Bosnia

Il 2017 si può considerare per la Bosnia Erzegovina l’anno della giustizia. Il 22 novembre il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia ha condannato il generale Ratko Mladić, all’ergastolo. Dopo un processo durato cinque anni, l’assise lo ha riconosciuto colpevole di dieci capi di imputazione su undici, tra cui di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Oltre a Mladic il Tribunale dell’Aja ha concretizzato negli anni 161 incriminazioni (tra serbi, croati, musulmani bosniaci e albanesi del Kosovo), 123 arresti e 83 condanne. Dopo un conflitto come quello che ha attraversato la Bosnia la giustizia è molto ma non è comunque tutto. Il Paese non è stato interessato da grandi cambiamenti nella situazione politica (si attendono le elezioni parlamentari dell’ottobre 2018) ed economica. La Bosnia è ancora uno degli Stati con il tasso di emigrazione più alto nell’Unione Europea: quasi un bosniaco su due vive all’estero. Molti elementi nel Paese continuano ad alimentare le divisioni interne e la difesa delle tradizioni religiose dei singoli gruppi: dalla grande forza dei partiti nazionalisti, ad un sistema scolastico sempre più basato sulla segregazione nel quale i bambini croato-bosniaci e bosgnacchi frequentano classi diverse nello stesso edificio. Ad alimentare le divisioni anche le dispute di confine da dirimere con gli Stati confinanti, riguardo le quali le tre comunità del Paese bosgnacchi, serbo-bosniaci e croato-bosniaci hanno opinioni differenti. Un esempio è la demarcazione del confine tra Bosnia e Serbia in tre aree contese lungo il fiume Drina, ma si può citare anche la disputa della penisola di Pelješac, dove la Croazia ha intenzione di costruire un ponte sopra lo stretto corridoio di mare della Bosnia Erzegovina.

Un ulteriore elemento è poi quello della migrazione. Dalla fine del 2017 il Paese ha visto un crescente afflusso di persone in fuga dai conflitti in corso nel Vicino Oriente. I migranti, rimasti bloccati nel 2015 nella cosiddetta rotta balcanica, hanno infatti trovato una via di fuga nelle frontiere non controllate tra Bosnia e Croazia.