Guerra in Libia. Golpe in Italia

di Raffaele Crocco

Allora siamo in Libia. Ci sono nostri soldati laggiù, questo raccontano i giornali nazionali e non ci sono smentite da parte dei comandi militari o da parte del governo. Quindi, ci siamo. È banale, ma è meglio ricordarlo: questo vuol dire che ci sono soldati italiani impegnati in combattimento, insomma stanno facendo la guerra. Quello che mi stupisce in questa notizia non è tanto il fatto che i nostri soldati combattano: lo fanno da anni in molti posti del mondo, sono professionisti pagati per farlo. Mi colpisce il fatto che stiano combattendo senza che il Parlamento lo abbia deciso. Forse mi sono distratto – le ferie, si sa – ma non mi risulta ci sia stato un dibattito parlamentare sull’impiego di soldati italiani nella guerra che la Libia combatte contro l’Isis. Non ricordo un voto parlamentare che abbia dato il via libera all’intervento, che abbia benedetto l’azione. Ora, in una Repubblica parlamentare – uno Stato cioè che ha il proprio centro di potere sovrano nel Parlamento che rappresenta i cittadini – l’assenza di un voto che legittimi l’azione militare mi pare bizzarro e un po’ fascista. Il fatto che ciò avvenga poi in una Repubblica che ha nella propria Carta Costituzionale una articolo – il numero 11 – che spiega che «L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali», mi sembra più simile ad un golpe, che ad una azione legittima e democratica. Non discuto – non in questa sede – sull’opportunità o meno di un intervento in armi contro il cosiddetto Califfato. Qui, ora, adesso, voglio solo segnalare l’ennesima violazione dell’idea di democrazia. E voglio segnalare anche il totale disinteresse al problema da parte di chi fa informazione. Nessuno ha ricordato ai lettori, ai cittadini, che il rispetto delle regole è, in questi casi, rispetto della sostanza democratica. Nessuno ha denunciato quanto sta accadendo. Zitti, raccontiamo di «corpi speciali in azione». Come gli struzzi mettiamo la testa sotto la sabbia: non vediamo, non sentiamo, non capiamo.

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