Cosa vogliono i talebani

Dopo i colloqui di Doha e l'avvio delle trattative  tra gli inviati di mullah Omar  e gli Stati uniti, quali sono le posizioni della guerriglia in turbante? La lettura del negoziato nelle parole del loro capo delegazione

Qual’è la lettura talebana dei primi passi negoziali segnati dalla settimana di colloqui nel Qatar conclusasi alcuni giorni fa? Sappiamo abbastanza delle posizioni americane sulle prime mosse di un accordo di pace in Afghanistan. Ma qual è esattamente la posizione della guerriglia? Cosa pensano del negoziato i talebani?

Mercoledì scorso – scrive oggi il quotidiano pachistano  Pak Tribune – i talebani hanno rilasciato un’intervista video in cui parla l’attuale capo dell’ufficio politico talebano a Doha, Sher Abbas Stanekzai (che sarà sostituito nei colloqui da Mullah Baradar, considerato una “colomba”). Stanekzai afferma, tra l’altro, che le Nazioni Unite, l’OIC (Organizzazione della conferenza islamica), le maggiori potenze e i Paesi regionali e limitrofi saranno presenti come garanti quando i talebani e gli Stati Uniti firmeranno gli accordi sul ritiro delle truppe e sull’impegno dei talebani a far si che il suolo afgano non venga usato per danneggiare altri. “Abbiamo convinto gli Stati Uniti – scrive il quotidiano riportando alcuni stralci dell’intervista – che le questioni relative agli Stati Uniti saranno discusse con loro e quelle relative alle questioni interne dell’Afghanistan saranno discusse con gli afgani e le tribù a tempo debito”.

“Gli Stati Uniti pensano che l’Afghanistan sia stato usato contro di loro in passato e vogliono assicurarsi che il suolo afgano non venga usato contro di loro in futuro. Vogliono che nessuno agisca contro gli Stati Uniti e se ciò viene garantito, sono pronti a ritirare tutte le truppe straniere sia americane sia della NATO. Abbiamo detto loro che persino un solo soldato straniero non è accettabile sul suolo afgano-… abbiamo detto loro che il Jihad continuerà anche se un solo soldato rimarrà in Afghanistan. Ci hanno assicurato che ritireranno tutte le forze”.

Stanekzai sostiene che gli americani hanno assicurato di non volere né la presenza permanente di truppe né basi militari, un punto sensibile sul quale sinora l’inviato americano non aveva detto nulla. Poi c’è il nodo governo afgano che i talebani considerano un esecutivo illegale e imposto con la forza. Il presidente Ashraf Ghani – dice Stanekzai – non può decidere che restino le truppe straniere né chiedere loro di andarsene perché non ha alcun potere: “E dunque – conclude il negoziatore talebano – come possiamo parlare con una persona impotente?”

Quando si dice via dall’Afghanistan, ribadisce Sher Abbas Stanekzai, significa non un singolo soldato, nemmeno all’interno dell’ambasciata americana. Tutti via: soldati, consiglieri militari, addetti alla formazione, servizi segreti: “La protezione dell’ambasciata americana è responsabilità del futuro governo afgano. Se vogliono tenere alcune guardie all’interno dell’ambasciata, gli USA dovranno discuterne con il governo afgano “. Infine: “I talebani onoreranno i loro impegni e lo dimostreranno. Ma se l’altra parte rompesse le promesse, allora avremo il diritto di non essere obbligati ad agire in base a ciò che avevamo negoziato. Ma credo che non accadrà visto che tutte le grandi potenze e le Nazioni Unite saranno testimoni dell’accordo”. (Red/Em.Gi.)

Sotto l’immagine di copertina , una mappa dell’Afghanistan

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