Il buco nero dell’impasse ucraino

Continua il testa a testa tra Russi e Americani. Mentre una lettera aperta dei cittadini nel Paese schiacciato tra le due superpotenze chiede: "lasciateci decidere da soli"

Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che gli Stati Uniti e la NATO non hanno affrontato le principali richieste di sicurezza di Mosca nella loro situazione di stallo sull’Ucraina: è la prima reazione alle risposte degli Stati Uniti e della NATO alle richieste della Russia. Ecco di seguito un aggiornamento della situazione  in Ucraina che continua ad occupare testa e attenzione delle cancellerie mondiali. La paura di una escalation militare russa, con la conseguente reazione degli Stati Uniti e della Nato, preoccupa. Si potrebbe creare un “buco nero”, dicono i diplomatici, in grado di fagocitare l’intero Pianeta.

Le mosse militari in atto – come le armi anticarro mandate da Londra a Kiev o il riposizionamento da un lato di soldati americani nel Baltico e dall’altro di soldati russi lungo la frontiera ucraina – stanno tenendo alta la tensione. Il rischio di un errore, di un incidente cresce concretamente. Eppure, nonostante le minacce e i toni spesso aspri, cominciano ad incunearsi possibili letture diverse della soluzione della crisi. L’ipotesi della “prova diplomatica muscolare” da parte di Putin diventa sempre più concreta e lo spazio per le trattative pare comunque aperto. In settimana ha dato un buon risultato il Format Normandia convocato a Parigi dal presidente Macron. Il gruppo formato da Francia, Germania, Ucraina e Russia, nato per trovare soluzioni nell’area, si è seduto attorno ad un tavolo, concordando il rispetto del cessate il fuoco firmato già nel 2020. Un passaggio importante, che congela la situazione ed ha preparato la strada all’incontro dello stesso Macron con Putin.

Il leader del Cremlino, dal canto suo, continua a negare esistano i piani d’invasione, che Kiev e Washington danno invece per certi entro la metà di febbraio. Intanto, trova finalmente uno spazio anche la voce di chi tutto questo sta subendo. Parliamo degli ucraini, sinora abbastanza inascoltati. Un folto gruppo di intellettuali ha pubblicato un manifesto in cui dice chiaramente a Russi e Statunitensi: giù le mani. Nella sostanza, spiegano al Mondo che serve affrontare il tema della sovranità ucraina non rifornendola di armi e alzando il livello dello scontro, ma lasciando che siano gli ucraini ad affrontare e a risolvere, diplomaticamente e con le armi del diritto, la situazione. Degli interessi geopolitici di Russia e Usa, dicono, non ci interessa nulla: ci interessa vivere in pace. Qualcuno ha commentato: appello velleitario. In realtà, sembra rafforzare la strada della trattativa diplomatica, come via d’uscita e sembra chiarire un concetto comunque fondamentale: devono essere gli ucraini a decidere per loro stessi, anche se entrare o meno nella Nato.

Resta, questo, il grande problema di Putin, che vede nell’allargamento dell’Alleanza Atlantica un pericolo alla propria integrità territoriale e un’offesa all’idea di Russia come potenza mondiale. Le richieste in tal senso inviate a Washington nel mese di dicembre, hanno avuto questa settimana una risposta scritta. Il contenuto del documento ufficialmente è ignoto, ma Washington avrebbe ribadito che la scelta di entrare nella Nato è libera e che ogni azione militare russa vedrà una reazione adeguata. La risposta di Biden sembra non tener conto della fragilità del fronte degli alleati. In Europa le visioni sul “che fare” sono mutevoli. Si va dell’interventismo britannico, alla posizione della Croazia che, pur essendo nella Nato, dice di non avere alcuna intenzione di appoggiare militarmente Kiev contro Mosca. Nel mezzo, la Germania, alle prese con le contraddizioni del proprio apparato produttivo.

L’industria tedesca è legata al gas russo e al mercato dell’Est Europa. A peggiorare la situazione – come abbiamo già raccontato qualche giorno fa – è stato il capo della Marina tedesca, il vice-ammiraglio Kay-Achim Schoenbach. Parlando a un evento organizzato a Nuova Delhi, ha definito una “sciocchezza” l’idea che la Russia fosse “interessata ad avere una piccola e minuscola striscia di terra ucraina per integrarla al Paese”, aggiungendo che ciò che il presidente Putin vuole è che l’Occidente “rispetti” la Russia, aggiungendo che “è facile dargli il rispetto che chiede davvero – e probabilmente anche che merita”. Immediata, da parte del Governo, la richiesta delle sue dimissioni. Ma sono in molti a pensare che non sia il solo, in Europa, a pensarla così.

In copertina forze speciali ucraine in uno scatto di Andriy Ageev

 

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