Gaza, la Palestina è sola

Alcune reazioni ai sanguinosi fatti del 30 marzo a Gaza durante la 'Marcia del ritorno': voci dal mondo arabo e dall'Occidente

Diciassette manifestanti palestinesi uccisi, oltre 1400 i feriti. Questo il bilancio di quello che è successo a Gaza per mano dell’esercito israeliano nella giornata del 30 marzo.

Dopo qualche giorno la dinamica appare chiara ed avvalorata da numerosi video e filmati: i cecchini militari israeliani hanno aperto il fuoco sulla Marcia del Ritorno, la manifestazione indetta in occasione dell’anniversario dell’esproprio delle terre arabe per creare lo Stato di Israele nel 1948. La manifestazione di massa si trovava ancora a distanza dalla linea di confine quando sono cominciati ad arrivare i colpi che hanno lasciato a terra senza vita 17 persone.

Quali sono state le reazioni a questo attacco? Di seguito ne riportiamo alcune.

Le reazioni del mondo arabo sono state tardive.

Il presidente della Lega Araba Ahmed Aboul-Gheit ha affermato ieri, mercoledì 4 aprile, che la sua organizzazione vuole che la Corte penale internazionale indaghi sulle morti avvenute a Gaza.
Ahmed Aboul-Gheit ha rivolto questo appello durante una visita ufficiale a Lisbona, annunciando di sostenere l’appello del Segretario Generale ONU Antonio Guterres per un’indagine indipendente sulle uccisioni da parte delle forze israeliane.

“I palestinesi – si legge in un articolo del Washington Post – chiedono i loro diritti e non saranno dimenticati”.

Il presidente ha poi continuato il suo intervento con la speranza che Israele blocchi i suoi attacchi perché le dimostrazioni continueranno almeno fino al 15 maggio, il 70 ° anniversario della creazione di Israele.

Un’altra reazione da segnalare è quella Mohammed bin Salman, il principe ereditario dell’Arabia Saudita tramite una intervista rilasciata alla rivista americana The Atlantic e riportata da Al Jazeera.

“Credo – si legge – che i palestinesi e gli israeliani abbiano il diritto di avere la loro terra, ma dobbiamo avere un accordo di pace per assicurare la stabilità a tutti e avere relazioni normali”.

Il giovane principe però non si sbilancia nell’appoggio ai palestinesi a ‘apre’ ad Israele, Stato che fino ad oggi non ha con l’Arabia Saudita relazioni diplomatiche ufficiali.
“Israele è una grande economia rispetto alle loro dimensioni ed è un’economia in crescita, e ovviamente ci sono molti interessi che condividiamo con Israele e se c’è pace, ci sarebbe molto interesse tra Israele e i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo e paesi come l’Egitto e la Giordania “.

Anche il re Salman ha ribadito il sostegno dell’Arabia Saudita a uno stato palestinese con Gerusalemme Est occupata come capitale in una conversazione telefonica con il presidente Usa Trump.

Secondo l’agenzia ufficiale della stampa saudita, Salman “ha riaffermato la ferma posizione del regno verso la questione palestinese e i legittimi diritti del popolo palestinese verso uno stato indipendente con Gerusalemme come sua capitale”.

Le (stringate) reazioni dell’Occidente

Il segretario generale delle Nazioni unite, ha chiesto “un’indagine indipendente e trasparente”.

L’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE Federica Mogherini ha dichiarato: ”Mentre Israele ha il diritto di proteggere i suoi confini, l’uso della forza deve essere proporzionato in ogni momento. La libertà di espressione e di assemblea sono diritti fondamentali che vanno rispettati”.

Un’opinione interessante, riportata da Il Fatto Quotidiano è quella del giurista internazionale Fabio Marcelli. Per lui quello del governo di Benjamin Netanyahu è stato un “nuovo crimine contro l’umanità”.

“Con ogni evidenza – prosegue il giurista – questo massacro costituisce un crimine contro l’umanità ai sensi dell’articolo 7, primo comma, lettera a dello statuto della Corte penale internazionale, che punisce come tale ogni omicidio compiuto nel corso di un attacco sistematico contro la popolazione civile”.

Secondo Marcelli le condizioni per l’intervento della Corte ci sono tutte: l’Autorità palestinese ha da tempo aderito allo Statuto.

Lasciare correre un atto del genere significherebbe secondo il giurista “mettere definitivamente fine alla sua esistenza dato che si rivelerebbe non solo inutile ma anche dannosa per la causa del diritto e della giustizia internazionale, nel cui nome essa fu istituita vent’anni fa circa”.

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