Il caso Corea del Nord alle Nazioni Unite

Per la prima volta il Consiglio di sicurezza dell'Onu si spacca sulle sanzioni a Pyongyang. Il futuro della risoluzione proposta dal Liechtenstein che chiede la convocazione entro dieci giorni di una sessione speciale nel caso uno dei membri permanenti utilizzi il suo diritto di veto

di Gianna Pontecorboli da New York

Un voto a tarda sera, al termine di una densa giornata dedicata ad altri temi. Ma anche un voto destinato a cambiare, in molti modi diversi, il panorama dei rapporti di forza all’interno dell’Onu e nei confronti di uno Stato membro pericoloso e problematico. E che darà per la prima volta una voce, simbolica, ma anche importante, a tutti i 193 membri dell’organizzazione nel giudicare le decisioni dei cinque potenti membri che siedono in permanenza attorno al grande tavolo semicircolare dell Consiglio di Sicurezza.

Quando, giovedi sera, la Russia e la Cina hanno usato il loro diritto di veto contro la risoluzione presentata dagli Stati Uniti per rendere più dure le sanzioni contro la Corea del Nord dopo il lancio solo quest’anno di 23 missili balistici, di cui almeno tre intercontinentali, ben pochi osservatori delle Nazioni Unite si sono stupiti. La bozza della risoluzione , infatti, circolava da giorni, ma sia i diplomatici russi sia quelli cinesi non avevano fatto mistero di volere, al posto di una risoluzione formale, una semplice e meno impegnativa dichiarazione di condanna da parte del Presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, l’ambasciatrice statunitense Linda Thomas-Greenfield.

Quel secco ”no”di due dei membri permanenti è stato certamente assai più significativo di quanto potrebbe apparire a prima vista. Nei confronti del controverso Paese asiatico, infatti, l’unita’ dei membri del Consiglio di Sicurezza non era finora mai venuta meno, A partire dal 2006, con nove risoluzioni approvate all’unanimità , l’Onu aveva cercato di scoraggiare con l’imposizione di sanzioni sempre più dure i programmi militari del dittatore nord-coreano e in particolare quelli nucleari e il lancio di missili intercontinentali. Ancora nel 2017, con la risoluzione 2397, i quindici membri avevano minacciato pesanti conseguenze per il paese asiatico se i programmi per la costruzione e i test delle armi di distruzione di massa fossero continuati. Adesso, dopo il voto di giovedi notte che ha visto gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna e i nove membri non permanenti a favore della risoluzione, i commenti dei diplomatici coinvolti hanno mostrato i segni di una profonda spaccatura che va oltre la crisi ucraina.

“Il rifiuto di alcuni membri permanenti di fare il loro lavoro ha provocato il fallimento del Consiglio nel far fronte alle sue responsabilità di mantenere la pace e la sicurezza e anche il fallimento di questi membri nella conservazione dell’unita’ e della credibilità. Questi membri hanno protetto un proliferatore di armi dal far fronte alle sue responsabilità. E hanno mostrato il poco valore delle loro parole nel dare un esplicito segnale di approvazione alla Corea del Nord ”, ha spiegato dopo il voto Linda Thomas- Greenfield. ”Non pensiamo che la risoluzione come era stata proposta degli Stati Uniti risolvesse alcun problema”, le ha risposto con poche secche parole un comunicato della missione cinese, ”la dichiarazione presidenziale che avevamo proposto era appoggiata da molte delegazioni ma non ha trovato la disponibilità degli Stati Uniti. Sanno benissimo quale sarebbe il modo migliore per far diminuire la tensione, ma resistono”. ”Un rafforzamento della pressione delle sanzioni su Pyongyang non e’ solo inutile ma anche estremamente pericoloso per le sue conseguenze umanitarie”, ha commentato a sua volta l’ambasciatore russo all’Onu Alekseevich Nebenzya dopo aver osservato che quindici anni di sanzioni non sono finora servite a scoraggiare il leader nordcoreano Kim Jong-un, ma hanno reso sempre più drammatica la situazione umanitaria della popolazione.

Per la prima volta nella storia dell’Onu, per di più, i diplomatici coinvolti dovranno ora spiegare entro pochi giorni le loro posizioni di fronte a tutti i 193 Paesi membri riuniti in una sessione speciale dell’Assemblea Generale. Dopo molti inutili tentativi di riformare un Consiglio di Sicurezza disegnato dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale, infatti, giusto a fine aprile l’Assemblea Generale ha approvato all’unanimità una risoluzione proposta dal Liechtenstein e sponsorizzata anche da altri 83 paesi, tra cui l’Italia, e che chiede la convocazione entro dieci giorni di una sessione speciale nel caso uno dei membri permanenti utilizzi il suo diritto di veto. Nel corso della sessione, chi ha posto il veto dovrà spiegare all’intera comunità internazionale le motivazioni della propria azione.”Abbiamo fatto in modo che un veto non abbia più l’ultima parola in materia di pace e sicurezza” aveva spiegato ottimista dopo l’approvazione della risoluzione la missione del piccolo Paese europeo.

In attesa di un evento che avrà sicuramente un importante valore simbolico, comunque, le posizioni si sono ancora indurite. Il segretario di Stato americano, Anhony Blinken, ha annunciato venerdi sera una serie di nuove e dure sanzioni contro diverse organizzazioni, tra cui due banche russe, accusate di finanziare e favorire la ricerca militare nordcoreana . Da parte loro, oltre 40 organizzazioni non governative che si occupano di disarmo hanno inviato un appello al segretario generale Antonio Guterres per protestare contro l’elezione della Corea del Nord a Presidente di turno per il mese di giugno del World Disarmament Forum. La Cina e la Russia, per ora, non hanno detto molto, ma è già chiaro che i diplomatici stanno affilando le loro armi per scagliarsi di fronte a tutti i Paesi del mondo contro un Biden ben deciso a non scostarsi dalle sue posizioni.

 

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