Il Governo ombra birmano dichiara guerra ai golpisti

Verso un conflitto "popolare difensivo" annunciato oggi dal Nug. Una petizione chiede alle Nazioni Unite  di riconoscere l'ambasciatore all'Onu anti-golpe come legittimo rappresentante del Myanmar

Il governo ombra del Myanmar (National Unity Government-Nug) ha dichiarato una “guerra difensiva popolare” contro la giunta che ha preso il potere con un colpo di stato il 1 febbraio. Duwa Lashi, Presidente ad interim del Governo di unità nazionale formato dai parlamentari eletti che sono stati destituiti dai generali, ha annunciato la notizia in un video pubblicato su Facebook stamattina.

“Con la responsabilità di proteggere la vita e le proprietà delle persone, il Governo di unità nazionale ha lanciato una guerra difensiva popolare contro la giunta militare”, ha affermato in quello che i birmani chiamano il loro “D-Day”. “Poiché questa è una rivoluzione pubblica, tutti i cittadini dell’intero Myanmar si ribellano contro il Governo dei terroristi militari guidati da Min Aung Hlaing in ogni angolo del Paese”. Difficile prevedere gli esiti di questa mossa anche se è chiaro quanto l’’esercito birmano sia privo di consenso che cerca di trovare anche nei personaggi più imbarazzanti: ha appena rilasciato Wirathu, un monaco buddista nazionalista noto per le sue invettive anti-musulmane, dopo averlo sciolto dalle accuse di sedizione mosse dal governo deposto di Aung San Suu Kyi.

Si lavora intanto anche sul fronte diplomatico: una petizione ai governi dei paesi membri dell’Onu e una raccolta di firme a livello internazionale (si può firmare qui) cercano di fare pressione sulla prossima Assemblea generale dell’Onu dove l’ambasciatore Kyaw Moe Tun, nominato dal governo legittimo del Myanmar, viene considerato l’ultima voce in grado di far sentire le aspirazioni della resistenza birmana al golpe militare in un consesso internazionale.

La petizione chiede ai governi di prendere posizione in occasione della 76ma Assemblea Generale dell’Onu che si tiene a settembre e nella quale si potrebbe decidere del destino dell’ambasciatore Kyaw Moe Tun. come rappresentante permanente del Myanmar alle Nazioni Unite. Il diplomatico – che è stato vittima di un tentativo di metterlo a tacere per il quale sono stati arrestati negli Usa due birmani – è stato nominato dal governo della Lega di Aung San Suu Kyi ma il nuovo regime guidato da Tatmadaw (l’esercito nazionale) lo ha esautorato dopo che Kyaw Moe Tun aveva preso posizione contro il golpe proprio parlando davanti ai membri dell’Onu subito dopo il pronunciamento militare. Nella petizione si ricorda che confermare un nuovo ambasciatore nominato dalla giunta “significherebbe legittimarlo e incoraggiarne la politica autoritaria e repressiva, condannando il Myanmar a una dittatura guidata dallo stesso esercito che nel 2017 ha commesso il genocidio contro il popolo Rohingya”, fatti che provocarono migliaia di vittime e centinaia di migliaia di profughi, ora ospitati in Bangladesh. Che venga citato il dossier rohingya è una novità e spiega come il governo ombra attuale (National Unity Government-Nug) abbia cambiato posizione e deciso di aderire allo statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, anche per dimostrare la volontà di collaborare con la comunità internazionale.

La Comunità birmana in Italia, che è espressione del Nug, chiede al governo italiano di riconoscere l’Ambasciatore Kyaw Moe Tun e domenica 12 settembre ha organizzato nella capitale un presidio che si terrà nella mattinata in Piazza del Popolo.

 

Nella foto di copertina il Presidente birmano a interim Duwa Lashi. All’interno, Kyaw Moe Tun

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