nomi sia stato Srdjan. L’aria si fa pesante, le minacce frequenti, inviategli dai cittadini comuni che lo accusano di essere traditore del proprio popolo. Srdjan scappa, si rifugia all’estero, anche in Italia.

Rientra a fine anno, ma tutto precipita il 7 febbraio 2018: nel telegiornale dell’emittente pubblica RTRS, si denuncia un tentativo di destabilizzazione della Republika Srpkska. Un consulente del ministro degli interni parla di infiltrati, anche operatori di Ong, che potrebbero uccidere attivisti dell’opposizione, per poi attribuire l’omicidio al presidente in carica Dodik . nella lista spiccherebbe il nome di Srdjan Susnica, pagato  dice il consulente  da Ong straniere.

Il consulente, in qualche modo, lancia in una trasmissione del servizio pubblico televisivo la caccia al uomo. C’è evidentemente chi ha accolto l’invito: l’attentato di questo giorni ne è la prova. Lui sta cercando salvezza, insieme ai figli e la moglie, in uno dei Paesi europei che saranno disposti a dargli ospitalità, anche temporanea. Lui, europeista convinto, sta chiedendo aiuto all’Europa, sperando che il Vecchio Continente possa dargli una via d’uscita e un futuro.

Articolo di Edvard Cucek

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