Etiopia-Tigrai: guerra e atrocità senza fine

Tre Agenzie Onu (Ohchr, Ocha, Oms) riaccendono i riflettori sul conflitto sottolineandone le violazioni di diritti umani, la carestia e le difficoltà nel distribuire aiuti umanitari

Nel Nord dell’Etiopia la situazione è in netto peggioramento.  Nei giorni scorsi l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (Ohchr) ha diffuso un nuovo rapporto sul conflitto nel Tigrai che copre il periodo che va dal 22 novembre 2021 al 28 febbraio di quest’anno. Nel report si accusano le parti in guerra di gravi violazioni dei diritti umani, di saccheggio e di distruzione di infrastrutture civili, comprese scuole e strutture sanitarie. La portavoce Michelle Bachelet, lunedì 7 marzo, ha riferito al Consiglio per i diritti umani con sede a Ginevra che il suo staff ha registrato 304 morti e feriti a 373 persone in attacchi aerei “apparentemente effettuati dall’aviazione etiope” nelle regioni del Tigrai e dell’Afar.

Nello stesso discorso, Bachelet ha anche affermato di aver ricevuto segnalazioni di 306 stupri da parte delle forze del Tigrino nella regione di Amhara tra novembre e dicembre 2021. Gli operatori umanitari, come riportato da Reuters, affermano che civili sono stati uccisi in diversi attacchi aerei, tra cui in un attentato avvenuto nella notte in cui i cristiani ortodossi etiopi celebravano la vigilia di Natale nella città di Dedebit, nel nord-ovest del Tigrai, vicino al confine con l’Eritrea, nel mese di gennaio. Durante il periodo di riferimento, l’Agenzia Onu ha registrato più di 15mila arresti e detenzioni arbitrarie in relazione allo stato di emergenza decretato dal governo. Pare che la maggioranza fossero normali cittadini tigrini.

“Gli attacchi – ha affermato la portavoce – che ho citato, e molti altri, destano serie preoccupazioni ai sensi del diritto umanitario internazionale, che vieta il prendere di mira deliberatamente civili e obiettivi civili, nonché gli attacchi indiscriminati che colpiscono obiettivi militari e civili, indistintamente. Esorto ancora una volta il governo, le forze del Tigray e tutte le altre parti in conflitto a porre fine a tali violazioni”. 

Anche le operazioni umanitarie nel Nord dell’Etiopia, comprese le aree di di Afar e Amhara, nella regione del Tigrai, continuano ad essere limitate. Vari i fattori che incidono: l’insicurezza, l’incapacità di portare rifornimenti, carburante, l’alto numero di persone bisognose. Le Nazioni Unite non sono state in grado di far arrivare forniture alimentari di emergenza nel Tigrai dalla metà dicembre 2021.

La mappa di Ocha che segnala le aree in cui gli aiuti umanitari non riescono a passare

Anche il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha esortato il mondo a non dimenticare la crisi umanitaria nel Tigrai, affermando che anche durante la guerra in Ucraina “non c’è nessun posto sulla Terra” dove le persone siano più a rischio dell’isolata regione del nord Etiopia. Tedros Adhanom Ghebreyesus, originario del Tigrai è stato più volte accusato dal governo etiope di mettere la regione sotto un blocco de facto, oltre che di parzialità e di diffondere disinformazione. All’inizio del 2022, il governo etiope aveva inviato una lettera all’Organizzazione accusando Tedros di “cattiva condotta”. Il ministero degli Affari esteri etiope aveva dichiarato: “Attraverso i suoi atti, (Tedros) ha diffuso disinformazione dannosa e ha compromesso la reputazione, l’indipendenza e la credibilità dell’Oms”. Il governo ha negato di aver posto il Tigrai sotto un blocco de facto, accusando i combattenti del Fronte di liberazione popolare del Tigrai di aver interrotto le rotte di consegna degli aiuti e di aver saccheggiato gli ospedali nelle aree un tempo sotto il loro controllo.

In una conferenza stampa a Ginevra mercoledì 16 marzo ha dichiarato: “Sì, vengo dal Tigrai. E questa crisi colpisce me, la mia famiglia e i miei amici in modo molto personale, ma come direttore generale dell’Oms, ho il dovere di proteggere e promuovere la salute ovunque sia minacciata. E non c’è nessun posto al mondo in cui la salute di milioni di persone sia più minacciata che nel Tigrai”.

 Mentre nelle ultime settimane le forniture mediche hanno iniziato ad arrivare, dopo una pausa di sei mesi, l’Oms e i medici sul campo hanno affermato che la quantità in arrivo non è nemmeno lontanamente sufficiente per soddisfare i bisogni della popolazione. Spesso, inoltre, non c’è abbastanza carburante per portare i rifornimenti. Nella conferenza stampa Tedros ha poi riferito che che non c’erano cure disponibili per 46mila persone affette da HIV. “E il programma è stato abbandonato –  ha aggiunto- Anche le persone con tubercolosi, ipertensione, diabete e cancro non vengono curate e potrebbero essere morte”.

di Red/Al.Pi.

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