Haiti ha finito le lacrime

Il terremoto del 14 agosto ha colpito un Paese allo stremo in cui regna l'insicurezza. Le parole delle ong presenti sul posto

Ad Haiti la terra ha tremato, ancora una volta, lasciando dietro di sé l’ennesima scia di distruzione. Il terremoto di magnitudo 7. 2 di sabato 14 agosto, ha provocato gravi danni a edifici, case e strade di accesso principali nelle tre province di Grand’Anse, Nippes e Sud. Secondo il bollettino diffuso ieri dalle autorità di protezione civile, il bilancio delle vittime è stimato in 1941 morti e 9.900 feriti. Stando a quanto riferiscono le ong presenti sul posto è difficile ottenere una mappatura completa del disastro, peggiorato dalla tempesta tropicale transitata nel Paese tra il 16 e il 17 agosto.

“Abbiamo avviato – afferma Alessandra Giudiceandrea, Capo missione di MSF ad Haiti – interventi nelle città di Port-Salut, Les Cayes e Jérémie e ci stiamo preparando a intensificare le attività nei prossimi giorni, inviando attrezzature mediche, beni di prima necessità e risorse umane, comprese squadre mediche per assistere i feriti”.

“Le nostre attuali priorità sono soprattutto – continua – avere un’idea precisa della situazione medica e fornire assistenza diretta ai feriti quando possibile o indirizzarli a strutture mediche funzionali una volta che ci siamo assicurati che siano stabilizzati. Molti pazienti sono fuori o in tenda. Per non parlare di tutti gli haitiani che hanno perso la casa”.

Diverse strade sono state interrotte, in particolare quelle tra Les Cayes e Jérémie e tra Port-à-Piment e Les Anglais. Le frane, che hanno danneggiato le strade di accesso, rallentano e complicano lo spiegamento dei soccorsi e la consegna degli aiuti.

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A tutto questo si somma l’insicurezza, fattore che ad Haiti non può certo essere ignorato. La strada principale per il Sud-Ovest di Haiti passa per Martissant, un quartiere di Port-au-Prince è infatti particolarmente colpita dalle violenze tra gruppi armati. Sebbene le bande armate abbiano dichiarato un cessate il fuoco, l’insicurezza generale ad Haiti sta complicando lo spiegamento dei soccorsi. Già prima del terremoto, le strutture sanitarie nelle province della penisola meridionale di Haiti registravano numerosi malfunzionamenti e problemi di approvvigionamento.

“Il terremoto – spiega Lorenzo Cenci, cooperante del Cisv Progettomondo, presente ad Haiti da marzo per seguire progetti di sviluppo – ha peggiorato una situazione che era già molto grave e preoccupante e che parte dall’instabilità. Ci sono gang che controllano aree nelle varie città e sparano, uccidendo, chi si trova malauguratamente a passare da lì. Arrivare nelle regioni del Sud per fornire aiuti è estremamente complicato perché l’unica strada che dalla capitale va nelle aree meridionali è da anni in mano alle gang. Anche i convogli umanitari sono stati assaltati”.

Nonostante tutto però, secondo quanto racconta il cooperante, i soccorsi sono stati pronti: dato che il terremoto ha colpito aree periferiche e non la capitale è stato possibile utilizzare Port-au-Prince come centro nevralgico da cui far partire gli aiuti.

“C’è stata poi la risposta positiva – spiega Cenci – sia in termini di mobilitazione della protezione civile, che della popolazione stessa, che si è adoperata per i primi soccorsi. Questa bella risposta solidale da parte dello stato e delle comunità non era affatto scontata vista la frattura sociale che è in corso da anni”.

Intanto la vita ad Haiti è ripresa, ma la speranza è stata persa da tempo. 

“Nei giorni immediatamente successivi – conclude – le aree non colpite hanno ripreso la propria vita. È un Paese che ne ha viste talmente tante che sembra abbia finito le lacrime. C’è una diffusa mancanza di fiducia nel futuro e il senso di oppressione e insicurezza perenne rende insopportabile la vita. Chi può se ne va. Anche in questi giorni in molti sono partiti verso Canada e Stati Uniti, le due destinazioni prescelte come paesi di emigrazione”.

*In copertina una foto dei danni del terremoto del 14 agosto 2021 fornita da Msf

di Red/Al.Pi.

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