Gaza: nuove minacce

Continuano la manifestazioni al confine che Israele reprime nel sangue riprendendo anche i raid aerei. Da marzo oltre 200 le vittime

Da marzo le manifestazioni al confine di Gaza non si sono mai fermate e quasi quotidianamente si registrano feriti e morti. La protesta, partita il 30 marzo 2018 dalla Marcia del Ritorno, la manifestazione indetta in occasione dell’anniversario dell’esproprio delle terre arabe per creare lo Stato di Israele nel 1948, non accenna a bloccarsi, nonostante le perdite che sta provocando tra i palestinesi.

Dall’inizio di questa ondata di ostilità le vittime degli attacchi dell’esercito israeliano sono 217. I feriti sono 22mila, di cui 460 sono in gravi condizioni (dati forniti da InfoPal news agency).

L’ultima vittima all’alba di mercoledì 17 ottobre, a seguito di un bombardamento aereo israeliano che ha colpito il nord di Beit Lahiya, nella Striscia di Gaza settentrionale. I raid sono arrivati anche al Sud nella città di Rafah, dove almeno tre persone sono state evacuate negli ospedali e tra i banchi di scuola, dove alcuni bambini stati colpiti con schegge.

Pochi giorni prima i  palestinesi uccisi delle forze israeliane durante le manifestazioni al confine di Gaza erano stati sei. Secondo quanto riportato da Euronews il 12 ottobre migliaia di dimostranti (armati di molotov, ordigni artigianali e palloni incendiari) si sono confrontati per ore con i reparti militari israeliani e sono anche riusciti ad aprirsi, per la prima volta, un varco sul confine.

Il ministro israeliano della Difesa, Avigdor Lieberman, che aveva appena autorizzato l’ingresso nella Striscia di quantità di combustibile, nella serata di venerdì ha deciso di bloccare altre forniture.

I raid aerei di mercoledì sarebbero la conseguenza alle minacce delle forze armate israeliane “di intraprendere una guerra globale contro Gaza se non verranno fermate le proteste di confine quasi quotidiane”. “Abbiamo colpito 20 obiettivi palestinesi – ha dichiarato il portavoce dell’esercito israeliano Ronin Manlis, secondo quanto riportato dal Channel 7 della Tv israeliana – tra cui un tunnel di attacco e siti per la produzione di armi aeree e missilistiche”.

Ma non solo. Il motivo scatenante l’ultimo attacco è stato spiegato dal portavoce dell’esercito israeliano che ha affermato che un razzo proveniente da Gaza è atterrato a Biʾr al-Sabʿ(Beersheva) provocando danni materiali. “Quello che è successo stanotte – ha detto -è un fatto grave: il tipo di razzi sparati contro Beersheva e al largo della costa di Tel Aviv è artigianale, a medio raggio, che solo Hamas e il Jihad Islamico hanno”.

Oltre ai raid, tra le risposte israeliane ai missili c’è la riduzione dell’area di pesca. Mercoledì mattina, infatti, l‘esercito israeliano ha chiuso i valichi con la Striscia di Gaza e ha deciso di ridurre la zona di pesca nelle acque di Gaza a tre miglia nautiche.

La situazione, quindi, resta gravissima, nonostante i tentativi diplomatici del Qatar e dell’emissario dell’Onu Nickolay Mladenov per ridurre le tensioni sul confine.

  • La foto è tratta dal video di Euronews relativo alla manifestazione del 12 ottobre

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