Cuba tra ‘bloqueo’ e solidarietà

"L'impatto economico provocato da pandemia e embargo è stato minimizzato dall'atteggiamento che alcuni soggetti internazionali ci hanno riservato". L'intervista a Yarisleidis Medina Valle dell’Istituto Cubano de Amistad con los Pueblos

di Alice Pistolesi

L’embargo imposto a Cuba dagli Stati Uniti resta inscalfibile ma esiste ancora una forte rete di solidarietà verso l’Isola che pare sia stata rinvigorita dalla Pandemia da Covid-19. Per capire quanto sta succedendo sull’Isola caraibica dal punto di vista economico, politico e diplomatico abbiamo rivolto alcune domande a Yarisleidis Medina Valle*, dell’Istituto Cubano de Amistad con los Pueblos, esperta in politiche della solidarietà internazionale.

Cosa ha provocato a Cuba la combinazione tra il blocco imposto dagli Stati Uniti e la pandemia?

Il blocco imposto dagli Stati Uniti peggiorato con il mandato di Trump ha impedito l’arrivo di medicinali salva vita. Per fortuna l’impatto è stato minimizzato dalla solidarietà internazionale che ci è stata riservata. Cuba ha ricevuto donazioni da cubani espatriati e da sostenitori per circa 9milioni di dollari. Avevamo poi lanciato una campagna internazionale per l’acquisto di 10milioni di siringhe per somministrare vaccini che ha raggiunto l’obiettivo.

Quindi la solidarietà che Cuba ha dimostrato durante la pandemia con l’invio di medici è stata corrisposta?

Direi proprio di sì. Durante la pandemia Cuba ha inviato più di 50 brigate mediche in oltre 50 paesi, ma anche noi abbiamo ricevuto aiuti che ci hanno consentito tra le altre cose di sviluppare i nostri vaccini. L’invio delle nostre brigate durante la pandemia ha fatto sì che la solidarietà nei nostri confronti sia in questa fase più forte che in passato. Credo anche che abbiamo contribuito a far riflettere molti popoli sull’importanza di avere un sistema sanitario pubblico come il nostro.

Cuba sta ancora aspettando l’approvazione dei propri vaccini dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quali Stati hanno finora usufruito delle vostre immunizzazioni?

Al momento a Cuba, tramite Biocuba Farma e il Centro di Ingegneria e biotecnologia abbiamo sviluppato cinque vaccini. Il Soberana 1, 2, plus che è un rinforzo rivolto ai guariti, Abdala e Manvisa. Oltre ad aver immunizzato l’Isola i vaccini sono stati venduti a Iran e Venezuela. Vaccinarsi, dai due anni in su, è sempre stato a Cuba un atto volontario. Siamo ora in attesa dell’autorizzazione dell’Oms che ci consentirebbe di diffondere il nostro vaccino, a prezzi modici, anche ad altri Stati.

Come è adesso situazione dal punto di vista economico?

Tutto quello che succede a Cuba va letto nell’ottica del blocco. In questa fase si unisce poi il rincaro del prezzo del combustibile provocato anche dalla guerra tra Russia e Ucraina. A causa del rincaro e della mancanza di combustibile non abbiamo avuto modo di distribuire alimenti e ci troviamo in forte difficoltà. La nostra difficoltà però non deriva tanto dalla situazione globale, quanto dal blocco. Ci troviamo adesso in una situazione simile a quando nel 2019 gli Stati uniti parlarono di bloccare le navi di carburante dirette sull’isola. L’impatto del covid è stato poi disastroso sulla nostra economia che si basava sul turismo. Dai 3milioni di visitatori annuali siamo passati ai circa 800mila di quest’anno. La ripresa che ci aspettavamo quindi non c’è stata.

In quanto esperta di politiche di solidarietà internazionale, vede esperienze positive di solidarietà tra Stati? Quanto è diffusa la solidarietà verso Cuba?

La solidarietà tra Stati è importante ma coinvolge più il piano diplomatico. Quello che abbiamo cercato di fare negli anni è stato costruire rapporti con i popoli del Mondo. Oggi l’istituto in cui lavoro si relaziona con 1800 organizzazioni di solidarietà con Cuba in 153 Paesi. Anche dal punto di vista diplomatico comunque si sta muovendo qualcosa. Alla votazione in sede Onu in cui si doveva decidere se sospendere il blocco sono stati ben 184 gli stati che si sono espressi favorevoli, contrari solo Stati Uniti e Israele e Brasile, Colombia e Ucraina si sono astenuti. In 130 stati del mondo abbiamo le nostre sedi diplomatiche

Come giudica il cambio alla presidenza degli Stati Uniti e in altri Paesi del Sud America? Porterà secondo lei miglioramenti per la popolazione cubana?

Il cambio di direzione in senso più progressista in molti Paesi dell’America Latina come Cile, Messico, Argentina e Colombia, è indubbiamente positivo per noi. Credo sia importante che il Caribe e il Sud America si impegnino per difendere la nostra zona di pace, così come definita proprio all’Havana nel 2014. L’arrivo alla presidenza Usa di Biden aveva generato grandi aspettative a Cuba ma per adesso non abbiamo visto grandi miglioramenti. Segnali positivi comunque ci sono. Da una parte la decisione di riaprire i voli dagli Usa all’Isola, fondamentali per il nostro turismo e dall’altra l’eliminazione del massimale di rimesse che i cubani espatriati possono inviare a Cuba. Ci sono poi alcune buone intenzioni come la riapertura dei visti per consentire la riunificazione delle famiglie di emigrati. Tutte queste misure, in ogni caso, restano limitate perché il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America più di sessant’anni fa resta totalmente intatto e continua a provocare grandi sofferenze nella popolazione.

 

 *Yarisleidis Medina Valle, 37 anni, laureata in filosofia all’Università dell’Havana si occupa del rapporto tra le organizzazioni di solidarietà tra Cuba e la Francia, l’Italia e Malta e sta visitando in questi giorni varie città insieme all’associazione amicizia Italia Cuba.

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