Cos’ha provocato la crisi srilankese

I motivi sono abbastanza noti ma c'è chi accusa i Rajapaksa di aver imposto ideologicamente un'agricoltura bio e di essere caduti nella "trappola del debito" cinese. E' proprio così? Un'analisi

di Emanuele Giordana

I motivi della crisi che hanno portato al default lo Sri Lanka sono abbastanza noti: il Covid e il conseguente crollo del turismo unito a una politica sfrenata di debiti esteri (governativi e privati) e una detassazione di alcuni beni per riguadagnare consenso  con nodi che vengono al pettine quando la crisi ucraina fa impennare prezzi già molto elevati nell’isola che deve comprare fuori quasi tutto: petrolio e derivati, prodotti chimici e farmaceutici, latte e altri beni di prima necessità oltre alla materia prima per l’industria tessile, la prima del Paese.  La crisi nello Sri Lanka ha dunque origini lontane e certamente si deve alla spregiudicata attività della famiglia Rajapaksa di cui Ranil Wikremesinghe – il nuovo Capo dello Stato – è stato a lungo uno dei maggiori oppositori benché qualcuno argomenti che sia un uomo della famiglia Rajapaksa.

La scelta “ecologica”

Può essere che lo sia diventato in quello scambio di figurine tipico di un’élite inossidabile ma bisogna  ricordare che fu premier durante i due gabinetti Sirisena, l’uomo che aveva sconfitto Mahinda Rajapaksa nelle elezioni del 2015 (salvo poi ripescarlo: vengono infatti dallo stesso partito Slpp). Errori la famiglia di Gotabaya e Mahinda Rajapaksa ne ha fatti comunque tanti.  Tra i tanti – oltre a una gestione famigliare della cosa pubblica –   c’è quello di aver imposto ai contadini srilankesi il passaggio a un’agricoltura completamente organica i cui effetti nefasti sono stati descritti nel maggio scorso dalla stampa internazionale. Ma la scelta non era dettata, come qualcuno – anche sulla stampa italiana – ha argomentato, da un eccesso di ecologismo intellettuale bensì dal fatto che, per tentare di mettere una pezza alla valanga del debito in arrivo, la famiglia Rajapaksa aveva vietato (aprile 2021) l’importazione di fertilizzanti e pesticidi. Divieto che comprendeva anche altri generi di prima necessità.

Questa sorta di conversione obbligata avrebbe anche potuto funzionare, come hanno spiegato autorevoli ambientalisti (e come sa chi coltiva un orto biologico), se lo Sri Lanka si fosse preparato per tempo. Un buon sistema di compostaggio, con scarti biologici che normalmente vengono bruciati o interrati, può produrre un ottimo concime che ha però tre svantaggi. Il primo è che mettere in piedi dall’oggi al domani un sistema cosi complesso su scala nazionale richiede almeno uno o due anni di tempo. Il secondo è che il compost ha un rilascio tardivo. Il terzo infine, che richiede una “sapienza”, ossia un sistema per esempio di rotazione delle colture. Il contrario della monocoltura che esige sempre maggior dosi di fertilizzanti e pesticidi e che lascia il terreno praticamente sterile.

Trappola cinese o internazinale?

Su un altro elemento c’è una discreta confusione: la “trappola del debito”cinese. Secondo Pechino l’indebitamento dell’isola verso la Cina equivale solo al 10% del totale. Potrebbe arrivare al 12-13% in realtà se si considera che il debito totale è di circa 50 miliardi di dollari e l’esposizione coi cinesi è di 7. Ma il restante 85%? Intanto ci sono una serie di investitori importanti come India e Giappone, Stati Uniti o Gran Bretagna. Ma poi ci sono anche una quindicina di miliardi di bond (per la maggior parte in dollari) il che costituisce una trappola che vale il 30% del debito, oltre il doppio di quella dei cinesi che, non a caso, li hanno chiamati “fondi avvoltoio” (un caso simile, quello dello Zambia, si può leggere qui). . Il motivo è semplice: stretto dal Covid, dal calo del turismo, dagli effetti dei tagli sulle tasse di alcuni beni e alla fine dall’impennata dei prezzi per la guerra, lo Sri Lanka ha cominciato a emettere bond sovrani a tassi… da avvoltoio. Altro che trappola cinese. Il trappolone l’hanno ordito in tanti (cinesi compresi) e i Rajapaksa ci hanno navigato fino ad affondare.

In copertina un momento delle proteste. Nel testo il programma eco del Governo e sotto uno striscione anti Gotabaya

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