Centroamerica: “La soluzione è lo sviluppo”

Scuole, ferrovie, investimenti: un piano per la regione più violenta del Pianeta

Agli inizi di giugno l’accordo raggiunto fra il presidente messicano Lopez Obrador e il governo americano pareva totalmente a favore della linea dura di Trump, con il presidente americano che ne sventolava le pagine davanti ai media, e si vantava di aver ottenuto dal Messico la creazione di una nuova forza di 6mila uomini dedicati a bloccare il flusso di migranti dal Centroamerica.

Ma nel frattempo il Piano di sviluppo integrale per il Centroamerica, elaborato dalla Commissione Economica per l’ America latina e i Caraibi, che già da maggio il mandatario messicano aveva fatto proprio, continuava il suo cammino. E ora ha avuto una sua consacrazione internazionale, ricevendo l’appoggio, politico ed economico, delle più importanti organizzazioni internazionali.

Il presidente del Messico Andrès Manuel Lopez Obrador

“Il governo del Messico riceve con gratitudine e impegno le dichiarazioni di sostegno al PDI (Plan de Desarrollo Integral- Piano di sviluppo integrale), il cui obiettivo è prevenire la migrazione forzata, curando le cause strutturali che hanno originato la migrazione, migliorando le condizioni di vita della popolazione nel loro luogo di origine. Quanto sopra, nella consapevolezza che la migrazione è un fenomeno regionale e quindi richiede un approccio multilaterale”, spiega il ministero degli Affari Esteri messicano.

Hanno espresso il loro sostegno il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, e il presidente di El Salvador, Najib Bukele, dove inizierà l’attuazione del piano, le Nazioni Unite, e l’Unione Europea, con un messaggio dell ‘Alto rappresentante dell’Unione europea, Federica Mogherini. Al sostegno espresso da queste organizzazioni si è aggiunto quello di singoli Paesi come Germania, Spagna e Cile. Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha ribadito l’impegno dell’intero ecosistema delle Nazioni Unite a sostenere l’azione delle agenzie, dei fondi e dei programmi coinvolti nell’assicurare l’attuazione del Piano nei quattro paesi coinvolti. Nel frattempo Federica Mogherini ha reso noto che l’Unione europea è pronta a sostenere il Messico e i paesi dell’America centrale per promuovere lo sviluppo nella regione. Nella sua dichiarazione, sottolinea la grande opportunità che questo piano rappresenta per rafforzare la cooperazione bilaterale e regionale.

Antonio Guterres

“Questo è il vero cambiamento di paradigma: andremo a cercare la sicurezza della gente, i loro diritti, il loro sostentamento e non la sicurezza delle frontiere in termini di sicurezza nazionale”, ha detto il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador. Per Alicia Bárcena, segretaria esecutiva del Cepal, la Commissione economica latino-americana che ha creato il programma , questo piano garantirà che “la migrazione sia un’opzione e non un obbligo”.

Il piano integrale prevede un progetto di connettività dei quattro Paesi attraverso la costruzione di una ferrovia, con una nuova linea di 710 chilometri da Ciudad Hidalgo, Chiapas (Messico), a Puerto de la Libertad, nel Salvador, oltre a 225 chilometri di linee ferroviarie per collegare le città del Guatemala, Honduras e El Salvador. Un altro progetto è il miglioramento dell’infrastruttura di confine di 950 chilometri tra il Messico e il Guatemala, con nuove strutture per il turismo, le migrazioni e le dogane.

Inoltre, il piano include un gasdotto per gas naturale dal Messico all’Honduras, con un terminal a Puerto Cortés, Honduras, con una centrale elettrica da 300 megawatt, con un costo stimato di 1,2 miliardi di dollari, così come l’interconnessione del sistema elettrico messicano all’America centrale, con un’infrastruttura di 165 milioni di dollari, più 300 milioni per il collegamento tra Messico e Guatemala, che ridurranno i costi e andare di pari passo con l’integrazione digitale fra i Paesi coinvolti.

In campo sociale, il piano prevede una rete di scuole “sicure” per mantenere 500.000 bambini e adolescenti nel loro luogo di origine, e programmi per aiutare le famiglie a iniziare attività in proprio. Così come un piano di finanziamenti ai vari Paesi, dell’entità di 57,5 ​​miliardi di dollari l’anno. Il ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard ha informato che già dal momento dell’elaborazione congiunta di questo piano con Cepal e i governi centroamericani, vi è un impegno affinché, se si raggiungerà l’accordo generale, esso venga messo in pratica nel corso del prossimo decennio, attraverso una roadmap che coinvolgerà investimenti annuali di circa 10 miliardi di dollari, per aumentare la percentuale del prodotto interno lordo del 25%.

Sono in corso trattative con il Canada e il Giappone per integrare gli aiuti, e si prevede il sostegno dei paesi dell’Unione europea. In linea di principio, la Germania è disposta a investire 80 milioni di euro nella regione, ha aggiunto, senza fare riferimento a possibili investimenti cinesi, che avrebbero impedito il previsto sostegno da parte del governo degli Stati Uniti. Tutte le 16 agenzie delle Nazioni Unite, inclusa l’Unicef e l’Alto commissariato per i rifugiati, lavoreranno in collaborazione con i governi della regione nell’attuazione del piano, che ha descritto come un’iniziativa di portata mondiale.

La palla è ora nel campo di Trump,  commenta Gerardo Villagrán del Corra, antropologo e economista messicano del Centro Latinoamericano de Análisis Estratégico (Clae), che in una sua analisi ricorda che “la gente no emigra por gusto”, e che il Centroamerica è attualmente l’area più violenta del mondo, anche più del Medio oriente.

(Red/Ma. Sa,)

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