Colombia in crisi: Duque sotto assedio

Salta il dialogo con i promotori dello sciopero. Crisi politica ed economica. Aiuti Usa in forse

di Maurizio Sacchi 

Il Presidente della Colombia Ivan Duque ha incontrato venerdì 6 maggio i rappresentanti della Coalición de la Esperanza, gruppo parlamentare di opposizione che riunisce i partiti di centro. Benchè abbia dichiarato alla fine di aver “avuto un incontro produttivo con la Coalizione della speranza, una grande opportunità di dialogo, superando le differenze e senza punti politici”,  Jorge Robledo, Senatore del partito Dignità per la Colombia ha dichiarato di “aver  iniziato i colloqui come opposizione, e di aver lasciato il tavolo sempre come opposizione…abbiamo definito i nostri punti di vista e Duque ha esposto il suo.”

E l’incontro, che si presenta assai più spinoso, con i promotori dello sciopero generale, previsto per oggi 10 maggio, è intanto stato rimandato a data da destinarsi. Se  l’effetto immediato dello sciopero che ha paralizzato il Paese il 28 aprile è stato di ottenere la revoca della riforma fiscale, ora, dopo i 27 morti accertati, e le centinaia di feriti e migliaia di arresti, le richieste dei promotori dello sciopero si dirigono verso la la violenza della polizia. Con la richiesta dello scioglimento immediato della famigerata Esmad, li reparti antisommossa protagonisti della repressione. Ma “questo governo ha due facce. Di giorno offre dialogo e conciliazione, ma di notte mostra solo repressione“, ha detto Katherine Miranda, parlamentare dei Verdi. E Francisco Maltes, presidente della Cut, la Central ùnica de los trabajadores, primo sindacato della Colombia, ha dichiarato che ”…le proteste continueranno finché dal dialogo non si ottenga risultato”.

Nel 2022 si vota in Colombia, e lo sciopero aiuta a definire schieramenti e candidati. La sindaca di Bogotà Claudia Lopez, in braccio di ferro politico con Duque durante la pandemia, ha scelto una linea moderata, ma sostanzialmente dalla parte dei manifestanti. “Bisogna riconoscere che ci sono stati abusi da una parte e dall’altra. Se solo il vandalismo viene respinto, ma l’abuso di forza non viene riconosciuto, non c’è modo di avviare un dialogo”. Mentre Gustavo Petro, ex sindaco della capitale, e proveniente dalle file della guerriglia “antica” dell’M-19, dopo essersi dichiarato in appoggio totale allo sciopero, ha sostenuto in video che dovevano essere riservati, ma poi divenuti pubblici, che non appena ottenuta la revoca della riforma tributaria, i manifestanti  avrebbero dovuto tornare a casa, a celebrare la vittoria, e “salvare energie per le prossime battaglie”.

Una dichiarazione delle Nazioni Unite in Colombia ha sottolineato che “qualsiasi azione della forza pubblica deve rispettare pienamente la protezione e il rispetto dei diritti umani“, e fa esplicito riferimento all’accordo di pace del 2016 con gli ex guerriglieri delle Farc, con cui Duque si è sempre in disaccordo, indicandolo come un modello perché “queste garanzie siano reali, e rafforzare così la partecipazione dei cittadini”.

Sul piano internazionale,  Alexandra Ocasio-Cortez, la democratica del Congresso Usa, ha affermato che ”…si devono individuare responsabilità per la lunga serie di violazioni dei diritti umani da parte del governo colombiano“, ha detto, appoggiata da altri esponenti del partito di Biden, come Jim McGovern e Ilhan Omar. E questo potrebbe mettere a rischio i finanziamenti a stelle e strisce su cui conta Duque per rimettere in sesto le finanze della Colombia, che in seguito all’affondamento della riforma tributaria, hanno visto crollare le proprie quotazioni sui mercati, con il peso che ha perso quasi due punti rispetto al dollaro in un solo giorno. Gli osservatori economici internazionali hanno rilevato che manca solo un anno alle prossime elezioni, e quindi Duque non dovrebbe avere il tempo per elaborare una nuova proposta per l’economia colombiana. Questo non farà che aggravare la situazione, e l’appoggio del governo Biden è quindi indispensabile.

Dai vicini sudamericani, Duque ha ricevuto una critica importante, quella del primo ministro dell’Argentina Alberto Fernandez: “Prego affinché il popolo colombiano ritorni alla pace sociale ed esorti il suo Governo, nella tutela dei diritti umani, a porre fine alla violenza istituzionale che è stata esercitata”, che ha causato una risposta piccata da Bogotà. Ma ha ricevuto il prevedibile appoggio dai governi di Brasile, Cile e Perù.

In copertina: Bogotà foto di Jorge Gardner

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