Il futuro dell’Europa

Al Festival dell'Economia i grandi temi che riguardano la Ue. L'olandese Timmermans spiega i rischi di uno strapotere di Usa (la guerra dei dazi di Trump), Russia e Cina

di Elia Gerola

Stati Uniti, Russia e Cina stritoleranno l’Unione Europea? E’ un rischio che corriamo avverte il primo vice-presidente della Commissione europea, il socialista olandese Franciscus Cornelis Gerardus Timmermans, a Trento in questi giorni ospite del Festival dell’Economia. A colloquio con due giornaliste davanti al pubblico del Teatro sociale del capoluogo, Timmermans affronta i nodi del futuro europeo dall’economia, al populismo, dal nazionalismo alle sfide tecnologiche. Ma punta il dito anche sulle sensibilità nazionali nell’Unione dove – dice – “…ci sono solo stati piccoli o molto piccoli” perché quelli grandi sono svaniti da un pezzo e “la nostalgia è diventata l’oppio dei popoli”: c’è infatti ancora chi si crede, anacronisticamente una grande “potenza mondiale,” come all’inizio del secolo scorso.

Timmermans, che oltre ad essere un politico di lungo corso è stato anche diplomatico per tre anni a Mosca, sottolinea quindi come Russia, Cina ed Usa, i “tre grandi di oggi,” finiranno per stritolare l’UE e i suoi stati membri se non verrà ulteriormente approfondito il lato politico, coordinandosi e agendo con più coesione mirando a una maggior integrazione. Sottolinea come con il rafforzamento della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) effettuato dalla commissione Junker siano stati fatti passi in avanti come dimostra il ruolo che l’UE ha svolto e sta svolgendo a proposito della questione Iran e accordo sul nucleare. Cionondimeno molto di più si può fare, specie nel campo della politica estera, che oltre ai nazionalismi interni ed alla crisi economica è il terzo grande fronte sul quale l’UE è al bivio. Da un lato, sottolinea Timmermans, vi è la Russia di Putin. Un attore che ormai da anni, prova a spaccare l’Ue e a dividerne la coesione interna. Suggerisce quindi che si dovrebbe rispondere a tono, “prolungando le sanzioni economiche” in vigore e tentando di ristabilire un rapporto che dichiara, deve essere “stabile e importante” (la Ue è dipendente dal gas russo), ma che necessita una “posizione di forza”. Sentenzia Timmermans: “I russi non hanno rispetto per i deboli” e la forza dell’Europa, a detta del commissario, starebbe nella sua unità.

Si passa poi alla questione americana, quella che – spiega – vede per la prima volta dal secondo dopoguerra un “presidente statunitense che crede che l’Ue debba essere disunita” e che l’ha appena colpita con i dazi commerciali su alluminio e acciaio. Con tatto diplomatico, e un italiano impeccabile, il politico olandese ha cercato di fugare i fantasmi di una guerra commerciale ribadendo la necessità di coesione e l’utilizzo di strumenti di pressione come l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) “uniti in difesa del sistema di commercio internazionale” . In effetti l’Europa è il primo mercato per volumi di merci scambiate al mondo e solo a livello interno vale il 28% degli scambi commerciali mondiali, una vera e propria potenza commerciale, ma solo se unita e non presa nelle sue singole componenti.

Dopo Usa e Russia è la volta della Cina, la cui economia viene vista da Timmermans come un elemento importante per l’intera UE ma che metterebbe a rischio la creatività europea. In che senso? Timmermans spiega che la vera forza dell’Ue è la sua “diversità interna,” la nostra variegata identità da cui deriverebbe la nostra leadership in campo tecnologico, etico e morale. Il rischio sostiene, è quello di “perderla” e vedere la nostre invenzioni, scoperte e creazioni emulate, falsificate e strumentalizzati da altri stati. L’accenno è quindi al regime internazionale in campo di tutela dei diritti di proprietà internazionale, in stato di negoziazione ormai dal 2001 quando il WTO aveva avviato il Round negoziale di Doha.

Insomma, Timmermans si dice guidato da “ottimismo e realismo”, europeista ma non esente da critiche nei confronti di un Unione Europea che troppo spesso si perde in egoismi interni e si dimentica quello che egli ripete essere il suo principio cardine: la solidarietà, in base alla quale “la felicità di un paese dipende da quella dell’altro paese”. (Anche se è bene ricordare, aggiungiamo noi, che se l’integrazione europea ha impedito guerre fratricide consentendo 70 anni di pace interna, nel frattempo, l’Ue – in varie forme – ha combattuto e combatte fuori dai propri confini: dai Balcani alla Libia, dall’Afghanistan all’Ucraina o in Africa…)

Sul tema migranti, il Vicepresidente ammette che l’“Italia è stata lasciata sola” e che la “paura, il sospetto” hanno sostituito la solidarietà, bisogna “rifare Dublino”. Sottolinea come al Consiglio Europeo di giugno se ne parlerà e propone la propria visione, basata su “accoglienza e sostenibilità”, sottolineando come il “problema non se ne va”. Anche Timmermans quindi ha fatto capire che l’immigrazione è necessaria per il sostegno dell’economia europea e diverrà un fenomeno strutturale che necessita un approccio non più emergenziale ma organizzato e che se lui stesso si trovasse in uno stato in cui vi è la guerra, anche lui scapperebbe con i suoi quattro figli… L’approccio che propone, è quello di un “investimento massivo in Africa”, con una soluzione sia umanitaria di breve periodo quindi che olistica di lungo. Infine, conclude, la “paura dell’altro acceca”, bisognerebbe “vedere l’altro come un essere umano”, altrimenti perderemmo la nostra umanità.

Fa però specie che, avendo parlato di diritti, alludendo alla Carta di Nizza e all’importanza della libertà di stampa, non abbia detto nulla della Turchia e dei giornalisti rinchiusi e della censura. In compenso ammette che la Ue “ha trattato gli europei da consumatori più che da cittadini” e sostiene che il futuro dell’Ue ed il suo ruolo del mondo dipenderanno alla fine “dagli umori delle capitali”, che riflettono appunto quello dei propri cittadini, nei quali Timmermans vede speranza, in particolare nei giovani. Ha quattro figli “post-ideologici ma idealisti” e quindi, rivolgendosi ai ragazzi della loro generazione, li esorta simpaticamente:”….abbiate voglia di mandare a casa quelli come me”.

Applausi dal pubblico, risate e sospiri e una domanda, tra le tante, che riflette sulla possibilità che la complessa congiuntura internazionale acceleri o deceleri il processo di integrazione politica, come avvenuto in passato, Timmermans ripete: “solidarietà e unità, patriottismo anziché nazionalismo, unità nella diversità…”.

 
Nell’immagine di copertina di Nicola Eccher, Franciscus Cornelis Gerardus Timmermans dialoga con le giornaliste Tonia Mastrobuoni e Valentina Romei durante il Festival dell’Economia che si tiene a Trento in questi giorni

 

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