Covid, la nuova emergenza tedesca

Dopo aver superato brillantemente la prima ondata Berlino ha perso il controllo del virus in autunno e da allora si ritrova con numeri elevati di contagi. Mentre il maggior partito di governo continua a perdere una grossa fetta di consensi

di Pietro Malesani

“È un errore mio e mio soltanto, che deve essere chiamato tale e bisogna correggere in tempo”. Com’e’ noto, sono le parole pronunciate qualche giorno fa dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, in una conferenza stampa decisamente inusuale, in cui annunciava un ritorno sui propri passi e la revoca del lockdown duro nei giorni di Pasqua. Niente chiusura totale, quindi, era impensabile organizzarne ogni aspetto in così poco tempo e le criticità avrebbero superato i benefici. Spinta anche dai Länder la Cancelliera ha deciso quindi di desistere, scusandosi con i cittadini per la confusione arrecata: “Chiedo perdono a tutti, me ne assumo la completa responsabilità”.

L’ammissione di colpa arriva in un momento estremamente difficile per la Germania e per il suo governo, proprio per la gestione della pandemia. Dopo aver superato brillantemente la prima ondata, Berlino ha infatti perso il controllo del virus in autunno e da allora si ritrova con numeri elevati di contagi. La terza ondata è quindi arrivata nel Paese senza che una serie di misure e chiusure fossero riuscite a contenere la seconda, tanto da spingere appunto il governo a pensare a un lockdown totale.

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Il Covid-19 e il suo contrasto sono al centro anche di una serie di polemiche scoppiate nelle ultime settimane in Germania. Uno dopo l’altro, due deputati conservatori – Nikolas Löbel e Georg Nüsslein, facenti parte della CDU di Angela Merkel e del partito gemello bavarese CSU – sono stati accusati di essersi arricchiti con l’acquisto di mascherine da parte dell’esecutivo, in primavera, grazie al loro ruolo di mediatori. Per il secondo è stata anche aperta un’inchiesta, che lo vede indagato per corruzione. Il Maskenaffäre, come è stato denominato in Germania, ha toccato negli scorsi giorni anche il ministro della Sanità Jens Spahn. A sua volta membro della CDU, è stato accusato dal settimanale der Spiegel di aver acquistato mascherine dall’azienda Burda GmbH di cui il marito è un rappresentante, rendendosi quindi protagonista di un caso di conflitto di interessi.

Che vengano confermate o meno, le accuse gettano un’ombra scura sull’operato del governo e su come abbia scelto di affrontare l’emergenza iniziale. Molti dei problemi emersi ora affondano le loro radici nella scelta di procedere il più in fretta possibile con l’acquisto delle mascherine, firmando contratti diretti e rinunciando a passaggi burocratici e controlli ritenuti non essenziali. Ad essere contestata non è l’efficacia delle misure, che hanno anzi portato la Germania a reagire a tempi record, ma gli effetti collaterali di queste: i molti parlamentari coinvolti in poche settimane hanno portato la stampa a ipotizzare un atteggiamento poco trasparente – se non scorretto – dell’intero partito cristiano-democratico, non soltanto di singoli.

Il partito è stato inoltre interessato da un ulteriore caso di corruzione: Mark Hauptmann è stato accusato di aver ricevuto denaro dall’Azerbaijan, agendo come lobbista a favore del Paese estero mentre rappresentava le istituzioni tedesche. Hauptmann e Löbel hanno lasciato il loro seggio nel Bundestag, Nüsslein è uscito soltanto dal gruppo parlamentare, mentre Spahn ha negato di aver agito in maniera scorretta. Gli scandali e la gestione vacillante dell’emergenza sanitaria hanno portato il maggior partito di governo a perdere una grossa fetta di consenso. I tedeschi non sono abituati ad affrontare in maniera inadeguata i problemi e hanno quindi messo rapidamente sotto accusa la CDU, che è scesa nei sondaggi sotto il 30% dopo che a lungo aveva sfiorato il 40. Anche i media si sono scagliati contro il governo, parlando di una “nuova incapacità tedesca” e di un’amministrazione confusa e inefficace.

Le difficoltà del centrodestra di Angela Merkel si sono palesate anche con le sconfitte nelle elezioni di metà marzo in Baden-Württemberg e Rheinland-Pfalz. Queste hanno ricordato come in Germania non sia per forza necessario governare con i cristiano-democratici e hanno riportato in auge la possibilità di realizzare una coalizione semaforo: socialdemocratici (rossi) e liberali (gialli) sotto la guida dei Verdi, per un’eventuale cancelleria molto diversa da quella attuale.

Soprattutto però, è stata l’ammissione di colpa della Cancelliera a mostrare quanto il momento sia complicato per il governo. Elogiata per la presa di responsabilità e per l’onestà delle sue dichiarazioni, la Merkel ha però anche dimostrato come l’esecutivo stia procedendo in maniera confusa, in balia delle volontà dei Presidenti dei Land quando la popolazione esigerebbe chiarezza e decisione. Inoltre mai la cancelliera aveva ammesso in tal modo un proprio errore: un segno di debolezza, dettato dalla necessità di recuperare credito tra i cittadini e le stesse forze politiche che la sostengono.

Germania ed Unione Europea si stavano preparando all’uscita di scena della Merkel, prevista per il voto nazionale di settembre: dopo sedici anni di dominio ininterrotto era chiaro che il cambio avrebbe lasciato un segno non indifferente, tanto più che riguardava la politica di maggior caratura ed esperienza sul continente. Le ultime settimane, tuttavia, hanno sorpreso persino chi si era aspettato il peggio. A Berlino è caduta infatti l’unica certezza, quella di una CDU forte e di gran lunga primo partito: resta ora da vedere se il calo nei sondaggi si arresterà o porterà ad un ulteriore declino. Bruxelles intanto osserva interessata le vicissitudini tedesche: appare sempre più chiaro come le elezioni, salvo colpi di scena, non saranno in grado di far emergere una nuova figura forte, in grado di assumere da subito anche la posizione di spicco che ora Angela Merkel ricopre a Bruxelles. Più facile credere che, almeno per un periodo, il ritiro della cancelliera lascerà un vuoto di potere e andrà a modificare gli equilibri dell’Unione.

In copertina il Reichstag

Questo articolo e’ un contributo de Il Fendinebbia

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