Brasile: il ritorno di Lula

L'ex Presidente brasiliano, assolto da ogni accusa, è in testa ai sondaggi. Una vita in prima linea  

di Maurizio Sacchi

Parlando sabato ad un raduno a San Paolo, l’ ex Presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha pubblicamente annunciato la sua candidatura alla presidenza del Brasile, nelle elezioni di ottobre. “Sono certo che riusciremo a mettere in scena la più grande rivoluzione pacifica che il mondo abbia mai visto”, ha detto durante  il lancio di un’alleanza trasversale anti-Bolsonaro chiamata Vamos Juntos Pelo Brasil – Andiamo Insieme per il Brasile. “Abbiamo un sogno. Siamo mossi dalla speranza – e non c’è forza più grande della speranza di un popolo che sa di poter essere ancora una volta felice… Ancora una volta ci prenderemo cura del Brasile e del popolo brasiliano”, ha detto ancora Lula.

I sondaggi suggeriscono che Lula  sia sulla buona strada per vincere la sua terza presidenza della più grande democrazia del Sud America. Un sondaggio, rilasciato alla vigilia dell’annuncio di Lula, gli ha dato un 13% di vantaggio su Bolsonaro al primo turno e un 20% di vantaggio in un ballottaggio.  Lula da Silva (PT) conduce in tutti gli scenari del primo turno secondo la ricerca Genial Investimentos e Quaest Consultoriai. Nello scenario più probabile, Lula appare con il 46% delle intenzioni di voto, contro il 23% di Jair Bolsonaro (PL), attuale presidente, e il 10% dell’ex giudice Sergio Moro (Podemos). Il sessanta per cento degli elettori ha detto che non avrebbe votato per Bolsonaro – che è accusato di aver gestito male un’epidemia di Covid che ha ucciso quasi 665.000 brasiliani. Più del 60% crede che l’economia stia andando nella direzione sbagliata, con inflazione in aumento, alta disoccupazione e un crescente aumento del costo della vita.  “E’ importante non solo che Lula vinca, ma che Bolsonaro perda malamente”, ha detto l’editorialista politico Celso Rocha de Barros, che teme che, in caso di una  vittoria di stretto margine di Lula, Bolsonaro possa rifiutarsi  di cedere il potere, allegaando frodi, e possa promuovere  un colpo di stato per  “ristabilire la democrazia”.

 Il blocco di Lula comprende sette partiti di sinistra e di centro-sinistra, e spera di espandersi prima del voto del 2 ottobre. A dimostrazione  delle sue intenzioni unificatrici, Lula ha nominato Geraldo Alckmin, l’ex governatore di centro-destra di San Paolo, e  già rivale alle presidenziali, come suo compagno di strada.  Malgrado tutto, nelle ultime settimane ci sono stati segni di nervosismo tra gli alleati di Lula e i brasiliani progressisti esasperati da Jair Bolsonaro. Ad esempio,  Lula è stato costretto a scusarsi dopo aver dichiarato che gli agenti di polizia non sono esseri umani. Questa settimana è stato criticato per aver affermato che il presidente ucraino, Volodymyr Zelenskiy, e  Vladimir Putin siano ugualmente da biasimare per la guerra. “Se Lula continua con questa incontinenza verbale … darà all’attuale occupante del palazzo presidenziale una seria possibilità di rielezione”, ha avvertito su Twitter lo scrittore brasiliano Paulo Coelho.

Chi è Lula

Figlio di famiglia proletaria, Lula a 19 anni perse il mignolo della mano sinistra in un incidente sul lavoro alla pressa in una fabbrica di componenti automobilistici. È‘ allora che comincia a interessarsi alle attività del sindacato, Nel 1978 fu eletto presidente del sindacato dei lavoratori dell’acciaio di São Bernardo do Campo e Diadema, le città dove si trova la gran parte delle industrie automobilistiche brasiliane, tra cui Ford, Volks Wagen e Mercedes. Nel 1980, sotto la dittatura militare, fu co-fondatore del Partido dos Trabalhadores (PT), Partito dei Lavoratori, con un gruppo di professori universitari, dirigenti sindacali e intellettuali, tra cui  anche l’attivista e martire dell’ecologia Chico Mendes. Nelle elezioni del 1986, Lula fu eletto  al Congresso brasiliano. nelle liste del  Partido dos Trabalhadores, e partecipò alla redazione della Costituzione post-dittatura

Nel 1989, quando era ancora deputato, Lula si candidò  per la prima volta alla presidenza. Godeva già di grande popolarità nella società brasiliana, ma era assai temuto da imprenditori e banchieri. Di conseguenza, fu preso di mira dai media (famosissimo il dibattito presidenziale contro Collor de Mello, pesantemente censurato  da Rede Globo), e penalizzato da alcuni brogli durante le elezioni.  Lula decise di non candidarsi nuovamente al seggio di deputato nel 1990, preferendo lavorare al miglioramento dell’organizzazione del PT nel Paese. Nel 1992 Lula partecipò alla campagna per deporre il presidente Fernando Collor de Mello, che lo aveva sconfitto nel 1989, dopo una serie di scandali legati a finanziamenti pubblici. Lula divenne Presidente  il 27 ottobre 2002, dopo aver vinto il ballottaggio contro il candidato di centro José Serra del Partito della Social Democrazia Brasiliana (PSDB)., al ballottaggio, con il 61% dei voti; ottenne 52,4 milioni di voti, il più alto numero di voti della recente storia democratica del Brasile. Assunse la carica il 1º gennaio 2003. Il 29 ottobre 2006 Lula è riconfermato presidente, con oltre il 60% dei voti al ballottaggio, sconfiggendo il candidato del PSDB Geraldo Alckmin.

Due volte presidente

Durante i due mandati, grazie a nuove politiche di welfare, milioni di brasiliani hanno sensibilmente migliorato la propria condizione di vita. Il ceto medio brasiliano è così arrivato a raggiungere il 54% della popolazione nel 2013  quando gli succedette alla presidenza la sua delfina Rousseff. Il Programa Bolsa Família, l’allargamento del Sistema unico di salute (Sus) e il programma Brasil Sem Miseria (Brasile senza povertà), che eroga sussidi a milioni di famiglie, hanno contribuito a sottrarre milioni di persone dalla fame e dall’indigenza. L’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite  è così aumentato del 36% nel 2013 rispetto al 1980. Insieme con progetti come Fome Zero – Fame zero- e Bolsa Família, il programma di punta dell’amministrazione di Lula è stato il Programa de Aceleração do Crescimento (PAC, Programma di accelerazione della crescita) che prevedeva l’ammodernamento di  strade e ferrovie, la semplificazione e la riduzione della tassazione e la modernizzazione della produzione energetica del Paese. L’obiettivo era rafforzare le infrastrutture del Brasile e, di conseguenza, stimolare il settore privato e creare più posti di lavoro. Il denaro impegnato  in questo programma è stato considerato pari a circa 500 miliardi di real (oltre 250 miliardi di dollari) in quattro anni.

Lula e il suo  gruppo di governo rinnovarono tutti gli accordi con il Fondo monetario internazionale, firmati nel momento in cui l’Argentina andò in default nel 2001. Il suo governo raggiunse un soddisfacente saldo di bilancio primario nei primi due anni, come previsto dall’accordo con il Fmi, superando l’obiettivo per il terzo anno. Verso la fine del 2005, il governo aveva interamente ripagato il suo debito con l’Fmi, due anni prima del previsto.

Il complotto giudiziario

Nel 2016 Lula viene coinvolto nella Operação Lava Jato (Operazione Autolavaggio), con l’accusa di aver ricevuto denaro dalla industria petrolifera Petrobras, oltre a favori da parte di imprese, come la costruzione di un ranch e di un appartamento fronte mare.[3 La presidente Dilma Rousseff  tentò di nominare Lula ministro, secondo alcuni per sottrarlo all’inchiesta, ma la Corte suprema bloccò l’operazione. Il 4 marzo 2016 è stato fermato e interrogato per tre ore nell’ambito di un’inchiesta sui rapporti con Petrobras: Lula  respinse tutte le accuse. Dopo un anno, Lula è stato ritenuto colpevole di aver accettato tangenti del valore di 3,7 milioni di reais (1,2 milioni di dollari), venendo condannato il 12 luglio 2017 dal giudice Sérgio Moro, in primo grado, a nove anni e mezzo di prigione,[3ma rimanendo libero in attesa dell’appello. Poi, in secondo grado la pena è stata aumentata a 12 anni] e la Corte suprema ha respinto il suo appello contro la provvisoria esecutività della sentenza.

Il 7 aprile 2018, dopo aver tenuto un discorso di fronte al Sindacato dei Lavoratori Metallurgici, Lula si consegna spontaneamente alla Polizia Federale e viene condotto a Curitiba a scontare la pena inflittagli. Secondo i sondaggi Lula avrebbe potuto vincere largamente le elezioni presidenziali,poi vinte dal candidato di destra Jair Bolsonaro Dal 7 aprile 2018 all’8 novembre 2019 è stato detenuto  nel carcere di Curitiba, per scontare la pena di 12 anni e un mese per corruzione e riciclaggio.

L’8 novembre 2019 è stato rilasciato dopo 580 giorni di prigionia: la decisione della Corte suprema ha determinato che gli imputati di cui ancora non è stata accertata la colpevolezza possono rimanere in libertà fino alla decisione definitiva.

Infine, Il 7 marzo 2021 viene prosciolto da ogni accusa dal Tribunale Supremo Federale del Brasile, tornando quindi eleggibile e riacquisendo i suoi diritti politici.

In copertina una foto di Lula da presidente (cropped)

 

 

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