I Brics si incontrano in Sudafrica, e acquistano nuovi soci

Verso un'adesione del Kenya. L'ombra di Putin sul summit

di Maurizio Sacchi

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov é  arrivato il 31 maggio a Città del Capo, per partecipare alla riunione ministeriale dei Paesi Brics -Brasile, Russia, Cina e Sudafrica- in preparazione dell’incontro al vertice dei Brics in programma ad agosto a Johannesburg, cui dovrebbero partecipare i capi di Stato. Tra essi, Vladimir Putin.  Ma Pretoria  aderisce alla Corte penale dell’Aja, e dovrebbe eseguire il mandato di arresto internazionale per Putin emesso dalla Corte penale internazionale. Il che ha fatto ipotizzare se chiedere alla Cina di ospitare la riunione dei capi di Stato o, in alternativa, al vicino Mozambico, come ipotizzato da un tabloid inglese  La risposta di Lavrov è stata secca: “Io non leggo i giornali britannici”. Non è chiaro per ora come il Sudafrica intenda gestire il mandato di arresto della Corte dell’Aja. Nel primo dei due giorni di colloqui a Città del Capo, il ministro indiano degli Affari esteri Subrahmanyam Jaishankar ha affermato che l’incontro deve “inviare un messaggio forte che il mondo è multipolare, che si sta riequilibrando e che i vecchi modi non possono affrontare nuove situazioni”.

Il 29 di maggio Lavrov, era sbarcato  a Nairobi, in Kenya, per una visita non annunciata prima di recarsi in Sudafrica  L’ambasciata russa a Nairobi ha dichiarato in un tweet che questa sarà “una settimana molto fruttuosa per le relazioni bilaterali tra Russia e Kenya“. Dopo un incontro con il presidente keniano William Ruto è stato annunciato che il Kenya firmerà un patto commerciale con la Russia volto a incrementare la cooperazione tra le imprese. La Presidenza del Kenya ha dichiarato in un comunicato che il commercio bilaterale con la Russia è ancora basso nonostante il potenziale e il patto darà agli affari lo “slancio necessario”.Attualmente la Russia vende soprattutto cereali e fertilizzanti al Kenya.La Russia ha in programma di organizzare un vertice Africa-Russia a San Pietroburgo nel mese di luglio.

Per quanto riguarda l’Ucraina, il governo del Kenya ha commentato: “Il Kenya chiede una risoluzione del conflitto in modo rispettoso per le due parti”. Lavrov ha visitato il continente africano tre volte quest’anno, mentre il Ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba si è recato in Paesi come Etiopia, Ruanda e Mozambico la scorsa settimana. Il Kenia si aggiunge così alla lista dei Paesi che potrebbero unirsi ai Brics attuali, oltre ad Arabia Saudita, Argentina ed Iran.  Attualmente Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica rappresentano quasi il 42% della popolazione mondiale e contribuiscono a circa il 24% del prodotto interno lordo globale e al 16% del commercio mondiale. Dall’inizio del forum dei BRICS, nei primi anni 2000, questi Paesi hanno assistito a una rapida crescita economica  Cina e India hanno guidato questa crescita fenomenale nel periodo 2000-2021 (registrando tassi di crescita medi annui rispettivamente dell’8,6% e del 6%), seguite dalla Federazione Russa. Anche i tassi di crescita relativamente più lenti di Brasile e Sudafrica sono significativamente superiori a quelli dei Paesi OCSE.

L’apprezzamento del dollaro USA dall’inizio del 2022 ha acceso nei mercati emergenti la speranza di diminuire la loro dipendenza dalla valuta di riserva globale e, di conseguenza, di mettersi al riparo dai cicli dei tassi d’interesse guidati dalla Federal Reserve. Il ciclo di rialzi della Fed nel corso del 2022 ha dimostrato -ancora una volta quanto i mercati finanziari globali siano intimamente legati a quelli statunitensi, e ha mostrato l’esigenza di proteggersi da sanzioni guidate dagli Stati Uniti come quelle imposte alla Russia per la guerra in Ucraina. Mosca sostiene la creazione di una  moneta dei BRICS e Rio de Janeiro si esprime a favore, e la  stabilità del dominio del dollaro è sempre più sotto esame.

Le nazioni d’oltreoceano aspirano da tempo a una certa indipendenza dal dollaro USA. Ma queste aspirazioni non si sono ancora concretizzate. Secondo le stime, il dollaro costituisce attualmente il mezzo di scambio nell’84,3% del commercio internazionale, mentre lo yuan cinese è alla base solo del 4,5%. Inoltre, le economie che compongono i Brics sono drasticamente diverse per quanto riguarda il commercio internazionale, la crescita economica e l’integrazione globale dei mercati dei capitali.  Essi non costituiscono un gruppo economico particolarmente solido, composte come sono da un gigante economico, la Cina, più una potenza emergente, l’India, e tre economie molto più piccole, basate sulle esportazioni di materie prime. 

Questi squilibri interni sono evidenziati per esempio dalla cresente influenza della Cina sulla Russia dopo le sanzioni derivate  dalla guerra in Ucraina. Secondo un rapporto del Congressional Research Service statunitense del maggio 2022, Mosca ha importato dalla Cina macchinari, elettronica, metalli di base, veicoli, navi e aerei per un valore di miliardi di dollari. Nel settore dell’elettronica di consumo, i marchi cinesi, che rappresentavano circa il 40% del mercato russo degli smartphone alla fine del 2021, hanno ora conquistato il settore con una quota di mercato del 95%, secondo la società di ricerche di mercato Counterpoint. Secondo la società di ricerca russa Autostat, i marchi automobilistici cinesi, come Havel, Chery e Geely, hanno registrato un’enorme espansione della loro quota di mercato dal 10% al 38% nel corso del 2022 e si prevede che tale quota aumenterà ulteriormente nel 2023.

Un altro punto di squilibrio esistente all’interno dei Brics é rappresentato dal confronto  militare e strategico fra Cina e India. Lo Special report n° 197 dell’Observer Research Foundation  India-China Competition: Perspectives from the Neighbourhood – La competizione Cina India: prospettive dai Paesi vicini mette in luce questi punti di attrito, dal Bangla Desh allo Sri Lanka, dal Buthan al Nepal, e evidenzia il fatto che non é solo la frontiera himalayana la linea calda dove si riscontrano le diverse aspirazioni dei due colossi asiatici. Insomma, malgrado la politica dei Paesi Brics rifletta una comprensibile aspirazione comune dei membri di affrancarsi, almeno parzialmente, dall’economia del dollaro, le divisioni profonde e strutturali che dividono i soci sembrano al momento un ostacolo difficile da superare, anche se i Paesi che finora hanno dettato legge nel campo economico globale faranno bene a non sottovalutare il fenomeno.  

Nell’immagine ufficiale del Governo indiano, un summit Brics del 2017

 

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