Corea del Nord, bomba e apartheid nucleare

Intervista a Lisa Clark. Il trattato di non proliferazione nucleare per ora ci ha salvato dalla guerra nucleare. «Permette agli Stati Uniti, ma anche alla Russia, alla Cina, alla Gran Bretagna e alla Francia» di mantenere i loro arsenali senza alcuna ispezione e verifica esterna. «Ma la denuclearizzazione del pianeta non è un sogno»

di Andrea Tomasi

Il pianeta, tutto il pianeta, può essere denuclearizzato. Non è un sogno. Non è utopia da salotto. Ne è convinta Lisa Clark, attivista dell’Ican (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), organizzazione che si batte per l’abolizione del nucleare a cui è stato assegnato  il Nobel per la Pace 2017. Clark ha parlato ai microfoni di Caravan (vedi intervista sotto). L’abbiamo raggiunta al telefono mentre era in viaggio, cosa più che normale, visto il nome della trasmissione (sottotitolo: «In viaggio per il mondo»).

 

Clark è stata in visita in Corea. In merito all’incontro-confronto tra Donald Trump e Kim Jong-un Clark si dice ottimista: «A differenza di altre persone, io non sono molto cinica – ha detto – I due presidenti non hanno fatto a chi ce l’ha più lungo, come invece tendevano a fare qualche mese fa. A me sembra un segnale ottimo».

 

A chi le dice che difficilmente si può credere ad un disarmo reale e totale della Corea del Nord, lei risponde così: «Se diciamo che “nessuno crederà mai” al disarmo significa che pensiamo che nessuno potrà mai cambiare. Se pensiamo questo significa che ci dobbiamo sparare. E comunque lì sono due quelli che devono cambiare».

Insomma non c’è solo il presidente nordcoreano da monitorare, c’è anche quello americano, perché sul lungo periodo il disarmo – dice – non può essere a senso unico. «Anche Trump deve cambiare. E l’importante è che dietro ci siano altri che lavorano . E questi altri ci sono».

Il trattato di non proliferazione nucleare, che quest’anno compie gli anni, è quello che per ora ci ha salvato dalla guerra nucleare, «permette agli Stati Uniti, ma anche alla Russia, alla Cina, alla Gran Bretagna e alla Francia» di mantenere i loro arsenali senza alcuna ispezione e verifica esterna. Questo è considerato una specie di apartheid nucleare, una ingiustizia tra Stati, un regolamento antidemocratico tra gli Stati». Ma ci sono delle alternative, per restituire democraticità. «Il disarmo nucleare sarà un obbligo anche per gli Stati Uniti».

CLICCA sotto e ASCOLTA l’intervista di Lisa Clark a Caravan

Quando si parla di possibile catastrofe nucleare si parla allo scambio nucleare tra India e Pakistan. In caso di distruzione di città indiane e pachistane, gli effetti della catastrofe umanitaria coinvolgerebbe tutto il pianeta. «In caso di esplosione nucleare gli effetti li avremo tutti, ovunque. Questo è provato scientificamente: siamo interdipendenti per la meteorologia, per lo spostamento dei detriti che possono risalire l’atmosfera e andrebbero ad oscurare i raggi del sole. Per tre-quattro anni i raccolti africani fallirebbero. Le armi nucleari non sono armi come le altre. Sono progettate per distruggere città e umanità».

 

 

 

foto tratta da http://www.senigallianotizie.it/1327458976/la-scuola-di-pace-di-senigallia-partecipa-a-italia-ripensaci

 

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