I militari brasiliani vogliono volare alto

Salta la fusione fra Boeing e il gioiello dell’industria areonautica del Brasile Embraer. Col suo governo,che conta più ministri militari di quanti non ne avesse insediati la dittatura, Bolsonaro vede entrare in conflitto interessi economici e castrensi

di Maurizio Sacchi

La Boeing, il gigante dell’areonautica americana, si interessa da tempo all’acquisizione di Embraer, industria di punta brasiliana dell’aviazione civile e militare – il terzo più grande produttore di jet commerciali del mondo e il gioiello industriale della più grande economia dell’America Latina. Una lunga trattativa, iniziata già nel 2017, che sembrava conclusa felicemente il 10 di gennaio, quando, intervistato sul tema, il neo-eletto presidente del Brasile Jair Bolsonaro dichiarava che non aveva nulla in contrario alla fusione. Il giorno dopo il valore delle azioni Embraer sono salite del 7,7 %, e sembrava l’inizio di una partnership strategica. Ma poi le azioni della società sono ripiombate in basso.

Il governo del Brasile infatti detiene una golden share di Embraer, e deve dare il suo assenso alla operazioni, ma i militari non vedono di buon occhio la cessione della parte “strategica” della sua attività : ovvero la sua produzione bellica. E così la fusione, che prevedeva la presa di controllo dell’industria brasiliana da parte della Boeing, è saltata. Si parla ora di una partnership, dove verrebbe ceduto solo il settore civile, mentre resterebbe sotto controllo brasiliano il settore dei velivoli da guerra.

L’interesse di Boeing per Embraer deriva dalla necessità di contrastare l’avanzata del rivale europeo Airbus, che minaccia di accaparrarsi il mercato dei jet regionali, aerei commerciali da 70 a 150 posti, il cui numero nel mondo, secondo gli esperti, è destinato a raddoppiare nei prossimi anni. In questo settore Embraer si è inserito con forza negli ultimi anni, strappando alla canadese Bombardier buona parte del mercato dei velivoli a corto raggio.

All’esigenza di rassicurare la casta militare, Bolsonaro deve aggiungere quella di non contraddire le sue promesse elettorali di difendere i posti di lavoro nazionali. Il che obbligherà la Boeing a mantenere una parte importante della produzione in Brasile. Tutto questo contrasta però con i dettami del neoliberismo; e Paulo Guedes, il nuovo ministro dell’economia scelto da Bolsonaro, è proprio un puro e duro del liberismo. Ma Bolsonaro, in questo e altri aspetti assai simile a Trump, deve pagare un prezzo al populismo e al nazionalismo, mentre gli interessi delle multinazionali non hanno frontiere.

Non è pensabile però che Bolsonaro, ex capitano di artiglieria, e in un’alleanza così stretta con le forze armate, si metta in contrasto con i vertici militari. Infatti la Boeing ha promesso assistenza anche nello sviluppo del Super Tucano B329, un aereo turboelica da guerra. La richiesta di un velivolo leggero da assalto da parte dell’Aviazione brasiliana fa parte del progetto “Sistema di sorveglianza amazzonica”. Il Brasile non ha vicini minacciosi, potrebbe averne, date le sue dimensioni demografiche ed economiche. Non è difficile immaginare che il nemico contro cui utilizzarlo vada cercato più dentro che fuori dai confini nazionali. E se prima questi nemici potevano essere narcotrafficanti e disboscatori abusivi, ora potrebbero diventarlo indigeni ed attivisti.

Questo apparente conflitto di interessi fra populismo e logica economica ha affinità con quello che Trump ha affrontato coi vertici delle Forze armate americane, quando ha annunciato la sua intenzione di mettere in pratica il ritiro degli Stati uniti dagli scenari di guerra mediorientali. Ma in Brasile i rapporti di forza sono ben diversi, e comincia a circolare una voce, incoraggiata anche dalle scarse esternazioni di Bolsonaro dopo l’insediamento, che in realtà sia l’esercito il vero governo del Brasile; e che Bolsonaro rappresenti solo la figura destinata a mantenere il consenso di fazenderos – i latifondisti, che rappresentano la parte più retriva della classe dirigente – evangelici, e piccola e media borghesia impoverita.

Certo Bolsonaro non fa nulla per smentire questi boatos. Quando vi fu l’impeachment di Dilma Roussef, la presidente erede di Lula, destituita per corruzione, Bolsonaro dedicò il suo voto così: “in memoria del colonnello Carlos Alberto Brilhante Ustra, terrore di Dilma Rousseff …io voto ”. Brilhante Ustra durante la dittatura fece incarcerare e torturare la ex-presidente, allora giovane attivista contro il regime militare.

Malgrado tutto, è chiaro che l’accordo, anche solo come partnership, si farà. Gli interessi economici in gioco paiono troppo alti perché le due parti lo facciano fallire. L’industria aerospaziale commerciale occidentale è infatti alla vigilia di serie sfide con nuovi concorrenti, come la Cina. Sebbene quello dei jet regionali rappresenti solo il 5% del mercato mondiale degli aeromobili commerciali, la domanda insaziabile di viaggi aerei dovrebbe vedere le flotte regionali nel mondo più che raddoppiate nei prossimi 20 anni, fino a raggiungere la cifra di più di 14.000 unità.

Nell’immagine di copertina un Tucano in volo. Utilizzati dall’esercito afgano

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