Bosnia

É una vera polveriera la Bosnia Erzegovina, una bomba a tempo che nessuno vuole disinnescare e che nessuno vede.

Lo Stato si regge ancora sulla fragile costituzione nata dagli accordi di Dayton, del 1995. I tre popoli costituenti, da allora, hanno lavorato per ritagliarsi spazi e mettersi gli uni contro gli altri, costruendo una amministrazione elefantiaca e ogni potente ed escludendo ogni altro popolo. Le scuole restano separate, così come i programmi scolastici e i codici giudiziari. I Presidenti della Repubblica sono tre, in contemporanea e in rappresentanza dei tre popoli. Le frizioni crescono di giorno in giorno. Tutto questo frena l’ingresso del Paese nell’Unione Europea. Le procedure sono state avviate, ma sembrano troppi i problemi ancora aperti. Intanto, la disoccupazione ha toccato il 20% e l’economia stenta a decollare.

Così crescono le proteste. La più importante a Banja Luka, città della Bosnia serba. Il 24 marzo del 2018 la polizia trovò il corpo di un uomo nel fiume Crkvena, non lontano dal centro storico. Era il 21enne David Dragičević, scomparso sei giorni prima alla fine di una serata passata con gli amici. Dopo le prime indagini, la polizia disse che era stato coinvolto in una rissa, aveva fatto una rapina. Poi, tornando a casa, era caduto da un piccolo ponte sopra il fiume ed era annegato. La famiglia, soprattutto il padre, Davor Dragičević, non ci ha creduto. Ha accusato le autorità di voler coprire i responsabili ed ha cominciato a organizzare proteste quotidiane di piazza. Proteste che sono cresciute, coinvolgendo sempre più persone e più città.

A far salire la tensione è poi la questione dei migranti. Solo nei primi sei mesi del 2019 ne sono entrati illegalmente più di 9mila, in maggioranza pakistani. Il Governo ha deciso l’impiego di ulteriori forze dell’ordine, oltre alla polizia di frontiera e all’esercito. I soldati hanno ordine di bloccare fisicamente i passi e impedire l’attraversamento illegale del confine. Conflitto aperto, poi, con la Croazia, per la definizione dei confini marittimi. Zagabria ha deciso di costruire un ponte a Peljesac. Sarajevo ha considerato questa decisione una violazione delle proprie acque territoriali, ma ha scelto di cercare una soluzione in linea con il diritto internazionale. Insomma, nessuno scontro, ma la tensione resta alta.