Centroamerica: “Solo lo sviluppo ferma la violenza”

Il presidente del Messico Obrador lancia un'iniziativa per andare alla radice del fenomeno migratorio nella regione più violenta del mondo. E chiede agli Usa di cambiare rotta

di Maurizio Sacchi

La Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC) ha presentato il 21 maggio il Piano di sviluppo integrale per il Messico, El Salvador, Guatemala e Honduras.
  Il piano, reso noto nella capitale messicana, “è stato progettato in tempi record [cinque mesi] dai quattro paesi, per promuoverne non solo la crescita economica, ma lo sviluppo integrale: questa è una priorità assoluta per il governo messicano”, ha spiegato Marcelo Ebrard, ministro degli Esteri del Messico alla presentazione dell’iniziativa, che ha visto la presenza del presidente messicano Andrés Mauel López Obrador, del segretario esecutivo dell’ECLAC, Alicia Bárcena e degli ambasciatori dei Paesi dell’America centrale.

López Obrador (nella foto)  ha affermato che il piano è mirato “essenzialmente al problema della migrazione: le persone migrano per necessità, a causa della mancanza di opportunità, di lavoro, o a causa della violenza, cui solo la cooperazione per lo sviluppo può servire, non certo la forza”,
L’obiettivo finale del progetto “è la gestione migratoria in tutte le sue fasi, dobbiamo impegnarci per mantenere le persone nei loro luoghi di origine, perché le persone non vogliono migrare sono costrette a farlo “, ha sottolineato il presidente. López Obrador ha anche  esortato il governo degli Stati Uniti a raggiungere un accordo per promuovere il piano di sviluppo integrale.

Si tratta di una risposta chiara e contraria alle pressioni degli Usa, che hanno recentemente sospeso gli aiuti abituali ai Paesi dell’istmo, accusandoli di non fare abbastanza per bloccare il flusso dei migranti, che malgrado le leggi antimigratorie di Washington, e l’inasprimento delle misure di controllo alle frontiere, non è affatto diminuito. Ma i toni sono stati diplomatici: “Spetta al governo degli Stati Uniti fare in modo che possiamo raggiungere un accordo, e condividere questo approccio, che conviene a noi tutti. Abbiamo già fatto progressi in questa direzione e dobbiamo riconoscere l’interesse mostrato dai funzionari del governo americano nell’ascoltare questa diversa impostazione”, ha detto Obrador nella presentazione dell’evento.

Disuguaglianza, inurbamento, cambiamento climatico

“La prima causa dell’emigrazione è la disuguaglianza: il 10% della popolazione con il reddito più elevato guadagna più di 70 volte del 10% con il reddito più basso”, ha riferito la Presidente della commissione, Bárcena. Il secondo fattore è la crescita accelerata della popolazione nelle città e il sottosviluppo nelle zone rurali; e il terzo è l’effetto del cambiamento climatico, che causa “la siccità che ha ridotto (la capacità della terra) da due raccolti a un singolo impianto all’anno”. Su tutto questo, ”il differenziale salariale della regione rispetto agli Stati Uniti”: nella regione centroamericana vivono 33 milioni di persone, e ogni anno ci sono 362.000 giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, che hanno bisogno di lavoro, ma questi Paesi generano solo 127.000 posti di lavoro all’anno.

La regione più violenta al mondo

La quarta causa, secondo la commissione, è la violenza, perché la regione centroamericana è “la più violenta del mondo, più del Medio Oriente”. Questa è almeno l’analisi che emerge dal lavoro degli esperti. Che pare in contrasto con quella dell’ Alto commissariato per i rifugiati dell Onu, che indica proprio in essa la causa del fenomeno migratorio. Si tratta di una contraddizione solo apparente: e probabilmente legata alle diverse missioni , e visioni delle due entità. Se è vero che la violenza, sopratutto delle famigerate maras (bande), è il fenomeno più visibile, e quello con cui l’Unhcr si trova a confrontarsi sul campo, le priorità indicate dalla Commissione vanno alla radice del problema, che è senza dubbio quello dello sviluppo ineguale. Tornando sul problema dei salari, un dato per tutti: il salario medo negli Stati uniti è 10 volte superiore a quello dei Paesi centroamericani.

Ma Trump accetterà questo diverso approccio? Nel chiedere l’approvazione del Congresso al suo progetto di muro alla frontiera col Messico, aveva dichiaratamente escluso che i fondi per gli aiuti potessero favorire un maggiore sviluppo nell’area, e la decisione di inasprire leggi e controlli, e di erigere il muro alla frontiera Sud, si basava su questo approccio. C’è da augurarsi che gli esperti Usa citati da Obrador, e la diplomazia siano in grado di far mutare questo orientamento.

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