Cina – Usa: una nuova guerra fredda? (2)

Cosa cambia nell'approccio americano verso la Repubblica popolare. Il ruolo dell'Unione europea

di Maurizio Sacchi

Il nuovo scenario che si sta delineando con il cambio di rotta nella politica estera dell’amminstrazione Biden ha al suo centro il confronto fra Stati uniti e Cina. A volte questa contesa è stata definita come una nuova Guerra fredda, rievocando il lungo periodo di tensione fra Usa e Urss, che ha caratterizzato la seconda metà del ‘900. Ma il termine “pace fredda” pare più adatto a descrivere questo confronto, per le caratteristiche sostanzialmente diverse che le due situazioni propongono. Se, nel caso del confronto col blocco sovietico, la supremazia sul piano economico del fronte occidentale  non è mai stata in discussione, e l’equilibrio è stato mantenuto solo attraverso il deterrente speculare dell’olocausto nucleare, non è questo il caso della contesa con la Cina. Secondo Thomas Graham, ex consigliere di George W. Bush, la Cina costituisce “un tipo di sfida strategica che gli Stati Uniti non hanno mai fronteggiato in passato, un rivale alla pari, in grado di competere su tutta la scala degli indicatori di potenza”.

Secondo Chang Li, esperto di relazioni Usa- Cina, i tre obiettivi politici dell’amministrazione Trump sono stati strategicamente ingannevoli e pericolosi. Li elenca così: 1) la separazione “retorica” della Repubblica popolare cinese  dal Pcc, Parito comunista cinese, 2) la pretesa di  di rovesciare il regime comunista e,  3) il contenimento della “minaccia alll’intera società” rappresentata dalla Cina.  Chang Li non ha certo ragioni per essere tenero con il Partito : come lui stesso racconta: “Non sono un fan del partito-stato comunista; sono un sopravvissuto al regime totalitario di Mao. Ho passato la maggior parte della mia infanzia a fuggire dal “terrore rosso” della Rivoluzione Culturale. Nella mia famiglia, sono stato io il fortunato. Almeno mi è stato risparmiato il destino di mio fratello, sorpreso ad ascoltare la Voice of America. I maoisti lo hanno picchiato a morte e poi hanno spostato il suo corpo sui binari della ferrovia, sostenendo che si era suicidato.” Non certo un amico del regime. Quali raccomandazioni allora, per la nuova amministrazione a stelle e strisce, per un cambio di rotta rispetto alle tre linee guida di Donald Trump?

1 – Lo stato-partito, in cui il Pcc controlla il governo, l’esercito, il sistema legale e i media, è il cuore stesso della Cina. Lo Stato ha solo la funzione di esecutore delle decisioni prese dal partito. Sebbene alcuni leader cinesi di alto rango abbiano sporadicamente chiesto una maggiore separazione tra partito e Stato, la tendenza schiacciante degli ultimi tre decenni, specialmente sotto la guida di Xi Jinping, è stata quella di consolidare il potere del Partito. Negli ultimi anni, alle società private, alle imprese straniere e alle joint venture è stato ordinato di creare sezioni di partito all’interno dei consigli di amministrazione. Estendendo non solo alla sfera politica, ma anche a quella economica. il controllo del partito, Quindi, ogni idea di separare gli interessi economici e sociali da quelli dell’attuale classe politica non è semplicemente realistica.

2 – In quanto al possibile rovesciamento del sistema contando sullo scontento popolare, un’indagine trasversale – a livello di municipio, contea, provinciale e centrale-sulla società cinese, condotta dagli studiosi della Harvard Kennedy School, ha messo in luce che la soddisfazione dei cittadini cinesi per il governo è aumentata virtualmente su tutta la linea. Secondo questo studio, “a seguito di misure politiche nei settori del benessere economico, della riduzione della povertà, della protezione dell’ambiente e della salute pubblica, i cittadini cinesi valutano il governo come più capace ed efficace che mai”. Ciò è particolarmente evidente nell’opinione espressa sul governo centrale, dove il grado di soddisfazione è stata dell  86 percento  nel 2003, 81 percento nel 2005, 92% nel 2007, 96% nel 2009, 92% nel 2011 e 93% sia nel 2015 che nel 2016.

Nonostante i gravi problemi che persistono nella Cina odierna, la dottrina, la composizione, il lavoro e le politiche del PCC sono profondamente cambiati durante l’era delle riforme. Un cambiamento in cui il totalitarismo ha lasciato il posto all’autoritarismo. Secondo Chang Li, “Il partito-stato comunista non è più in grado di esercitare un controllo assoluto sulla società cinese, che è diventata sempre più pluralista, vigorosa, autosufficiente e connessa con il mondo esterno”. Il Primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong ha recentemente scritto su Foreign Affairs Magazine, che “è improbabile che lo scontro tra queste due grandi potenze finisca come ha fatto la Guerra fredda, nel collasso pacifico di un Paese”. Per concludere…

3 – Se i responsabili politici di Washington continueranno a diffondere l’ immagine di una Cina come “minaccia all’intera società” rmondiale, rinunceranno a esercitare  “…ogni influenza su ampi settori della RPC, e [quindi] fare poco per influenzare le opinioni della classe media, la forza più dinamica della società cinese. Gli Stati uniti non devono cadere nella trappola di adottare una strategia di isolamento della Cina”. Se l’approccio attuale di Biden e Blixen, che prevede un  confronto diretto volto al contenimento della Cina, non dovesse ammorbidirsi,  avrebbe comunque bisogno di contare sull’appoggio dei suoi alleati, prima fra tutti l’Europa dell’unione. 

Ma qual’è al riguardo l’atteggiamento dell’Ue? Recentemente, ha definito la Cina un “rivale sistemico”; ma l’ economia condiziona troppo la politica europea per dare seguito pratico a queste affermazioni. .La Cina rimane un partner indispensabile per li Paesi dell’Ue, Germania in testa. E questo produce un effetto visibile nei rapporti con gli  Usa; che si renderà ancor più visibile se la politica estera di Washington dovesse richiedere misure che danneggino i rapporti con Pechino e la sua economia. La via che l’Europa pare intenzionata a seguire  passerebbe quindi per una riforma del Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, volta a ridurre l’intervento statale della Cina sull’economia, e a un maggiore rispetto della proprietà intellettuale. Forse questo non sarà gradito sull’altra sponda dell’Atlantico. Ma sembra prevedibile che uno scenario possibile, come risultato della gara in corso per il pre- dominio tecnologico, è che si crei nel tempo una sfera tecnoautoritaria dominata dalla Cina, in opposizione a una sfera liberale dominata da standard occidentali. Senza un vincitore globale. 

Il primo articolo di questa analisi e’ uscito il giorno 8 aprile

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