Guerre e crisi umanitarie scompaiono dai TG. La denuncia di Medici Senza Frontiere

Riflettori spenti sulle emergenze umanitarie e sulle guerre in corso nel mondo. Nel 2012 i telegiornali italiani hanno dedicato solo 4% dei servizi ai contesti di crisi. Si tratta del dato piu’ basso dal 2006 ad oggi.  La denuncia e’ di Medici Senza Frontiere, che oggi a Roma ha presentato il nono “Rapporto sulle Crisi Dimenticate dai media”, realizzato ogni anno in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia.
Nel 2012 le crisi piu’ visibili in Tv sono state quella siriana con 506 notizie in un anno e quella in corso in Afghanistan con 292 notizie, mentre quasi nulle sono state le informazioni su crisi come quella della Somalia (30 notizie), di Haiti (2 notizie),  della maggior parte dei paesi africani e asiatici (tra le 10 e le 20 notizie in un anno).
La lotta quotidiana per la sopravvivenza di intere popolazioni in paesi come la Repubblica Democratica del Congo (3 notizie), il Sud Sudan (17 notizie) o la Repubblica Centraficana (nessuna notizia nel 2012) e’ quasi completamente assente dai palinsesti.
“La situazione e’ in netto peggioramento – spiega Loris De Filippi, presidente di MSF Italia – la voce delle vittime delle crisi umanitarie non raggiunge gli italiani, perche’ i media ne parlano sempre meno. Il 2012 e’ stato l’anno peggiore: contesti come la Repubblica Centrafricana sono stati del tutto dimenticati. Esiste un significativo squilibrio tra le sofferenze delle popolazioni e la copertura data dai media, in particolare dai Tg”.
Il problema non e’ solo italiano, ma le percentuali crescono se si analizzano i notiziari di Spagna e Francia (rispettivamente il 5,9% e il 7,2% delle notizie dedicate in un anno alle crisi in corso nel mondo) o del telegiornale tedesco (14,4%) e britannico (8.7%).  La differenza tra l’Italia e altri paesi europei e’ pero’,  secondo il rapporto, soprattutto qualitativa. Nei paesi europei le crisi vengono raccontate “dando informazioni sulla collocazione del paese o del problema in un’area geo-politica, sul resoconto storico della crisi umanitaria e sulla sua evoluzione nel corso del tempo. Molto spesso il racconto delle crisi umanitarie internazionali ha la forma del reportage”. Si da’ piu’ spazio all’approfondimento dunque, mentre in Italia il racconto delle crisi  e’ spesso de-contestualizzato e la notiziabilita’  – e dunque la visibilita’ di alcune aree – e’ collegata a singoli eventi, al coinvolgimento di cittadini occidentali o alla prossimita’ dell’area al nostro Paese.
Ampio spazio hanno trovato invece, nei notiziari italiani, le cosiddette “soft news”, le notizie di cronaca leggera, di gossip: l’emergenza freddo e la Profezia dei Maya sulla fine del mondo hanno occupato i nostri telegiornali piu’ della guerra in Sudan o nella Repubblica Democratica del Congo.
“Si da’ per scontato – continua De Filippi – che gli italiani non siano interessati alle crisi in corso nel mondo. In realta’ lo sono molto di piu’ rispetto a quello che credono gli editori. Noi chiediamo ai media italiani di non chiudere la porta a un mondo che e’ sempre piu’ vicino a noi ed e’ sempre piu’ importante comprendere e raggiungere”.
In occasione della presentazione del Rapporto sulle Crisi Dimenticate, Medici Senza Frontiere ha scritto una “lettera aperta” ai responsabili dei media e dei principali gruppi editoriali del Paese, chiedendo di portare le crisi dimenticate all’attenzione dell’opinione pubblica.

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